Recensione Ancora auguri per la tua morte

"Repetita iuvant" lo insegna Christopher Landon

di Aida Picone

Ci risiamo, ricominciamo da capo. Siate pronti rivivere la stessa giornata ancora e ancora, perché in sala, il 28 febbraio, Tree Gelbman – interpretata da Jessica Rothe – sarà costretta a festeggiare nuovamente il suo compleanno. “Ancora auguri per la tua morte”, un film di Christopher Landon, riporta sullo schema il tema del loop temporale, dandogli una nuova forza intrattenitrice. Un sequel che, divertendo, riesce a rispondere in maniera esaustiva alla domanda che la stessa protagonista si pone in questa pellicola: “perché Tree è finita nel loop?”


Il giorno del suo compleanno, condiviso con la madre, sembrava essere un elemento catartico per l’elaborazione del lutto di quest’ultima. Il ripetere ogni singolo istante di quel giorno sembrava quasi simbolico e scoprire che così non è, muterà ulteriormente il suo punto di vista. Avevamo lasciato Tree fuori dal loop, ma sembra che questa storia non abbia davvero una fine. Scoprirò, infatti, che è stato un esperimento “tecnologico” finito male a creare questo circolo infinito.

Qualcosa, però, non va. La spirale degli eventi in cui lei verrà nuovamente coinvolta sembra essere cambiata: le persone che la circondando e i fatti che la riguardano sono diversi da come li ricordava. Saranno proprio questi cambiamenti a costituire la catarsi del personaggio. Tree, infatti, dovrà lottare nel presente tra il proprio passato e il proprio futuro.


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Nel più classico “repetita iuvant”, in una commistione di generi, si è  piacevolmente sorpresi dal black humor presente nella pellicola. Scott Lodbell giocando con i vari personaggi, ha avuto la capacità di cambiarli quel tanto che bastava per renderli credibili in questo film come in quello precedente. Christopher Landon gioca magistralmente con il loop non rendendolo né banale, né noioso. La sfida di ricreare lo stesso film con gli stessi eventi seppur diversi è stata raggiunta. La comicità viene spezzata dalla suspance del thriller, lo splatter resta sempre dietro l’angolo pronto all’agguato anche nei momenti più impensabili. Il tutto coniugato dalla espressioni della Rothe, giuste per ogni scena.

La telecamera gioca un ruolo fondamentale in ogni scena, il taglio che viene dato alle inquadrature, le varie soggettive scandiscono il tempo e lo spazio dando la possibilità allo spettatore di osservare con gli occhi del personaggio, soprattutto quando vengono creati i momenti tensivi.

Tirando le somme, siamo davanti a un ottimo sequel in grado di lasciare il margine necessario per una terza pellicola. Lo stesso Landon ha, infatti, lasciato intendere che vorrebbe farne un ulteriore seguito.


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