The Boroughs - Ribelli senza tempo: lo Stranger Things over-60?
Gli anziani residenti di una comunità residenziale pensata appositamente per persona di una certa età scoprono qualcosa di inquietante che minaccia le loro vite. Su Netflix.
Sam Cooper è un ingegnere in pensione, rimasto vedovo da pochi mesi, che si trasferisce a malincuore nella comunità residenziale di The Boroughs, un complesso apparentemente immacolato e fuori dal tempo costruito nel deserto del Nuovo Messico. L'uomo ha accettato per via dell'insistenza della figlia Claire, anche se ritiene questa nuova fase della sua vita come una una sorta di resa anticipata.
Lì si imbatte in un eterogeneo gruppo di vicini suoi coetanei, che abitano in quelle casette tutte uguali che caratterizzano un sobborgo sui generis, dove gli anziani residenti hanno diritto a qualsiasi tipo di comfort, basta avere i soldi necessari per poterselo permettere. Ma come scoprirà ben presto Sam la comunità cela dietro la facciata qualcosa di inquietante e spaventoso e quando uno dei suoi nuovi conoscenti perde la vita in circostanze misteriose deciderà di vederci chiaro, dando vita a un team di attempati investigatori del paranormale.
Questo l'ho già visto
"Il gufo è nel muro, il gufo è nel muro" la frase ripetuta in videochiamata dall'anziano marito della prima vittima, in un prologo che mette sin da subito le cose in chiaro mostrando come minacce mostruose abitino a The Boroughs. Lo spettatore sa già quindi come qualcosa di strano si nasconda tra quelle dimore unifamiliari con giardinetti annessi, ma dovrà scoprire il come e il perché negli otto episodi che compongono la serie, nuova esclusiva del catalogo Netflix. Ribattezzata un po' da chiunque, spettatori comuni o addetti al settore che siano, come la Stranger Things della terza età, l'operazione si inserisce in quel genere di horror / fantastico per tutta la famiglia, recuperando atmosfere anni '80 e volti simbolo che hanno fatto la storia di quel decennio cinematografico e di quello successivo.
Il ruolo chiave è affidato ad Alfred Molina, indimenticato Doctor Octopus dello Spider-Man di Tobey Maguire, per un cast numeroso e variegato nel quale spicca il fascino senza tempo di Geena Davis - che si ritaglia anche una scena "hot" a settant'anni compiuti - e la comparsa da guest-star di uno scatenato Bill Pullman. Ma in generale personaggi principali e secondari trovano la giusta chiave di lettura da parte dei rispettivi interpreti, che ben si calano nel mood divertito di un racconto che non si prende troppo sul serio nel mescolare sobbalzi, misteri e momenti più leggeri, non senza un velo di malinconia data l'età avanzata dei protagonisti.
Le menti dietro il progetto
Non è un caso date tali premesse che The Boroughs sia uscita sotto le insegne produttive di Upside Down Pictures, la casa di produzione di Matt e Ross Duffer nata per l'appunto sulle ceneri della popolarissima serie, che soltanto pochi mesi fa ha concluso il suo percorso. Ritroviamo così la grammatica del soprannaturale immersa nell'ambiente di provincia americano, con gli show-runner Jeffrey Addiss e Will Matthews - portano la loro firma la serie fantasy The Dark Crystal: La resistenza e il film d'animazione Il Signore degli Anelli - La guerra dei Rohirrim (2024) - a gestire di fatto questa "nuova" variazione sul tema.
A funzionare qui come motore emotivo è l'esperienza, con il peso degli anni, il dolore per i lutti, la stanchezza di quei corpi che, per malattia o lo scorrere inesorabile del tempo, non rispondono più come una volta. "Cosa fare col tempo che ci rimane" è il leit-motiv, come sottolineato in uno scambio di battute già nell'episodio d'apertura e che diventa frase chiave di tutta la stagione. Una scelta non soltanto commercialmente atipica, in un'epoca streaming dove la popolazione di over-60 rappresenta una fetta di audience sistematicamente ignorata dalla serialità di genere, ma anche narrativamente coraggiosa: i personaggi di The Boroughs non sono eroi improvvisati che devono ancora scoprire chi sono. Sono individui consapevoli dei propri mezzi, e soprattutto dei propri acciacchi, che si trovano a dover dimostrare - a loro stessi prima ancora che al mondo - di avere ancora qualcosa da dire e da dare.
Tutto è oro quel che luccica quindi? Ni, perché The Boroughs a tratti sembra pagare la sua essenza eccessivamente derivativa e alcune sottotrame risultano meno ispirate di altre, quasi un contentino per dar spazio a tutti i nomi coinvolti. Il piacere della visione non viene certamente negato, ma l'impressione è che lo slancio dell'incipit si vada progressivamente esaurendo nel prosieguo degli eventi, con qualche tempo morto qua e là e una ciclicità su tematiche ricorrenti che erano già ben chiare allo spettatore.