Tutti tranne te, come sta la commedia romantica nel 2024? Non male, sembrerebbe

Glen Powell e Sydney Sweeney sono i belli e possibili di Tutti tranne te, un film che ci ricorda che la commedia romantica ha ancora senso d'esistere nel 2024.

di Elisa Giudici

Sveglia amore, la commedia romantica è ancora viva e ha battuto un colpo, per parafrasare un noto slang twitteriano. Tutti tranne te è la prima sorpresa positiva al botteghino statunitense del 2024, dimostrandosi capace, anche grazie la scarsa concorrenza, di superare la soglia psicologica dei 100 milioni di dollari d’incasso internazionale, a fronte di un budget di 40. Non male, considerando che il film ha molte restrizioni per i contenuti espliciti, non ha il traino di star acclamate e soprattutto è un fiero esponente di un genere che si dava per morto.


Invece la commedia romantica è ancora viva e lotta tra noi, facendo più che limitarsi a ingrossare i cataloghi dei servizi streaming con titoli risibili prodotti tanto per fare. Tutti tranne te è un progetto che, nelle sue premesse e nei suoi risultati, aiuta a fare molto bene il punto sul momento che sta vivendo questo filone popolarissimo negli anni ‘80 e ‘90, che invece negli ultimi 20 anni ha tirato a campare, conoscendo un declino quasi inarrestabile.

La buona notizia per chi rimpiange i vecchi fasti dell’epoca delle Julia Roberts e delle Meg Ryan è che Tutti tranne te è un film discreto ma una commedia romantica convinta del suo pedigree, che non esita ad affrontare e fare suoi tutti i presupposti, gli stilemi, i topoi e gli stereotipi del genere. L’ambientazione australiana, l’approccio appena più esplicito del solito (con qualche nudo e un sorprendente full frontal) e il carisma del protagonista maschile della pellicola, il texano Glen Powell, la rendono una visione digeribile anche per i più uno che si lasceranno trascinare in sala (magari segretamente o esplicitamente incuriositi e stuzzicati dal film).

Tutti tranne te conferma che c’è bisogno di commedie romantiche

Dietro la cinepresa e alla sceneggiatura c’è un estimatore del genere, il regista Will Gluck, che quattordici anni fa lanciò Emma Stone proprio con una commedia romantica intitolata Easy Girl. Se Tutti tranne te ha riscosso subito l’attenzione degli appassionati è proprio per il suo coinvolgimento nel progetto. Nel periodo nero del genere, Gluck girò un film riuscitissimo, brillante, guidato da una Stone che già allora sprizzava bravura e potenziale interpretativo da ogni poro.

Stavolta Gluck è assistito anche da una buona dose di fortuna. I protagonisti del film infatti, dalla pre-produzione all’arrivo in sala del prodotto finito, hanno conosciuto un enorme aumento di popolarità. Glen Powell e Sydney Sweeney non sono ancora star di primo livello per nomea, ma lui ha travolto e conquistato la critica con il suo ruolo in Hit Man(e ha gli occhi degli addetti ai lavori puntati addosso), lei è la star di Euphoria che è riuscita a ritagliarsi uno spazio, complice il suo fascino da bomba bionda vecchio stile, al fianco dell’ingombrantissima presenza di Zendaya. Nella seconda stagione di Euphoria Sweeney è diventata la quasi protagonista al fianco di Jacob Elordi (altro nome in rampa di lancio), facendosi notare per come cavasse d’impiccio lo show anche nelle sue uscite più iperboliche e talvolta infelici.

L’attrice figura anche tra i produttori della pellicola e si è spesa sui social e con i media molto per la promozione del film, insieme al collega. La sintonia tra i due è tale che, ancor prima dell’uscita in sala, si parlava di un possibile flirt. L’aspetto più interessante è però i due come abbiano deciso di sostenere con entusiasmo la pellicola e la scelta di girare un film romantico, laddove tanti colleghi facciano intendere di essere costretti a farlo. Sweeney e Powell sono andati a caccia del loro pubblico, così come il film.

Peccato per loro che Anyone But You sia un film solo discreto e una commedia romantica divertente, ma non tanto riuscita da rimanere negli annali del genere. Alcuni hanno additato la scarsa chimica tra i due o le doti recitative non all’altezza della protagonista come causa di queste sensazioni contrastanti. Non c’è dubbio infatti che per ogni scena buona o brillante il film incappi in un impasse, in qualche intoppo.

Personalmente ritengo invece che Sweeney non sia un talento raro come Stone, ma non abbia nemmeno per le mani una sceneggiatura comparabile a quella di Easy Girl con cui lavorare. Anzi, ancora una volta le tocca il ruolo abbastanza ingrato di ovviare a una trama spesso sfilacciata, che non conclude un discorso prima di iniziare il successivo e sembra un po’ indecisa su come ritrarre la protagonista.

Powell e Sweeney interpretano Ben e Bea, due sconosciuti che trascorrono una serata romantica perfetta insieme. A causa del più classico degli equivoci, i due pensano che l’altro li abbia presi in giro, per cui reagiscono con astio e acidità alla presenza reciproca. Sotto le braci del risentimento però la passione non è spenta. Galeotto sarà il matrimonio della sorella di lei con l’amica d’infanzia di lui, che li porterà per un lungo fine settimana a Sidney. Tra spiagge paradisiache e resort da sogno, Ben e Bea continueranno una lenta manovra di avvicinamento, faticando a lasciare dietro di sé dubbi ed insicurezze, guardinghi nel lasciarsi andare e riconoscere che la reciproca attrazione forse è qualcosa di più importante, che vale la pena coltivare.

Tutti tranne te punta sul sesso, ma non ne avrebbe bisogno

Un discorso a parte merita la questione “osé” legata al film, che negli Stati Uniti esce come rated R (con restrizioni all’ingresso per il pubblico più giovane) per la presenza alcune scene esplicite. Placate i bollenti ardori e le sperante: allo sguardo europeo Tutti tranne te non offre molto di cui scandalizzarsi. Qualche composta ripresa di sederi e seni scoperti, un amplesso romantico non troppo bollente e l’inspiegabile primo piano di un pene buttato lì come battuta, forse l’unica scelta autenticamente spiazzante, ancorché senza senso.

Da convinta sostenitrice della necessità di fornire al pubblico adulto film d’intrattenimento che non rifuggano i contenuti espliciti nel raccontare relazioni affettive e gli intercorsi sessuali, in teoria non dovrei che plaudire a questo approccio. Il problema è che queste scene ricordano certi seni birichini che spuntavano nelle vecchie serie HBO. Non è un problema di gratuità o connessione alla trama, quanto d’insicurezze narrative. Anyone but You non ha granché carica erotica, non sobbolle nei suoi stessi ardori, come per esempio succede in Hit Man, in un Glen Powell si accredita come un sex symbol. In una commedia romantica però l’approccio castigato e “asessuato” non è necessariamente una censura o un limite, e anzi può rivelarsi una virtù.

Gluck sembra condire la sua sua storia con questi nudi forse per un senso d’insicurezza, per dare un qualcosa in più o di diverso dal solito al suo pubblico, senza però aver prima messo in sicurezza il fluire e la coerenza della storia. Qua e là si notano anche sviste di continuity o montaggio, segno che il progetto ha dovuto comunque far di necessità virtù o non sia stato abbraccio con assoluto entusiasmo e dedizione alla causa.

Eppure i risultati di botteghino ottenuti confermano che, nel vuoto pneumatico che il tramontare dell’interesse per i cinecomics ha generato, le commedie romantiche potrebbero essere una soluzione per il cinema commerciale,parallelamente ai film action. Nonostante questi ultimi abbiano risultati comunque altalenanti, c’è sempre chi ci prova, mentre Tutti tranne te spicca come una mosca bianca, raccogliendo il suo risultato anche perché arriva dopo una lunga astinenza a placare la sete di un pubblico che esiste ma viene sistematicamente ignorato.

Per chi è attratto da queste storie o chi vuole trascorrere una serata al cinema con una commedia perfettamente calibrata su desideri, insicurezze ed estetica a cavallo tra i millenial e la generazione Z, Tutti tranne te è un ottimo titolo da vedere in sala. I cinefili poi faranno bene a testare da subito le capacità di entrambi i protagonisti, mettendo a fuoco subito il talento fuori dal comune di Glen Powell che, se tutto andrà per il verso giusto, non sarà ancora a lungo un volto a cui fatichiamo ad associare un nome.