Girl Taken: prigionia e libertà in una miniserie sulle conseguenze del male

Alfie Allen è il diabolico villain della miniserie Paramount+, adattamento di un romanzo che racconta l'inferno affrontato da una studentessa per mano del suo insegnante.

di Maurizio Encari

Lily e la sorella gemella Abby hanno diciassette anni e vivono con la madre single Eve in una piccola cittadina rurale del nord dell’Inghilterra. Le ragazze hanno personalità diametralmente opposte: Abby è studiosa e concentrata sul futuro accademico, mentre Lily è più interessata alle feste e a uscire con il fidanzato Wes. Frequentano entrambe la classe di inglese del carismatico professor Hansen, figura apparentemente benevola che dispensa consigli e supporto emotivo ai suoi studenti.

Dopo una litigata con Abby durante una festa tra amici, Lily decide di tornare a casa a piedi. Hansen, che si trovava nei paraggi, le offre un passaggio a bordo della sua auto, la droga e la conduce in un casolare isolato dove resterà prigioniera per lungo tempo. Il rapimento attira l’attenzione dell’opinione pubblica, ma le ricerche disperate della polizia locale si rivelano vane. Rick tiene infatti segregata la sua giovane vittima nel seminterrato di un cottage isolato e immerso nella foresta, mentendo quotidianamente all’ingenua moglie Zoe e sottoponendo la ragazza a ogni genere di violenza fisica e psicologica. Fino a quando...

Girl Taken: ricominciare a vivere

Girl Taken, nuova miniserie originale Paramount+, è l’adattamento del romanzo La casa in fondo al viale, pubblicato nel 2016 da Hollie Overton. Il risultato è un prodotto dalla qualità altalenante che, se da un lato riesce a sfruttare l’ambiguità di un ottimo Alfie Allen, dall’altro soffre di contorsioni narrative e melodrammatiche non sempre credibili, tanto da allungarsi eccessivamente in sei episodi dalla durata media di circa cinquanta minuti ciascuno.

Storie di ragazze rapite da individui subdoli e senza scrupoli si sono viste innumerevoli volte, sia sul piccolo che sul grande schermo, attingendo alla cronaca nera o alla pura finzione come in questo caso. Se la prima parte della stagione segue un canovaccio piuttosto classico e poco originale, la seconda tenta di immettere nuova linfa tensiva nel racconto attraverso la fuga della protagonista e il difficile percorso di ritorno a una presunta normalità. Un espediente che avrebbe potuto offrire spunti interessanti sull’elaborazione del trauma, sia per la diretta interessata sia per le persone a lei care, ma che viene sfruttato con soluzioni spesso poco credibili, tra fidanzati in comune, poliziotti imbelli ed evasioni quanto meno rocambolesche, capaci di minare oltre misura la sospensione dell’incredulità.

Il focus della serie non è il voyeurismo del crimine, bensì le sue conseguenze psicologiche, come detto uno spunto potenzialmente interessante se affrontato con la giusta profondità. Quando finalmente Lily riesce a scampare a quell’inferno, scopriamo come i veri problemi per lei e la sua famiglia siano tutt’altro che conclusi, ma diverse forzature nella gestione dei personaggi secondari impediscono di entrare pienamente in comunione con una figura comprensibilmente tormentata da una situazione insostenibile per chiunque.

Dentro il cuore, di tenebra e non, dei personaggi

Come accennato, è il cast a reggere sulle proprie spalle il peso dell’intera operazione. Tra le scelte più azzeccate spicca sicuramente il casting di Tallulah e Delphi Evans, sorelle anche nella vita reale, chiamate qui a interpretare le gemelle protagoniste: la chimica naturale tra le due — quella familiarità che non può essere recitata ma solo vissuta — rende genuino il legame tra Lily e Abby anche quando la sceneggiatura ne mette a dura prova la tenuta.

E poi c’è naturalmente Alfie Allen, che interpreta uno dei villain più inquietanti e mefistofelici degli ultimi tempi. Il fu Theon Greyjoy de Il Trono di Spade è terrificante proprio perché lontano dall’archetipo del mostro: un predatore metodico e calcolatore, che nasconde la propria crudeltà dietro la maschera rassicurante dell’insegnante amato da tutti e del padre di famiglia apparentemente irreprensibile. Ma quando è alle strette, emerge un cinismo raggelante, sostenuto da uno sguardo e da un’espressività trattenuta che lasciano intravedere il male puro.