Showgirls – In 4K il film che rischiò di distruggere Verhoeven
Restauro 2015 Pathé Film con qualche perplessità, ottimo l'audio ma brutta sorpresa per gli extra

Nonostante il tempo Showgirls continua a dividere come pochi altri film degli anni Novanta. Liquidato al debutto come un clamoroso fallimento, il lavoro di Paul Verhoeven ha pagato il prezzo della propria sfacciataggine. Dietro l'esibizione di corpi e desideri, il regista racconta senza falsi moralismi un mondo in cui ogni rapporto umano diventa una trattativa e il successo è moneta di scambio molto pesante.
Nomi Malone è una ballerina dal torbido passato che arriva a Las Vegas convinta che talento e determinazione bastino a conquistare la scena. Ben presto realizza che dietro le luci dei grandi spettacoli valgono regole molto diverse. Ogni occasione presenta un conto da pagare anche molto salato e la strada verso il successo finisce per assomigliare sempre di più a una continua trattativa, dove il confine tra scelta e imposizione si assottiglia fino quasi a scomparire.
Oltre lo scandalo: il lato oscuro del sogno americano
Verhoeven costruisce un melodramma sopra le righe, dove eccesso e artificio sono parte integrante del linguaggio visivo. Le spettacolari coreografie convivono con momenti volutamente esasperati, trasformando il racconto in una satira feroce dell'industria dell'intrattenimento statunitense. Elizabeth Berkley è una Nomi che non addolcisce gli spigoli, restituendo un personaggio dall'indole imprevedibile, capace di passare dalla fragilità alla furia in un istante, figura lontanissima da quelle rassicuranti del cinema hollywoodiano dell'epoca. Showgirls resta tra le sceneggiature più discusse di Joe Eszterhas, all'epoca in auge e autore che nella sua carriera ha firmato script come Basic Instinct 1 & 2, Jade, Sliver e Music Box, il suo gioiello.
Esagerato e con una durata che avrebbe beneficiato di maggiore sintesi, ancora oggi Showgirls continua a colpire perché non addolcisce mai ciò che racconta. Verhoeven dipinge il mondo dello spettacolo senza trasformarlo in una favola di riscatto, lasciando emergere un ambiente dove il successo e il sesso finiscono spesso per seguire le stesse regole.

Girato analogico 35mm (Arriflex 35 BL4, Moviecam Compact) a un'elevata sensibilità (500 ASA) e conseguente grana di fondo. L'opera è stata restaurata nel 2025 dalla francese Pathè, formato 2.39:1 (3840 x 2160/24p), codifica HEVC su BD-66 doppio strato. Il materiale nativo 4K valorizza il girato, mettendo in risalto i dettagli di pelle e costumi, mentre gli spettacoli sui palchi acquistano maggiore tridimensionalità. La gamma cromatica appare meno esuberante, restituendo colori intensi ma mai eccessivi anche in virtù del Dolby Vision (assente nel disco americano).
I neri sono solidi e le tonalità della pelle appaiono più naturali, benché la pasta cinematografica non sembra essere stata preservata sino in fondo, grana meno evidente e la sensazione d'uso di filtri DNR. Da una parte il BD-50 2K (incluso) con vistosa grana ma anche colori in eccesso e ingerenza luminosa, dall'altra l'HDR che rende giustizia al croma ma con un quadro visivo fin troppo solido.

DTS-HD Master Audio 5.1 inglese con ottimi dialoghi dal centrale, mantenendo un buon equilibrio anche nelle scene più movimentate. La colonna sonora beneficia di un fronte sonoro ampio e dettagliato, mantenendosi aggressivo anche nelle performance “live”. Canali surround e bassi sfruttati efficacemente favorendo una buona spazialità, anche se al netto dei soli 16 bit. L'originale inglese guadagna ulteriormente grazie al parlato in presa diretta. Italiano DTS-HD MA 2.0 di accettabile resa, possibile che al cinema da noi l'offerta fosse solo stereofonica.
Nessuna traccia dei tanti extra prodotti nel corso delle svariate edizioni Home Video del film, specie all'estero. Sovracoperta O-Card embossed, card da collezione numerata, tiratura 1.000 copie.



