OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

la recensione dell’ultima opera di SIGONO: un viaggio onirico tra fotografia e la difficile ricerca del perdono.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

La saga di OPUS è una piccola gemma del mondo indie che negli ultimi anni è stata in grado di esplorare i sentimenti umani mettendo personaggi comuni e quotidiani davanti a sfide decisamente al di fuori del comune.

Che si tratti di cercare la Terra nell’universo in (The day we found Earth), dare riposo alle anime dei defunti (Rocket of Whispers) o onorare vecchie promesse (Echo of starsong), i pilastri su cui Sigono ha costruito le sue opere sono il viaggio interiore e la fragilità dei legami.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Prism Peak non tradisce i pilastri dell’antologia Opus e ci porta in un viaggio interiore alla scoperta di noi stessi, invitandoci a confrontarci con gli errori commessi, con il peso dei rimpianti e con la necessità di fare pace coi propri fantasmi.

Perdersi e ritrovarsi. La trama di Opus: Prism Peak

Opus Prism Peak ci mette nei panni di Eugene, un uomo di 40 anni che si trova a tornare verso il suo villaggio d’infanzia per partecipare al funerale del nonno, la figura che l’ha accompagnato durante la sua infanzia.

Sin dai primi minuti è chiaro che Eugene ha un legame speciale con il nonno, il quale si prendeva cura di lui quando i genitori litigavano.
Il tempo speso con il nonno fa nascere in Eugene la passione per la fotografia, cosa che lo porta ad abbandonare il villaggio per trasferirsi in città, dove trova un buon lavoro e la donna che diventerà sua moglie.
Purtroppo, poco dopo, il suo matrimonio naufraga e il giornale per cui lavora chiude i battenti.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Con l’aiuto di un suo amico, Eugene prova a rimettersi in piedi, aprendo un café a tema fotografico, ma purtroppo anche questa attività fallisce poco dopo.

Alla soglia dei suoi 40 anni e con il peso dei tanti fallimenti, Eugene riceve la notizia che suo nonno è venuto a mancare, e come se la vita non fosse stata già troppo dura con lui, durante il viaggio è coinvolto in un incidente stradale.
Dopo lo shock dell’incidente, si trova davanti a una bambina che gli chiede di aiutarla a raggiungere la propria casa.
I due così intraprendono un viaggio che li porterà ad incontrare luoghi e spiriti le cui storie sembrano più intrecciate di quanto appaiano.

Il passato un click alla volta. Il gameplay di Opus Prism Peak

Pad alla mano, Opus Prism Peak propone un sistema di gioco che ruota interamente intorno all’utilizzo della macchina fotografica, attraverso la quale potremo immortalare scene e personaggi che faranno riaffiorare i vecchi ricordi di Eugene.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Più elementi fotograferemo, più ricordi sbloccheremo e quanto più ricorderemo, più potremo fare ordine e ricostruire gli eventi che hanno segnato la vita del nostro personaggio.
Il gioco non chiede solo attenzione agli eventi, ma anche la capacità di ricordare sia i momenti che i sentimenti legati a ogni personaggio che incontriamo.
Durante l’avventura avremo sempre a disposizione un diario dove prendere appunti riguardo gli avvenimenti della vita di Eugene e di chi ha fatto parte di essa.
Più saremo bravi a collegare i vari momenti, più ricordi sbloccheremo e più Eugene sarà in grado di “vedere”.

La quantità di ricordi sbloccati permetterà di sbloccare 1 dei 3 finali del gioco, ai quali vanno poi aggiunti altri 25 finali legati alle diverse scelte “sbagliate” che possiamo decidere di far prendere a Eugene (una cosa molto alla Nier Automata).

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

C’è da dire che il gameplay per quanto originale e intrigante avrebbe beneficiato di qualche meccanica aggiuntiva.
Il continuo girare tra le varie aree, mai troppo grandi, alla ricerca di elementi da fotografare, perde presto il suo mordente e la curiosità della ricerca lascia ben presto lo spazio alla noia del dover cambiare manualmente l’esposizione e il focus per ogni singolo scatto; cose che rendono il gioco lento e macchinoso.

Prism Peak prova a introdurre qualche elemento per variare il gameplay, ma i pochi filtri per la camera e le poche boss fight (molto simili tra loro) non riescono a risollevare un sistema di gioco che finisce per essere l'anello debole dell'esperienza

Un inno alla cultura asiatica. Il comparto tecnico di Opus Prism Peak

Al contrario del gameplay, il comparto tecnico del titolo è il vero e proprio punto di forza del titolo.
Opus Prism Peak è figlio di tantissimi elementi culturali dell’area sinosferica, ed è in grado di unire i mangaka giapponesi con riferimenti culturali della regione di Taiwan.

Se i riferimenti alle opere dello Studio Ghibli nelle atmosfere e nel tono del mondo di gioco sono immediati, vanno sottolineati anche i richiami a un altro maestro dell’animazione giapponese, Makoto Shinkai, dal quale il team di sviluppo si è ispirato per la gestione dei giochi di luci e quel senso di nostalgia tipico delle opere del regista di Koumi.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Ma Sigono è andato ben oltre la semplice ispirazione visiva; Opus Prism Peak trascina il giocatore in un mondo onirico che danza sul labile confine tra i ricordi di Eugene e la realtà delle Dusklands, ricalcando uno stile narrativo tipico di Satoshi Kon.

Se il Giappone è la terra d’ispirazione artistica di Opus Prism Peak, le culture taiwanesi e cinesi hanno ispirato l’impianto culturale e architettonico su cui si costruisce il gioco.
Sigono ha preso a più mani dal sincretismo taoista e buddhista, dove gli spiriti non sono degli elementi maligni ma guardiani e anime legati agli eventi terreni.
Ma anche la letteratura cinese è centrale in Prism Peak; il viaggio di Eugene e Ren segue quello della fiaba di Tao Yuanming, La sorgente dei fiori di pesco, che è uno dei cardini della letteratura per bambini nel vecchio Impero Celeste.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Sul piano sonoro va segnalato un ottimo doppiaggio in lingua inglese, tuttavia, come al solito, per le produzioni asiatiche mi sento sempre di consigliare il doppiaggio in lingua originale per via dell’enfasi tipica delle scuole di doppiaggio asiatiche; che attraverso l’uso di pause riflessive, toni di voce altalenanti e silenzi narrativi riescono a dare maggiore profondità ai vari personaggi.

Il gioco gode poi di una colonna sonora di altissimo livello. Sia che si parli di brani strumentali o di testi scritti appositamente per il gioco; ogni pezzo della soundtrack accompagna alla perfezione i vari momenti del viaggio di Eugene e Ren e sono sicuro che alcuni di questi brani troveranno un posto nelle vostre playlist.

Siamo la somma delle persone incontrate e degli eventi vissuti

Opus Prism Peak è un gioco che saprà ricompensare e appassionare i giocatori che sapranno dargli fiducia e farsi trascinare nel suo mondo.

Per godere della magia del titolo, Sigono chiede una serie di compromessi al giocatore sul piano del gameplay e della narrazione; una scelta che terrorizza le tante software house che cercano di proporre prodotti che soddisfino le esigenze di tutti, salvo poi fallire.

OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

Se siete alla ricerca di meccaniche complesse, vi conviene cercare altrove. In Opus Prism Peak l’interazione si spoglia di ogni frenesia e diventa un rituale intimo tra Eugene e gli eventi e le persone che hanno segnato la sua vita; cui noi giocatori siamo invitati a partecipare.

Il gioco fa una serie di rinunce consapevoli sul piano del gameplay per focalizzarsi su una narrazione che detta i tempi di gioco e abbandona la linearità dei tre atti, ma ci accompagna in un continuo andirivieni di eventi tra ciò che accade nelle Dusklands e i ricordi di Eugene.
Ogni scatto squarcia la realtà e ci aiuta a scoprire di più sui non luoghi dinanzi a noi, e come questi in passato fossero invece pieni di vita.

Opus Prism Peak vuole prendere per mano il giocatore e accompagnarlo in un viaggio il cui obiettivo finale è liberarsi del peso degli eventi e degli errori passati e capire che nella vita le cose accadono e non sempre noi possiamo fare qualcosa per cambiarle, ma solo accettare quanto accaduto, farne tesoro e continuare con la nostra vita.

Versione Testata: PC

7.5

Voto

Redazione

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OPUS: Prism Peak - Recensione di un favoloso viaggio interiore

OPUS: Prism Peak è il capitolo più intimo e maturo dell'antologia di SIGONO. Un viaggio introspettivo che abbandona l'immensità del cosmo per esplorare i fragili frammenti della memoria umana attraverso l'obiettivo di una fotocamera.

L'interazione, incentrata interamente sulla fotografia, risulta originale ma alla lunga ripetitiva. La macchinosità di alcune operazioni rallenta il ritmo, rendendo le meccaniche l'anello debole di un'esperienza altrimenti profonda.

Il gioco è visivamente splendido, il titolo fonde l'estetica di maestri dell'animazione giapponese con un solido retaggio culturale taiwanese. La gestione magistrale delle luci e una colonna sonora d'altissimo livello creano un'atmosfera onirica e vibrante, capace di emozionare a ogni scatto.

Nonostante i limiti ludici, il gioco è un rituale catartico necessario per chi cerca una narrazione d'autore. Un’opera che insegna a fare pace con i propri fantasmi e ad accettare il peso del passato.

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