Recensione Forever Ago – Il futuro non si può programmare
Un po’ Mixtape, un po’ UP, con un pizzico di Life Is Strange, il titolo di debutto di Third Shift punta in alto
La maggior parte delle storie che ascoltiamo a guardiamo sin da quando siamo bambini tende a concludersi con il classico “felici e contenti”. Che sia una fiaba, un film, una serie tv o un libro, questa formula è una sorta di comfort zone narrativo che va sempre bene e offre una degna conclusione alla stragrande maggioranza delle storie.
Con il tempo, poi, un numero sempre crescente di registi, autori e scrittori ha deciso di allontanarsi da questa formula con l’obiettivo di offrire trame più strutturate e filoni narrativi diversi, con la conseguenza che il “felici e contenti” è stato pian piano relegato alle storie per bambini e le love-comedy dei primi anni 2000.

Nel 2009, la Pixar ha pubblicato UP, film che in poco più di 4 minuti non solo è riuscito a mostrare ad adulti e bambini cosa succede anni dopo il “felici e contenti”, ma soprattutto cosa succede quando il felici e contenti finisce.
Forever Ago, titolo di debutto della software house Third Shift, prova a ripercorrere gli stessi passi di UP, eliminando però la patina per famiglie tipica di un film d’animazione e proponendo una narrazione più adulta, strutturata e profonda.
Una storia che non si fa problemi a prendere il giocatore a pugni nello stomaco e punta a raccontare tematiche già discusse, ma da un punto di vista inedito: quello di una persona anziana.
Il risultato è una storia che nella sua semplicità riesce a raccontare emozioni potenti e troppo spesso sottovalutate.
Tra Luoghi e ricordi, la trama di Forever Ago

È il 1974 quando due studenti, Alfred e Audrey, si recano alle cascate di Woolson per un progetto scolastico.
Dalle conversazioni tra i due ragazzi si capisce da subito che non è la loro prima avventura, ma soprattutto si intravedono le differenze tra le loro personalità: Audrey è una giovane ribelle e avventurosa, Alfred invece è un ragazzo rispettoso delle regole e tranquillo.
Degli ingredienti perfetti per il preludio della loro gita: il loro primo bacio e la promessa di ritornare in quel luogo in futuro.
Neanche il tempo di gustare quell’attimo di dolcezza che Forever Ago scaglia il primo pugno nello stomaco.
Alfred è nuovamente alle cascate di Woolson, nello stesso posto dove aveva baciato Audrey la prima volta, ma ora è solo, i suoi capelli sono bianchi e il sorriso che lo accompagnava in gioventù sembra essere scomparso.
Il gioco non dà nemmeno il tempo di metabolizzare quanto accaduto che ci mostra le pagine di un diario, che scopriamo essere stato regalato ad Alfred da Audrey per guidarlo in un viaggio verso una serie di luoghi che hanno accompagnato la loro vita.
Un viaggio che tappa dopo tappa dona un pezzo della storia dei due, aiutandoci a comprendere meglio l’animo di un uomo a prima vista burbero, ma che in realtà si trova semplicemente solo e spaesato in un mondo che non è più quello che conosceva e nel quale ha difficoltà a trovare il proprio posto.
Cadere, rialzarsi e ripartire – gameplay e mondo di Forever Ago

Data l’età avanzata, il viaggio di Alfred non è decisamente al cardiopalma e trova i suoi picchi in azioni come la scelta dei biscotti da acquistare o un recinto da superare.
Forever Ago invita per lo più a perdersi nelle sue ambientazioni e interagire coi tanti oggetti e dettagli sparsi qua e la.
Gli unici strumenti a nostra disposizione sono il diario lasciato la Audrey, dove possiamo visualizzare i vari obiettivi, e la fida macchina fotografica di Alfred con la quale fotografare ciò che è intorno a lui.
In linea con la sua natura super chill e il suo protagonista lento e attempato, Forever Ago offre tutta una serie di meccaniche ed elementi secondari, come scelte multiple o collezionabili, che però non hanno un impatto minimissimo sui fatti di gioco. Una scelta stilistica che si può comprendere, ma è sicuramente discutibile e rischia di diventare un’occasione mancata.
L’esplorazione, lenta e rilassata, è quindi il cardine del titolo e avviene in un mondo stilisticamente magnifico, forte di una scelta grafica azzeccata e una palette di colori capace di far emergere un forte senso di nostalgia per un luogo in cui in realtà non si è mai stati, che i finlandesi chiamano Kaukokaipuu.
I luoghi visitati vengono poi ulteriormente valorizzati da un ottimo sound design capace di favorire l’immersione e una colonna sonora che include una serie di brani che accompagnano alla perfezione i momenti più importanti dell’esperienza.
Forever Ago è un viaggio che vale la pena vivere

Com’è facile immaginare, il viaggio di Alfred è soprattutto interiore e l’escamotage narrativo dei luoghi appartenenti al passato è funzionale a raccontare la crescita del personaggio, cosa non scontata dato che si parla di un anziano che in teoria ha già visto e vissuto tutto, e accompagnarci nell’analisi di tematiche che sicuramente non sono originali, ma sono trattate secondo un punto di vista inedito.
Se è vero che il tema del lutto è ampiamente usato nella creazione di videogiochi, è anche vero che mai è stato proposto in età avanzata, quando le forze di andare avanti vengono meno e il mondo sembra essere troppo grande, troppo pericoloso e troppo veloce per affrontarlo in solitudine.
Alfred è un personaggio spaesato in una società che è andata avanti e con la quale lui non si è confrontato per anni, il risultato è che non sembra esserci più un posto per lui.
I giovani sono troppo loquaci, le ragazze aggiustano auto e i luoghi una volta intimi oggi sono trappole turistiche.
Giocando a Forever Ago si capisce che l’elaborazione del lutto non è il macigno più grande per Alfred, anzi forse è il più semplice.
Ciò che è complesso è trovare gli stimoli, la volontà e la forza di rialzarsi e continuare a vivere dando vita a nuove avventure e ricordi.
Ed è questo che rende il suo viaggio interessante da vivere e giocare.
Versione Testata: PS5
Voto
Redazione

Forever Ago
Forever Ago è un'avventura che affronta da una prospettiva inedita sentimenti ed emozioni ampiamente esplorati nel panorama videoludico. Un'idea decisamente riuscita che, al netto di qualche aspetto perfezionabile, accende i riflettori su Third Shift.
Il ribaltamento della prospettiva, dal classico protagonista giovane e forte a un personaggio anziano e affaticato, è solo uno dei pilastri dell'opera, che vanta anche un comparto artistico di notevole valore e un mondo di gioco in cui è un vero piacere perdersi.
Sul piano narrativo si sarebbe potuta osare qualche sfaccettatura in più per evitare una trama un po' prevedibile, priva di grandi colpi di scena e fin troppo ancorata alla propria comfort zone. Allo stesso modo, un gameplay un pizzico più profondo - magari con qualche puzzle ambientale o meccaniche dedicate alla macchina fotografica - non avrebbe guastato.
Nonostante ciò, Forever Ago resta un titolo perfetto per chiunque sia alla ricerca di un'esperienza intima, contemplativa e capace di coinvolgere il giocatore.



