L’ultimo dei Mohicani: in 2K il western romantico di Michael Mann
Prima edizione 2K italiana per il capolavoro del regista di Manhunter e Heat - La sfida

Nel cuore della guerra franco-indiana del XVIII° secolo, Nathaniel "Occhio di Falco" vive tra le foreste americane insieme agli ultimi due Mohicani, Chingachgook e Uncas. Quando le figlie del colonnello Munro dell'esercito britannico finiscono nel mirino del guerriero hurone Magua, i tre uomini si ritrovano coinvolti in una fuga attraverso territori devastati dal conflitto tra inglesi, francesi e tribù spesso ostili. Mentre la guerra si fa sempre più feroce, il viaggio dei protagonisti si trasforma in una lotta disperata per la sopravvivenza, all'interno di una realtà che sta ormai scomparendo davanti ai loro occhi.
Nel 1992 Michael Mann trasformò un classico della letteratura americana in qualcosa di molto diverso da una semplice avventura storica. L’ultimo dei Mohicani vive soprattutto di atmosfera, silenzi e paesaggi attraversati da personaggi che sembrano già fantasmi di un mondo destinato a sparire.
La corsa verso un finale indimenticabile
La guerra tra inglesi e francesi per il Nuovo Mondo resta sullo sfondo, mentre il cuore del film diventa il rapporto fra Nathaniel (Daniel Day-Lewis) e Cora (Madeleine Stowe), figure lontanissime che trovano un legame dentro un territorio dominato da violenza e vendetta. Mann gira tutto con eleganza quasi ossessiva: i boschi, le fortezze, i movimenti dei corpi durante gli scontri. Anche le scene d’azione mantengono una dimensione tanto intima quanto epica, mai spettacolare nel senso moderno del termine.
Gran parte della forza del film esplode negli ultimi venti minuti, costruiti quasi senza dialoghi e sostenuti dalla colonna sonora di Trevor Jones e Randy Edelman, ancora oggi immediatamente riconoscibile. La sequenza sulle montagne resta uno dei momenti più potenti del cinema avventuroso anni '90, accompagnando l'opera nell'olimpo dei capolavori di quel decennio.
Daniel Day-Lewis domina la scena con il suo potente magnetismo, ma sono anche altri personaggi, soprattutto Wes Studi nei panni del sanguinario voltagabbana Magua, a dare profondità emotiva al racconto. Non così fedele al romanzo di James Fenimore Cooper, il film di Mann ha ormai superato il libro nell’immaginario collettivo

L’ultimo dei Mohicani 2K - Capolavoro anche di arte fotografica
Produzione da 40 milioni di dollari del 1992 (che portò a casa un incasso worldwide di circa 143 milioni), realizzata senza l'apporto di CGI e la sola integrazione di elementi matte painting e piccoli interventi ottici, con il risultato di un realismo fisico molto concreto: foreste vere, fango, sudore, fumo nell'aria e luce naturale. A restituire una scena così incredibilmente concreta ci pensò la parte squisitamente fotografica, attraverso un mix di negativi che racconta molto bene cosa stesse cercando Michael Mann sul piano visivo.
Non era un film “naturalistico” nel senso documentaristico del termine ma una ricostruzione romantica, quasi mitologica, della frontiera americana. Le tre emulsioni scelte per le riprese vanno lette proprio in questa direzione. Di fatto questo fu il terzultimo film interamente girato analogico da Mann, con Alì (2001) le scelte virarono verso riprese almeno in parte digitali.

Significativo l'uso della pellicola Agfa XT 320, che probabilmente serviva a dare corpo e carattere all’immagine: colori più densi, verdi più profondi, incarnati caldi, una grana organica che rende i boschi della Carolina meno “puliti” e più fisici. In molti esterni del film si percepisce quella texture quasi pittorica che Kodak, all’epoca, tendeva a rendere in modo più neutro.
Le Eastman EXR 100T (5248) e la Eastman EXR 500T (5296) invece appartenevano alla nuova generazione di Kodak, molto apprezzata a fine anni ’80 e inizio ’90 per latitudine e definizione. La prima delle due era perfetta per gli esterni controllati e luminosi: nitida, relativamente fine di grana, ideale per catturare cieli, fumo, uniformi e profondità dei paesaggi.

La 5296 da 500 ASA è la più sensibile e permetteva di lavorare con luce naturale o semi-naturale negli interni, nei forti, nelle scene notturne tra torce e candele. Ed è lì che Mann fa qualcosa di molto moderno per l’epoca: cerca ambienti vivi, poco artificiali, con ombre dense e fonti luminose motivate dentro l’inquadratura. Il risultato finale fu memorabile grazie alla presenza del nostro cinematographer Dante Spinotti.
Opera così importante, eppure si è dovuti arrivare al 2026 per vedere una prima edizione 2K sul nostro mercato. Anche per questo la sorpresa non è mancata scoprendo un BD-25 singolo strato e un master di partenza non memorabile e in parte datato. Neri poco profondi, specie sui titoli di testa, grana che disturba in parte le scene più luminose e la compressione video AVC/MPEG-4 probabilmente non ottimale per le limitazioni dello spazio disponibile. Aspect ratio 2.35:1.

Non mancano transizioni in cui godere almeno in parte del fascino delle immagini, dove i verdi delle foreste e il rosso delle uniformi conservano notevole intensità. Le scene notturne e gli interni appaiono invece volutamente più cupi e contrastati, con ombre molto dense che in alcuni passaggi sacrificano parte del dettaglio. L'encoding non è poi così problematico, ma non è difficile notare leggere instabilità meccaniche nello scorrimento della pellicola.
A ciò si aggiunga il fatto che siamo in presenza della versione theatrical dell'epoca da 112' minuti, contro la “Director's Definitive Cut” di 115' pubblicata negli USA nel 2010. Benché il film resti godibile anche su schermi di grandi dimensioni, resta la certezza nonché speranza per un futuro 4K partendo da materiale filmico diverso e di alto livello, che possa restituire tutte le suggestioni di un'opera meravigliosa.
L'ultimo dei Mohicani - Edizione 2K numerata Eagle Pictures
L’ultimo dei Mohicani 2K - Audio ed extra
Di pari passo l'audio, con traccia DTS-HD MA lossless 5.1 che in italiano apre perlopiù nelle transizioni musicali, dove in concreto ci guadagna una stereofonia allargata sui diffusori posteriori. Con dialoghi mediamente pervasivi, lasciando indietro effetti e rumori d'ambienza. Anche se sempre 16 bit è l'inglese a prevalere con ampio distacco, alimentando la narrazione con maggiore incisività dai titoli di testa alla fine. La maggior parte dei dialoghi in lingua nativa sono sottotitolati.
Nessun extra in questa edizione con box cartonato, numerata 2.000 copie, che include 4 cartoline con altrettante scene dal film e una mappa dei luoghi dove si svolgono gli eventi. Presente il DVD-9 con la versione SD.
Rating: Tutti
Nazione: Stati Uniti
Voto
Redazione

L'ultimo dei Mohicani
Tra i migliori film che Michael Mann abbia mai realizzato, L'ultimo dei Mohicani arriva in una prima edizione Full HD tra luci e ombre, con un master non impeccabile ma capace comunque di offrire una visione dignitosa. Zero extra ma 4 cartoline e una mappa geografica degli eventi.


