Nioh 3, la recensione: Team Ninja rivoluziona il genere soulslike

Nioh 3 riscrive le regole del genere soulslike. Scopri la nostra recensione sul nuovo titolo della saga

di Domenico Colantuono

Tra qualche anno guarderemo al panorama videoludico dell'ultimo decennio e lo descriveremo parafrasando Gino Bramieri: «Una volta qui era tutto Soulslike». Poi ci fermeremo al 2026, notando il cambio di rotta impresso da Nioh 3.

Negli ultimi anni, infatti, il mercato dei videogiochi è stato letteralmente invaso - e saturato - da titoli che hanno ripreso le meccaniche soulslike creati da FromSoftware e vi hanno aggiunto una serie di elementi per creare la propria visione di Soulslike. Tuttavia, quasi nessuna di queste esperienze è stata capace di staccarsi completamente dai dettami del genere - nonostante ci abbiano provato - finendo quindi in quel calderone chiamato “more of the same”.

La saga di Nioh è stata però in grado di evitare gli errori commessi da altri, offrendo un’interpretazione del genere soulslike basata sugli elementi distintivi della storia del Team Ninja: frenesia, azione e forte presenza della componente tecnica.


Il franchise di Nioh è stato ampiamente celebrato dalla critica e dai fan per la sua capacità di prendere l’ossatura donata da FromSoftware e plasmarla con elementi appartenenti a altri generi. Il combat system, ad esempio, ha da sempre guardato più a Ninja Gaiden che Dark Souls, con il sistema di impugnature e la gestione del Ki. Il sistema di looting invita il giocatore a un continuo cambio dell’equipaggiamento. La trama è raccontata in maniera chiara al giocatore, andando quindi ad allontanarsi dall’ideologia Miyazakiana.

Nioh 3 rappresenta un ulteriore passo in avanti per Team Ninja, che non prende solo il meglio dei precedenti capitoli della saga, ma fa anche tesoro delle esperienze che il team ha proposto dal 2020 ad oggi. Un Summum Opus che fa tesoro dei successi e dei passi falsi fatti negli anni precedenti, proponendo al pubblico un prodotto che mantiene la forte identità della saga di Nioh, prendendo elementi come le aree aperte da Rise Of The Ronin, la gestione della parata da Wo Long o il doppio stile di combattimento da Stranger Of Paradise.

Il risultato è un gioco che rappresenta la piena maturazione del Team Ninja e la massima espressione del franchise, ma anche una spinta evolutiva al genere soulslike, offrendo una via d’uscita alla saturazione post Elden Ring.

Nioh 3, una nuova storia e un nuovo protagonista

 

Nioh 3 si distacca dai precedenti due capitoli proponendo una storia del tutto nuova e un personaggio che non vanno a intrecciarsi con i fatti narrati nei primi due Nioh. Resta però la volontà del team di costruire la trama attorno a figure della storia giapponese realmente esistite, unendo elementi di fantasia e fatti reali.

Ecco perché bisogna fare una panoramica sui fatti reali per comprendere la storia del gioco, che si pone, inizialmente nel Genna 8, il 1622. Un periodo storico che ha visto il Giappone venire fuori da una serie di eventi che definire sanguinari è poco; come l’assedio di Osaka che portò alla distruzione del clan Toyotomi e alla fine della guerra per lo shogunato, con la nomina di Ieyasu Tokugawa a Shogun, il quale ha dato il via a un’era di relativa pace sotto la guida della famiglia Tokugawa.

Ed è da questo momento di pace che inizia la storia di Nioh 3. 
Interpreteremo Takechiyo, nipote di Ieyasu prossimo alla nomina di Shogun. Il gioco avrà inizio tra le mura del castello di Edo - vecchio nome di Tokyo - durante i preparativi della cerimonia, che viene però interrotta dall’attacco di un’armata di Yokai.


Durante la fuga dal castello, scopriamo che l’attacco è stato orchestrato dal fratello del protagonista Kunimatsu, il quale accecato dall’invidia è stato divorato dall’oscurità. Lo scontro con Kunimatsu non volge a nostro favore, tuttavia un attimo prima che questo ci infligga il colpo di grazia, una forza misteriosa ci salva e ci trascina indietro nel tempo, esattamente al periodo Sengoku, nel bel mezzo delle battaglie che avrebbero portato Ieyasu Tokugawa a diventare Shogun.

Ben presto scopriamo che a salvarci è stata una donna di nome Himiko, regina del regno Yamatai, la quale ci spiega che suo fratello Hiruku spinto dalla fame di conquista ha mandato delle sue copie a spasso nel tempo per prendere controllo di varie figure influenti della storia Giapponese, tra cui anche Kunimatsu.

Con l’aiuto di Himiko andremo quindi a passeggio per varie ere temporali della storia Giapponese, passando per il periodo degli stati combattenti (1572), il periodo Heian (1190), l’era Yamatai (247), iil periodo Bakumatsu (1864) e il periodo Edo (1622)  con l’obiettivo di sconfiggere Hiruku e affrontare di nuovo nostro fratello Kunimatsu.

Il Gameplay di Nioh 3, tra mappe aperte e doppio stile di combattimento


Nioh 3 prende il già ottimo gameplay di Nioh 2 e lo eleva al quadrato; nel senso che sarà possibile utilizzare due diversi stili di combattimento: quello del Samurai e del Ninja. Lo stile del Samurai guarda alla storia del franchise, con movimenti più rigidi e un’attenta gestione del Ki e dell’impugnatura dell’arma. Lo stile del Ninja, invece, è chiaramente derivativo dalla saga di Ninja Gaiden e offre un’esperienza più simile a un hack and slash, con movimenti più veloci, una minore attenzione al Ki, e maggior dinamicità nelle varie combo.

I due stili di combattimento non sono l’uno esclusivo dell’altro, bensì complementari, con lo stesso Team Ninja che spinge il giocatore a passare dall’uno all’altro, tant’è che questa funzione è anche l’unico modo per parare una serie di colpi dei nemici, che altrimenti ci metterebbero K.O.

La presenza dei due stili di combattimento mette sul piatto anche un’enorme quantità di opzioni per quanto riguarda il gameplay nudo e crudo. Potremo combinare combo diverse, grazie all’ampia presenza di armi a disposizione, sfinendo il nemico con lo stile del samurai per attaccarlo poi con lo stile del ninja, oppure attaccandolo dalla distanza con lo stile del Ninja per attirarlo a noi per poi attaccarlo alle spalle con lo stile del samurai. Le combinazioni e gli approcci a cui pensare sono veramente tantissimi e sta al giocatore costruirle in base al suo stile di gioco.

Ognuno di questi due stili ha poi delle specifiche armi a disposizione, le quali a loro volta hanno specifici alberi delle abilità da sbloccare. Il tutto si traduce in un’esprienza che vi permetterà di sperimentare per decine di ore prima di trovare la build perfetta.

Parlando di build, va sottolineato come Nioh 3 mantiene il caratteristico sistema di looting tipico della saga. Ogni nemico, anche il più comune, rilascera equipaggiamento e armi, quindi preparatevi a trovarvi il menù pieno zeppo di roba sind ai primi minuti di gioco.
Come ho elencato tra i miei consigli prima di iniziare Nioh 3, usate le prime ore di gioco per testare qualsiasi cosa vi passi sotto mano, così da capire quale tipologia di equipaggiamento si sposa con il vostro stile di gioco.

Altra grossa novità introdotta da Nioh 3 è la presenza delle mappe aperte, che i giocatori possono esplorare liberamente e scoprire missioni secondari, luoghi d’interesse, boss nascosti e tante altre cose; il tutto chiaramente affrontando combattimenti dall’alto tasso di difficoltà.

Le mappe sono divise in aree, ognuna con un livello consigliato per l’esplorazione, cosa che in un certo senso guida l’esplorazione di queste; cosa che potrebbe far storcere il naso a qualcuno. Nulla vieta, chiaramente, la possibilità di gettarsi in aree al di sopra del nostro livello, con la consapevolezza però che anche in nemici comuni potrebbero eliminarvi con un solo colpo.

Ogni area delle mappe offre tantissime attività diverse. Si va dalle basi nemiche da liberare a mini boss da sconfiggere, passando villaggi infestati e yokai amichevoli da trovare. Il tutto è poi contornato da una serie di missioni secondarie che, pur non brillando per scrittura, offrono informazioni sul mondo di gioco e sulle persone che lo vivevano prima dell’arrivo degli Yokai.

Altro elemento è rappresentato dai crogioli. Aree del mondo demoniaco dove il livello di difficoltà si alza e saremo soggetti a una serie di malus, come la corrosione della vita. I crogioli saranno l’ultima tappa di ogni era storica, dato che è da li che i vari nemici traggono il loro potere disumano. Ogni crogiolo ha un proprio design, basato sull’era storica, e nemici specifici. Nostro compito sarà, ovviamente, quello di entrare nei crogioli, sconfiggere i vari yokai e il boss di turno e purificare il crogiolo.

Il comparto tecnico di Nioh 3, un meraviglioso viaggio nella storia del Giappone


La saga di Nioh si è da sempre basata su elementi, eventi e personaggi storici reali e la saga di Nioh 3 non fa eccezione.
Come detto, il gioco ci porterà a spasso per diverse epoche storiche e ognuna di queste è stata costruita in maniera minuziosa, aggiuggendo dettagli ed elementi di design tipici del periodo storico. 

Un esempio perfetto è dato dal periodo Heian - secondo me quello meglio ricreato. Esplorando i dintorni di Kyoto è possibile ritrovare riferimenti all’estetica “Mujokan”, con statue del buddha e ciliegi in fiore, le ultime pagode in legno prima dell’avvento del periodo Kamakura, oppure i vari rituali magici, o di protezione, scritti su fogli di carta che circondano i vari templi.

Team Ninja ha mostrato un’ottima capacità di ricreare l’estetica delle varie epoche giapponesi che fa sì che Nioh 3 sia anche una piacevole passeggiata di scoperta tra queste, tant’è che in alcuni momenti mi è mancata la possibilità di esplorare una città viva e non devastata.

Ho giocato a Nioh 3 su PlayStation 5 e sul piano grafico, il gioco permette di scegliere tra le due classiche modalità: quella grafica e performance. Dato che Nioh 3 graficamente non punta al fotorealismo, ho deciso di optare per la modalità performance. Qui c’è da sottolineare forse la pecca più grossa del gioco. Come già segnalato da tanti giocatori che hanno provato la demo, la risoluzione e gli FPS purtroppo non sono sempre stabili.

Nioh 3 ha tanti elementi su schermo, soprattutto durante gli scontri coi boss, e la cosa fa sì che il gioco di tanto in tanto possa scattare. Sia chiaro, non è un qualcosa che accade sempre e, soprattutto, non mina l’esperienza finale. Tuttavia, i puristi dei 60 FPS stabili potrebbero storcere il naso. Non è detto però che il Team Ninja non rilasci una patch per sistemare la cosa.

L’audio design è di buona fattura, con i suoni ambientali ben realizzati e una buona gestione dell’audio 3D - utilissimo per capire se vi sono nemici pronti ad attaccarvi alle spalle. Anche sul sonoro, Nioh 3 si difende bene. La colonna sonora accompagna i momenti di maggiore azione, soprattutto gli scontri con i boss, e offe una buona varietà di musiche dal sapore epico - che in alcune occasioni mi hanno ricordato The Witcher 3.

Il gioco è doppiato in inglese e giapponese, con quest’ultimo che a mio parere è nettamente superiore, mentre per l’italiano dobbiamo accontentarci dei sottotitoli.

Nioh 3 rappresenta l’evoluzione del genere Soulslike?


Nei vari contenuti di anteprima a Nioh 3, non ho nascosto che secondo me il titolo di Team Ninja rappresenta un passo evolutivo per il genere soulslike. Questa affermazione resta tale se si accetta, e chiaramente c’è la voglia, che il genere soulslike possa evolversi - o comunque abbia bisogno di un’evoluzione.

L’utilizzo della mappa aperta con i vari luoghi d’interesse di Ubisoftiana eredità e l’introduzione dei due sistemi di combattimento, vanno a ridurre le barriere all’ingresso per chi si avvicina per la prima volta alla saga. Resta però alto il livello di difficoltà, che permette di essere più rilassati durante le fasi di esplorazione per avere delle salite improvvise negli scontri coi vari boss.

Anche nella narrazione Nioh 3 offre un suo modo di intendere la cosa. Gli eventi principali sono narrati in maniera chiara, mentre sta al giocatore esplorare le varie aree e superare le missioni secondarie per scoprire di più sul mondo di gioco.

Quando parlo di evoluzione del genere Soulslike mi riferisco a tutte quelle cose che in Nioh 3 offrono un’esperienza milgiore rispetto a Elden Ring. Il combat system è molto più divertente e fluido. Abbandona lo schema dell’attacca e scappa e fa spazio a una vera e propria danza di luci, mosse e abilità che non vanno ad abbassare il livello di difficoltà, anzi il contrario.

La mappa aperta è poi gestita in maniera egregia, donando al giocatore uno spazio non enorme e con il giusto quantitativo di cose da fare. Chiaro, la presenza delle avrie bandierine sulla mappa rompe la magia dell’esplorazione - grosso punto a favore di Elden Ring - ma permette anche a una platea più ampia di godere del gioco.

Volendo trovare dei difetti a Nioh 3, ci sarebbero il già citato calo del frame rate in alcune occasioni e un’IA dei nemici non sempre al top.

Tuttavia, in un mercato saturo di esperienze copia e incolla, la cui l’unica novità è innalzare la difficoltà dei nemici e rendere la lore quanto più complicata possibile da comprendere; ben venga Nioh 3 che decide di utilizzare le meccaniche soulslike a suo piacimento, senza ancorarsi a dei dettami non scritti che ormai sembrano più delle catene che spunti creativi.

Il lavoro di Team Ninja va a rappresentare un’alternativa per chi vuole sviluppare soulslike e la speranza è che altre software house prendano l’esempio.