Tactics Ogre Reborn: la strategia rinasce!

Il capolavoro made in Square Enix torna a dettare legge sui campi di battaglia odierni

Tactics Ogre Reborn la strategia rinasce
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Sebbene siamo consci che i titoli strategici a turni non siano quelli che smuovono le masse, negli ultimi anni abbiamo visto arrivare sulle nostre macchine da gioco diversi giochi che hanno saputo tenere alta la bandiera del genere. Ci basti pensare alla saga di Mario Rabbits, a Fire Emblem che nei prossimi mesi vedrà un nuovo episodio, o al recente Triangle Strategy accompagnato dall’ibrido Diofield Chronicles, senza parlare di Advanced Wars 1 2 Reboot Camp che, per dirla tutta, ci sta facendo sudare le proverbiali sette camicie in attesa che sia svelata la sua data d’uscita.

Siamo qui oggi a parlare di un vero pezzo da novanta che sin dalla sua prima uscita nel 1995 su Super Nintendo ha saputo settare canoni e standard che sono stati di ispirazione per tantissimi giochi arrivati dopo. I riflettori sono puntati su Tactics Ogre, “papà putativo” della saga di Final Fantasy Tactics e a cui lavorarono artisti del calibro di Yasumi Matsuno, Hiroshi Minagawa, Akihiko Yoshida e l’immenso compositore Hitoshi Sakimoto. Magari questi nomi potrebbero non dirvi nulla, ma sappiate che hanno scritto pagine e pagine della storia del videogame.

Ma torniamo a Tactics Ogre, titolo che gli appassionati hanno potuto giocare un po’ su tutte le piattaforme, anche se non sempre ogni edizione si è vista nel nostro mercato. Arriva in questi giorni su PC, Nintendo Switch, PlayStation 4 e PlayStation 5, Tactics Ogre Reborn che, come dice lo stesso titolo, si propone di segnare una rinascita del titolo originale, o meglio della versione uscita nel 2011 su PSP, in quanto lo sviluppo è partito proprio dalla base dell’edizione per la portatile Sony. La trama è assolutamente matura e non lascia spazio a frivolezze: in una nazione devastata dalla guerra i tre giovani Denam, Vyce, e Catiua, si ritrovano a far parte di un gruppo di ribelli alla ricerca della liberazione della propria nazione, Valeria, contro gli invasori Galvastani.

Non pensiate che i nostri siano mossi da motivazioni cavalleresche perché, senza scendere in particolari spoiler, è il desiderio di vendetta il primo motivo che li spinge a imbracciare le armi, per quanto ognuno di loro abbia punti di vista e modi di agire differenti. Questo è semplicemente l'incipit della nostra storia, ma sappiate che vi troverete davanti a un affresco dove i principali protagonisti saranno la guerra e gli intrighi politici e il vostro comportamento e le vostre scelte andranno a dare una significativa impronta sia sulla vostra stessa storia che sugli eventi globali, con relative ripercussioni su andamento e finale del gioco. Tanto la trama quanto la narrazione sono di livello assoluto, con diversi passaggi che saranno tutt’altro che prevedibili o scontati, ma sempre coerenti con l’atmosfera dell’opera.

Il gameplay è naturalmente diretto derivato dal titolo originale, ma in casa Square Enix si è deciso di non rimanere con le mani in mano, quantomeno da questo punto di vista. Naturalmente tutto poggia sulle classiche basi della strategia a turni, dove ci si muove su una mappa divisa in quadrati e si devono portare a termine specifiche missioni che tendenzialmente si basano sullo sconfiggere il nemico, ma avranno anche diverse variazioni sul tema. Una volta deciso chi mettere in campo tra i propri personaggi, si devono gestire le proprie mosse tra movimenti e azioni, tra magie e colpi con armi di vario tipo. Se le prime ore vedono le nostra fila abbastanza esigue, dopo qualche partita inizieremo a ritrovarci con tantissimi personaggi da gestire in modo molto approfondito (ai limiti del dispersivo). Come dicevamo, il gameplay parte da una base conosciuta, ma ci sono diverse novità proprio a partire dalle nostre truppe.

Il tanto famoso sistema di classi è stato rivisto e corretto, rendendolo più snello e fruibile. Se in precedenza ogni job disponibile cresceva singolarmente di livello, adesso è il personaggio stesso a evolversi, lasciando a noi modo di passare da una specializzazione all’altra senza dover tornare da un livello avanzato al primo. Questa si presenta già come una grande rivoluzione, in quanto se prima ci si pensava bene prima di cambiare classe a un personaggio, consci di dover poi iniziare una nuova e lunga scalata, adesso è tutto molto più fruibile e sul campo di battaglia si rivele essere un’arma in più dal punto di vista strategico. Possiamo cambiare idea a cuor leggero e a renderci le cose più semplici c’è anche la possibilità di preimpostare dei team e poi selezionarli prima di una battaglia senza dover schierare un personaggio alla volta, scelta ottima per rendere il gioco un po’ più “agile”.

Si può vivere di solo gameplay?

Square Enix ha voluto lavorare davvero tanto al gameplay, aggiungendo alcuni elementi anche sul campo di battaglia stesso, dove adesso compaiono in maniera random delle icone che, se raggiunte da un nostro personaggio o da un avversario, daranno un bonus a specifiche statistiche e potranno darci una marcia in più in battaglia o rendere un nemico ancora più pericoloso. Sempre per quanto riguarda gli avversari segnaliamo una nuova intelligenza artificiale che migliora senza alcun dubbio quella vista in passato e che solo in rari casi, durante la nostra prova, ha mostrato di compiere scelte poco azzeccate, sia che si trattasse dei nemici, sia dei nostri personaggi, vista la possibilità di lasciare le proprie scelte alla cpu, scelta non sempre azzeccata se si cerca la perfezione, ma molto utile per quando si vuole limitarsi a grindare per salire di livello o non dedicarsi a pieno proprio a tutti i guerrieri in campo.

La stessa gestione della crescita non è libera ma si basa su un level cap mobile, che cresce con il passare della storia, impedendoci di arrivare troppo potenti a un combattimento, ennesimo elemento che costringe il giocatore a studiare con la dovuta attenzione le proprie mosse. Citiamo poi la morte permanente delle unità se non verranno resuscitate entro tre turni e la possibilità di usare una specie di “rewind” che con le dovute limitazioni permette di tornare sulle proprie mosse e studiare meglio il da farsi. Le novità sono tante e come avrete già capito concorrono tutte verso due fattori: aumentare la strategia e rendere più fruibile il titolo. Ecco infatti la possibilità di aumentare la velocità di gioco e dati più visibili sia in campo che nei menù, senza contare i graditissimi salvataggi automatici presenti durante le battaglie.

Purtroppo, però, per il pubblico italiano si segnala ancora una volta la mancanza della localizzazione. Per giocare a Tactics Ogre Reborn dovrete per forza accontentarvi dei testi in inglese che, come in passato, non sono affatto scolastici. Serve una discreta conoscenza della lingua per tenersi in pari con gioco e narrazione, visto che il tono utilizzato è tutto fuorché scolastico. Un vero peccato, capiamo che si stia parlando di un titolo di nicchia con tantissime righe di testo, ma questa sua ennesima incarnazione poteva essere l’occasione giusta per una traduzione nella nostra lingua. Ci consoliamo con i nuovi doppiaggi, davvero di qualità, con le voci giapponesi che risultano semplicemente spettacolari.

Altrettanto spettacolari sono le musiche di Sakimoto che semplicemente non deludono mai: una sicurezza per le nostre orecchie! Invece sentiamo di storcere il naso davanti al comparto grafico che, rispetto al passato, è stato semplicemente ritoccato senza un lavoro capace di rendere quantomeno attuali mappe e sprite. Ovviamente nessuno si aspettava una completa rivisitazione, ma nemmeno una resa sin troppo simile a quella del passato e assolutamente insoddisfacente, soprattutto per quanto riguarda gli sprite che sul nostro televisore hanno mostrato poco dettaglio e persino una certa sfocatura in fase di zoom e, chiariamo, chi vi scrive adora la pixel art, ma il problema è come la si usa.

Tradotto: sebbene abbiamo provato il gioco su PlayStation 5, nessuno si attendeva uno snaturamento dell’impatto visivo del passato o di qualcosa al passo con l’attuale generazione, ma era ovvio aspettarsi un maggiore impegno rispetto a quanto è stato fatto. Alla fine della battaglia, Tactics Ogre Reborn porta a casa una grande vittoria grazie a un gameplay non solo solido, ma anche estremamente divertente e soddisfacente nelle sue formule rinnovate, ma rimane un piccolo rammarico per un comparto grafico deludente e l’assenza della lingua italiana. Ad ogni modo, una perla che ancora oggi detta legge nell’ambito della strategia a turni.

Tactics Ogre

Data di uscita: giugno 2002

Piattaforme: Game Boy

8.5

Voto

Redazione

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Tactics Ogre

Capolavoro era e capolavoro rimane. Anzi, facendo il conteggio dei “punti” in stile incontro di pugilato, Tactics Ogre Reborn fa segnare tanti colpi messi a segno che ne migliorano il gameplay senza stravolgerlo, rendendolo ancora più godibile rispetto al passato, ma oltre al gameplay l’operazione di svecchiamento non offre praticamente altro, se non un filtro assolutamente insoddisfacente. Dopo tutti questi anni era lecito aspettarsi un trattamento graficamente più adeguato e, come è stato per tanti titoli del passato, un adattamento dei testi in italiano, ma così non è accaduto e rimane un po’ l'amaro in bocca visto che la caratura del titolo meritava qualche attenzione accessoria in più in questa nuova edizione. Resta il fatto che Tactics Ogre Reborn è un titolo magnetico, capace di catalizzare l’attenzione di tutti gli amanti della strategia, sia che non si siano mai avvicinati a questo titolo, sia che lo abbiano già spolpato nelle sue precedenti edizioni, grazie a un lavoro certosino che ha reso ancora migliore una giocabilità già ottima. Un pezzo di storia videoludica, godibile come il primo giorno, a patto di non patire la barriera linguistica.