STEINS;GATE REBOOT Recensione Switch 2: Akihabara è più bella che mai, ma le parole restano in inglese

MAGES ridisegna tutto da zero — personaggi, sfondi, doppiaggio, colonna sonora — e aggiunge una nuova Worldline con finale inedito.

STEINS;GATE REBOOT Recensione Switch 2: Akihabara e piu bella che mai, ma le parole restano in inglese
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STEINS GATE è uno di quei nomi che nel mondo delle visual novel non ha bisogno di troppe presentazioni. Nato nel 2009 dalla collaborazione tra MAGES e Nitroplus, il titolo è diventato negli anni un vero punto di riferimento della fantascienza videoludica, arrivando a superare i quattro milioni di copie vendute e dando vita ad anime, spin-off e diverse riedizioni. Ora MAGES torna ad Akihabara con STEINS GATE REBOOT, una nuova versione che non si limita a riproporre il classico con una risoluzione più alta, ma ridisegna completamente personaggi, ambientazioni e immagini degli eventi, rilegge la sceneggiatura e introduce anche materiale narrativo inedito.

La versione Nintendo Switch 2 rappresenta quindi un'altra occasione per entrare nel Future Gadget Laboratory, questa volta anche comodamente in portabilità. Ed è proprio qui che il titotlo trova una delle sue dimensioni più interessanti, ossia prendere una visual novel nata quasi vent'anni fa e darle un aspetto contemporaneo senza cancellarne l'identità. 

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Okabe, il Phone Trigger e la cospirazione che riscrive il tempo

Rintaro Okabe è uno studente universitario decisamente sopra le righe che ad Akihabara gestisce il Future Gadget Laboratory insieme ai suoi amici. Durante uno dei loro esperimenti, quello che sembra essere un semplice telefono capace di inviare messaggi nel passato apre però la porta a qualcosa di molto più grande e pericoloso.

Da quel momento la storia comincia a giocare con linee temporali, conseguenze imprevedibili, teorie scientifiche e una cospirazione che coinvolge direttamente il futuro dei protagonisti. Raccontare altro significherebbe rovinare buona parte del piacere della scoperta, perché STEINS GATE costruisce la propria forza proprio nel modo in cui ogni piccolo dettaglio iniziale acquista un significato completamente diverso andando avanti.

Il titolo parte dalla sceneggiatura di STEINS GATE ELITE, rendendola più fluida e leggibile, ma aggiunge nuovi dialoghi, contenuti e soprattutto una nuova Worldline con relativo finale. Una scelta interessante, soprattutto per chi conosce già la storia e cerca qualcosa che vada oltre la semplice operazione nostalgia. 

STEINS;GATE REBOOT Recensione Switch 2: Akihabara è più bella che mai, ma le parole restano in inglese

Pregi e compromessi di STEINS GATE REBOOT

Parlare di gameplay in una visual novel è sempre particolare, ma STEINS GATE ha un sistema d'interazione che riesce a dare al giocatore un ruolo più importante di quanto possa sembrare.

Il cuore dell'esperienza rimane il Phone Trigger: Okabe riceve messaggi e chiamate sul proprio telefono e decidere se rispondere, ignorare o interagire con determinate comunicazioni può modificare il percorso narrativo e portare verso differenti sviluppi e finali. Non siamo quindi davanti a una semplice lettura passiva, anche se gran parte del tempo sarà inevitabilmente dedicata a dialoghi, monologhi e scene narrative.

A rendere più semplice l'esplorazione delle diverse possibilità ci pensano anche gli strumenti dedicati alle Worldline e alle scelte effettuate, utili soprattutto considerando quanto la trama diventi articolata con il passare delle ore.

Il ritmo è stato inoltre rivisto rispetto all'originale. È una scelta che personalmente apprezzo, perché permette alla storia di arrivare più rapidamente ai suoi momenti realmente importanti. Allo stesso tempo, chi conosce la versione originale potrebbe accorgersi di alcune parti tagliate o condensate rispetto alla sceneggiatura del 2009: un compromesso che rende STEINS GATE REBOOT più accessibile, ma che farà sicuramente discutere i fan più affezionati. 

Arte, E-mote e sound design: MAGES rifà tutto da zero con grande personalità

MAGES ha ridisegnato da zero personaggi, fondali e immagini degli eventi, con il ritorno di huke al character design. Le immagini degli eventi sono circa il doppio rispetto all'originale Xbox 360, mentre gli sfondi sono aumentati di circa il 20%. Akihabara appare quindi più ricca e dettagliata, mentre il sistema E-mote dona movimento ai personaggi attraverso espressioni facciali, piccoli movimenti e una respirazione più naturale.

Anche il comparto sonoro è stato completamente rielaborato, con tutte le voci giapponesi completamente riregistrate e la colonna sonora nuovamente realizzata da Takeshi Abo. Il risultato mantiene l'identità sonora che ha accompagnato STEINS GATE, ma la presenta con una pulizia e una presenza decisamente più moderne.

STEINS;GATE REBOOT Recensione Switch 2: Akihabara è più bella che mai, ma le parole restano in inglese

Sulla versione Nintendo Switch 2, il punto interessante è soprattutto la possibilità di vivere questa nuova veste grafica sia sul televisore sia in portabilità. Non è una produzione che abbia bisogno di sfruttare la potenza della nuova console attraverso effetti spettacolari, perchè qui il valore dell'hardware sta soprattutto nel modo in cui permette di godersi il lavoro artistico e narrativo praticamente ovunque.

C'è però un'assenza che, personalmente, trovo molto più difficile da giustificare rispetto a una semplice mancanza estetica: l'italiano. STEINS GATE REBOOT non presenta alcuna localizzazione nella nostra lingua e, in questo caso, il problema pesa parecchio. Stiamo parlando di una visual novel nella quale si passa per ore a leggere dialoghi, descrizioni, messaggi, spiegazioni scientifiche e passaggi fondamentali per comprendere la storia. Non avere i testi in italiano significa chiedere al giocatore italiano di affrontare un'enorme quantità di contenuti in una lingua straniera proprio nel genere in cui la comprensione delle parole dovrebbe essere al centro dell'esperienza.

È un vero peccato, perché una produzione di questo livello avrebbe meritato una localizzazione italiana, soprattutto considerando che non stiamo parlando di un semplice elemento accessorio, ma del principale strumento attraverso cui il gioco racconta la propria storia. Per chi non mastica bene l'inglese, l'assenza dell'italiano può diventare un ostacolo concreto alla piena fruizione dell'avventura e, personalmente, è uno dei limiti più evidenti di questa versione.

Steins;Gate

Versione Testata: Switch 2

6.5

Voto

Redazione

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Steins;Gate

STEINS GATE REBOOT dimostra quanto una grande storia possa continuare a funzionare anche a distanza di quasi vent'anni. La nuova veste grafica, le animazioni E-mote, il doppiaggio riregistrato e i contenuti inediti danno nuova vita a un'opera che non aveva certo bisogno di essere riscoperta, ma che trova qui un modo interessante per presentarsi a una nuova generazione.

La mancata localizzazione italiana, però, pesa, soprattutto perché STEINS;GATE è una visual novel in cui le parole sono tutto il gioco: dialoghi, dettagli e sfumature costruiscono  l'intera esperienza. Per questo motivo, l'assenza della nostra lingua rappresenta un limite molto più significativo di quanto potrebbe esserlo in un titolo basato maggiormente sull'azione.

Resta comunque un'esperienza narrativa affascinante, complessa e ancora capace di coinvolgere. Su Nintendo Switch 2, la possibilità di viverla anche in portabilità aggiunge un'ulteriore comodità a un'opera che punta tutto sulla forza della propria storia. Per chi conosce già STEINS;GATE sarà un ritorno ad Akihabara con qualcosa di nuovo da scoprire; per chi non lo ha mai giocato, una porta d'ingresso moderna a una delle visual novel più importanti degli ultimi anni.