Hearthstone Battlegrounds Stagione 14: i Doni Oscuri stanno riscrivendo il meta - Speciale

Dopo oltre cento partite, soprattutto in Duo, la Stagione 14 convince perché trasforma i Doni Oscuri in strumenti di adattamento.

di Simone Rampazzi
Segui Gamesurf su Google

Battlegrounds è ormai molto più di una modalità secondaria inserita dentro Hearthstone. Ha un pubblico, un meta e soprattutto un linguaggio tutto suo, costruito negli anni attraverso tribe, monili, magie, poteri eroe e meccaniche stagionali che Blizzard continua ad aggiungere, rimuovere e rimescolare.

La Stagione 14, Doni Oscuri di Dalaran, interviene ancora una volta su questo equilibrio e lo fa introducendo abbastanza variabili da cambiare sensibilmente il modo in cui si affrontano alcune partite. Basta osservare ciò che sta succedendo attorno alla modalità per rendersene conto: il web si è rapidamente riempito di combinazioni improbabili, interazioni portate al limite e combattimenti conclusi con servitori dalle statistiche fuori scala.

È anche uno dei motivi per cui Battlegrounds continua a funzionare. Ogni nuova meccanica non aggiunge soltanto qualcosa da imparare, ma entra in contatto con centinaia di effetti già presenti e crea possibilità che spesso diventano evidenti soltanto dopo che qualcuno ha trovato il modo di sfruttarle.

Dopo almeno un centinaio di partite, giocate soprattutto in Duo (con il buon mini-me), i Doni Oscuri ci sembrano la novità che incide maggiormente su questa stagione, non necessariamente perché siano sempre determinanti, ma perché introducono un tipo di scelta che Battlegrounds aveva affrontato solo in parte: spendere una quantità significativa di oro per qualcosa che ancora non conosciamo.

Il nuovo meta nasce dalle combinazioni che nessuno aveva previsto

Ogni stagione di Battlegrounds attraversa una fase iniziale abbastanza riconoscibile. Per alcuni giorni si prova tutto, poi emergono le prime composizioni forti, qualche interazione viene scoperta e infine il meta comincia lentamente a stabilizzarsi.

I Doni Oscuri si inseriscono infatti dentro un pool già profondamente modificato, insieme alla nuova meccanica Attivazione e alle variazioni introdotte nelle singole tribe. Il risultato non è semplicemente una nuova lista di servitori forti, ma una quantità considerevole di interazioni che possono modificare la stessa composizione in modi differenti.

Alcune partite finiscono quindi per assumere una direzione abbastanza tradizionale. Si sceglie una tribe, si costruisce il motore economico o statistico necessario e si cercano progressivamente i pezzi migliori. Altre prendono una piega molto più strana.

Un Dono può iniziare a generare periodicamente servitori dello stesso tipo, un effetto di Adunata può aggiungere ulteriori carte compatibili con il nostro schieramento e una combinazione apparentemente secondaria può improvvisamente produrre abbastanza valore da diventare il centro della build.

È esattamente il genere di situazione che alimenta i video più spettacolari dedicati a Battlegrounds: non perché il gioco abbia improvvisamente perso qualsiasi controllo sulle proprie regole, ma perché più sistemi vengono messi contemporaneamente in comunicazione, maggiori diventano le possibilità di trovare qualcosa che gli sviluppatori avevano previsto solo in parte. E probabilmente è anche la parte più divertente di ognuna delle nuove stagioni giocate sino a oggi.

Il mio regno per tre monete d'oro (a turno)

La parte più interessante dei Doni Oscuri non riguarda soltanto ciò che possono offrire, ma il momento in cui decidiamo di spendere quelle tre monete d'oro. In Battlegrounds ogni moneta ha un'alternativa concreta: comprare un servitore già presente nella Locanda, effettuare un aggiornamento, salire di livello oppure investire su una magia da usare nel turno successivo.

La differenza rispetto a un acquisto normale è quindi evidente. In Locanda sappiamo cosa stiamo comprando, mentre con un Dono Oscuro stiamo pagando per scoprire cosa potremmo comprare. È una piccola scommessa inserita dentro un’economia che raramente permette di sprecare risorse senza conseguenze.

Nelle nostre partite questo ha modificato soprattutto la parte centrale della curva. Nei primi turni l’obiettivo resta costruire una board abbastanza solida da non perdere troppa vita mentre si aumenta progressivamente il livello della Locanda. Arrivati a Locanda 3, normalmente iniziano a emergere le prime sinergie vere e diventa più semplice capire se una tribe meriti di essere sviluppata oppure se convenga restare ancora flessibili.

È avvicinandosi a Locanda 4 che i Doni iniziano spesso a diventare più interessanti. Non perché il risultato smetta improvvisamente di essere casuale, ma perché a quel punto abbiamo generalmente una composizione abbastanza leggibile da sapere quale tipo di servitore potrebbe realmente cambiarci la partita e abbastanza margine economico da valutare il rischio con maggiore consapevolezza.

Molti giocatori preferiscono infatti aspettare le fasi più avanzate prima di utilizzare una parte consistente dei Doni disponibili. Spendere tre oro troppo presto può significare rallentare lo sviluppo della board per ricevere una carta che potrebbe non servirci, mentre più avanti la stessa spesa può inserirsi dentro una composizione ormai chiaramente orientata verso una tribe (o magari sbloccarci un Brann o un Tidus appartenente a ogni tribe).

Inoltre sui Doni Blizzard mette almeno un limite alla casualità: una delle tre carte proposte appartiene alla tribe maggiormente presente nel nostro schieramento. Non significa ottenere il servitore che stiamo cercando, ma significa avere almeno una possibilità coerente con ciò che abbiamo già costruito.

Se stiamo giocando Elementali, per esempio, sappiamo che una delle offerte parlerà la stessa lingua della nostra composizione. Non sappiamo però se sarà il pezzo necessario per far partire il motore, un semplice miglioramento oppure una carta che non troverà comunque spazio. Il Dono non garantisce la soluzione: aumenta soltanto le possibilità di incontrarla.

Quando arriva la carta giusta, però, il valore può cambiare completamente. Alcuni Doni permettono di ottenere successivamente una copia del servitore scelto, altri generano nuove carte dello stesso tipo, mentre gli effetti legati ad Adunata possono continuare ad alimentare la tribe già presente sul tavolo. È in queste situazioni che il sistema diventa realmente uno strumento di recupero, perché una composizione che aveva smesso di crescere può trovare improvvisamente un’altra strada senza dover essere smontata e ricostruita da zero.

Tre oro, quindi, non sono molti in senso assoluto, ma dentro un singolo turno possono significare la possibilità di trovare qualcosa di molto più importante. La decisione interessante non è stabilire se i Doni siano forti, ma capire quando possiamo permetterci di affidarci a loro.

Attivazione dà ancora più valore alla Locanda

Se i Doni Oscuri ci chiedono di investire oro su qualcosa di incerto, Attivazione lavora in maniera quasi opposta. L’effetto è visibile e sappiamo esattamente cosa otterremo, ma bisogna capire quando abbia senso spendere le monete necessarie per utilizzarlo.

Una delle interazioni che ci ha convinto maggiormente riguarda un servitore capace, spendendo due oro, di acquistare direttamente la carta con l’Attacco più alto presente nella Locanda. Presa isolatamente sembra semplicemente una variante dell’acquisto tradizionale, ma diventa molto più interessante quando viene inserita in tribe capaci di potenziare proprio i servitori ancora disponibili nel negozio.

Elementali e Demoni possono sfruttare particolarmente bene questo principio. Possiamo prima aumentare le statistiche di una carta presente nella Locanda e soltanto dopo utilizzare Attivazione per comprarla, trasformando un effetto apparentemente lineare in una piccola sequenza economica che richiede di pianificare l’ordine delle azioni.

È uno degli esempi migliori per capire cosa stia facendo la Stagione 14: l’oro a disposizione non è aumentato, sono aumentate le cose sensate che possiamo farci. Dieci monete possono quindi sembrare improvvisamente poche quando nello stesso turno vogliamo acquistare un servitore, cercare un triplo, aggiornare la Locanda, valutare un Dono e utilizzare un’Attivazione.

Battlegrounds è sempre stato una modalità fondata sull’economia, ma questa stagione rende quella gestione più affollata. Quando le interazioni funzionano, però, significa anche avere più decisioni reali nello stesso turno, invece di limitarsi a ricaricare la Locanda finché non compare il servitore desiderato.

Elementali e Draghi sono le tribe che ci hanno convinto di più

Dopo oltre cento partite sarebbe semplice trasformare le impressioni in una classifica delle tribe, ma sarebbe anche poco rigoroso. Lobby, eroi e Doni differenti possono cambiare enormemente il risultato, e una composizione che in una partita sembra inarrestabile può non partire affatto in quella successiva.

Nella nostra esperienza, però, Elementali e Draghi sono state le tribe con cui abbiamo ottenuto le costruzioni più convincenti. Gli Elementali beneficiano molto delle interazioni con la Locanda e di tutte quelle meccaniche che permettono di aumentare progressivamente il valore dei servitori prima ancora di acquistarli, creando turni in cui il vero lavoro viene fatto prima di spostare una carta sul tavolo.

I Draghi ci hanno restituito invece una buona continuità nella crescita dello schieramento. Quando Doni, Adunata e normali acquisti iniziano a lavorare nella stessa direzione, la tribe riesce spesso a mantenere una progressione leggibile senza dover ricostruire continuamente il proprio piano, soprattutto quando si arriva al momento in cui si hanno sia Brann che Kalecgos dorati.

Anche i Demoni ci hanno dato buone sensazioni, soprattutto quando riescono a sfruttare i potenziamenti legati alla Locanda, ma sono comparsi meno frequentemente nelle partite affrontate e preferiamo quindi mantenere il giudizio più prudente. I Pirati si collocano invece in una zona intermedia: possono costruire partite interessanti, ma nelle nostre lobby non hanno mostrato la stessa continuità delle tribe precedenti.

Sulle Bestie, invece, preferiamo non forzare un giudizio. Non siamo ancora riusciti a utilizzare in modo convincente le loro nuove interazioni e trasformare una difficoltà personale nel comprendere la tribe in una valutazione negativa sarebbe semplicemente scorretto. Battlegrounds ha sempre avuto composizioni che richiedono più tempo per essere comprese e, in questo caso, serviranno altre partite.

In Duo i Doni Oscuri cambiano anche il modo di aiutare il compagno

Gran parte delle nostre partite è stata giocata in Duo, e qui i Doni assumono un valore leggermente diverso. Una carta mediocre per chi la trova può diventare esattamente ciò che serve al compagno, quindi la valutazione delle tre offerte non riguarda necessariamente soltanto la nostra board.

La specializzazione delle due composizioni permette inoltre di distribuire meglio il rischio. Un giocatore può concentrarsi maggiormente sulla stabilità della propria formazione mentre l’altro investe più risorse nella crescita economica, oppure può avere senso spendere tre oro sapendo che almeno una delle carte risultanti potrebbe trovare posto sull’altro lato del tavolo.

Il margine di adattamento aumenta, ma aumenta anche la quantità di informazioni da gestire. Non bisogna più leggere soltanto la propria Locanda e il proprio schieramento, ma ricordare cosa stia cercando il compagno, quali triple gli manchino e quali servitori possano diventare utili uno o due turni dopo.

Quando questa collaborazione funziona, però, alcune delle combinazioni più soddisfacenti della stagione nascono proprio dal passaggio di una carta che, nella modalità singola, probabilmente avremmo ignorato.