Lanterns: super sì ma atipica: la serie HBO non guarda solo ai fan delle Lanterne Verdi

Damon Lindelof e il cast di Laterns raccontano la serie supereroistica atipica di HBO, nel segno di True Detective e Watchmen.

Lanterns: super si ma atipica: la serie HBO non guarda solo ai fan delle Lanterne Verdi
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Oltre nove milioni di spettatori nel mondo hanno guardato l’episodio pilota di Lanterns nei primi tre giorni dal lancio: è uno dei risultati più lusinghieri dell’anno per la piattaforma HBO ma soprattutto uno dei migliori esordi mai registrati su piccolo schermo da una serie supereroistica, tra l’altro conseguito in un momento in cui il pubblico dà segnali quantomeno contrastanti rispetto al genere. Invece Lanterns è partito con grande solidità, specie sul mercato statunitense (il 70% del dato totale), avvicinando i risultati pubblici delle serie più attese di casa Marvel lanciate da Disney+.

Oltre al cast di grande livello e alla firma di uno showrunner molto apprezzato anche in campo comics come Damon Lindelof, oltre all’allure dell’universo delle Lanterne Verdi (che però al cinema non ha mai avuto vita semplice), a fare la differenza è l’approccio ibrido e atipico della serie, che con le sue venature western e il suo approccio poliziesco punta a conquistare un pubblico ben più vasto di quello dei lettori di fumetti. Tanto che l’etichetta di serie supereroistica “pura” va davvero stretta a Lanterns, a differenza di titoli come The Boys o Daredevil.

Lanterns: super sì ma atipica: la serie HBO non guarda solo ai fan delle Lanterne Verdi

Lanterns è un thriller investigativo con personaggi “super”

Lanterns è stata concepita come un thriller investigativo dai presupposti fantascientifici, come nel fumetto, ma declinati con i toni della detective story: i cui due protagonisti Hal Jordan e John Stewart sono sì due poliziotti spaziali, ma impegnati a risolvere un mistero sulla Terra e più precisamente in Nebraska. Il riferimento, esplicito e dichiarato, è quello di una serie madre del genere come True Detective.

È stato anche il motivo per cui Damon Lindelof, co-creatore di Lost e autore di Watchmen, ha deciso d’interessarsi al progetto: *“*Avevo sentito che Tom King lavorava a questa serie su Green Lantern, che veniva proprio descritta come una sorta di True Detective supereroistica. Mi è piaciuta da subito l’idea dei poliziotti spaziali, la possibilità di concentrarsi sugli uomini che portano gli anelli.

Chris Mundy, showrunner di Lanterns e già produttore esecutivo di True Detective: Night Country, racconta come gli sceneggiatori hanno trovato ispirazione da molti classici del genere: “Abbiamo parlato parecchio di Non è un paese per vecchi, soprattutto per l'ambientazione geografica e per quel senso di pressione che continua ad aumentare sui personaggi. Tra l’altro in quel film dei film dei fratelli Coen recitavano due futuri membri del cast di Lanterns, Kelly Macdonald e Garret Dillahunt.” Per trovare la chimica tra Hal e John si è guardato a Prima di mezzanotte: “Volevamo lo stesso legame che c’è tra Robert De Niro e Charles Grodin, con due persone che percorrono la stessa strada ma se uno dei due viene scortato come prigioniero. La posta in gioco rimane sempre reale, anche se si scambiano battute tra loro. Cercavamo continuamente di capire fin dove potessimo spingerci con la parte divertente senza perdere per strada la sostanza.”

A completare questa miscela c'è infine il western classico. Lindelof ha citato in particolare “idee archetipiche, quasi alla John Wayne e un certo modello di mascolinità ereditato dai due protagonisti dai loro vecchi. John e Hal hanno un rapporto quasi tra fratelli, o almeno è l’impressione che danno mentre elaborano questa relazione molto complicata con i propri padri proprio attraverso il loro legame”.

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Lanterns consente ai super d’invecchiare

Un altro elemento atipico della serie è l'età di uno dei suoi due protagonisti: Hal Jordan ha il volto del sessantenne Kyle Chandler, nei panni di un personaggio impegnato a fare i conti con quello che verrà dopo di lui.

Per Chandler è stato questo elemento a fargli accettare il ruolo: “Quando ho ottenuto la parte ho pensato fosse pazzesco fare il supereroe alla mia età. È stato un vantaggio però, perché ci sono cose che arrivano con l'età e che in un progetto come questo si possono utilizzare. È come interpretare un uomo sposato quando hai vent’anni: non puoi sapere certe cose del matrimonio che arrivano solo dopo anni, che scopri poco a poco”. L’età poi consente anche degli sviluppi comici insospettabili: “C'è molto umorismo nell'invecchiare che questa serie coglie alla perfezione. Penso che sia davvero importante mostrare le vite delle persone più anziane nella nostra cultura, sempre così concentrata sui giovani. C'è qualcosa di buono, persino saggio, nel farlo.

Per Mundy inoltre ritrarre un Hal sessantenne significa soprattutto trattare l’incarico di Lanterna Verde come un vero mestiere, con tutto quello che ne consegue: “Se vogliamo prendere sul serio l'idea che queste siano persone e che questo sia un vero lavoro, deve esserci qualcuno che vive quel momento nella propria professione in cui ci si chiede se sia arrivato il momento di farsi da parte, di lasciare spazio a chi verrà dopo.”

È proprio questa la domanda che finisce per definire il rapporto tra Hal e il più giovane John Stewart, che Lindelof ha sentito molto vicina: “Sono arrivato a cinquant'anni e faccio ancora lo showrunner, ma comincio a sentire che forse è arrivato il momento di cedere l'anello del ruolo, per così dire. Eppure non voglio lasciarlo andare Dietro il passaggio di mano in mano di un anello capace di conferire poteri cosmici c'è una domanda molto terrena: quando arriva il momento di lasciare il proprio posto a qualcun altro?

Lanterns: super sì ma atipica: la serie HBO non guarda solo ai fan delle Lanterne Verdi

Lanterne Verdi in Nebraska

La scelta di ambientare Lanterns in Nebraska non si limita a donare alla serie la sua atmosfera da thriller rurale. Per Tom King serve a sfuggire anche a un senso di ordinarietà dopo 25 anni di prodotti pop tratti da comics: “Essendo passati quasi venticinque anni da quando i supereroi sono diventati parte della cultura pop, le loro storie di poteri e respinsabilità rischiano di diventare rumore sopra altro rumore di scomparire. Non esiste più una scala, che permetta di capire la grandezza di ciò che guardi paragonandolo ad altro.

Per spiegare meglio cosa intenda, King tira in ballo Lawrence d'Arabia: “Guardando soltanto il deserto non significa niente, ma quando vedi Omar Sharif su quel singolo cammello che lo attraversa, improvvisamente quel deserto diventa vastissimo, enorme, incredibile”. Lanterns prova ad applicare lo stesso principio ai superpoteri, immergendoli in una realtà concreta e “piccola”, in cui irrompe l’elemento fantastico: “Abbiamo scritto una serie in cui prima si costruisce la scala del reale e solo dopo esplodono i poteri, un po’ come succede con i draghi di Game of Thrones. Il Nebraska è un luogo nel quale l’elemento fantastico, quando arriva, risalta”.

La nonna di King tra l’altro proveniva proprio dalla piccola cittadina del Nebraska e, per un bambino cresciuto a Los Angeles, i suoi racconti erano qualcosa di davvero “fantasy”: “Mi raccontava continuamente storie di questa cittadina, un posto in cui si andava a scuola a cavallo, in classe c’erano tre studenti e davvero tutti si conoscevano. Per me quello sì che era un pianeta alieno. Quell'impressione infantile è tornata utile quando mi sono messo a lavorare su Lanterns. Inotlre mia nonna era una persona meravigliosa: volevo mettere un po' di quel suo modo di essere nella serie e ho cercato d’infonderlo in Rushville”.