John Carpenter’s Toxic Commando diverte da paura
Grosso guaio a Zombietown
Se anche voi siete stati fulminati da uno strano effetto Mandela: no, non esiste nessun film di John Carpenter dal titolo Toxic Commando. La vostra testa sta fondendo il cult della Troma del 1984, The Toxic Avenger, con la granguignolesca carriera del regista newyorkese. E allora cos’è John Carpenter’s Toxic Commando? Beh, non ci siete comunque andati troppo lontano. John Carpenter’s Toxic Commando è dunque frutto del brainstorming interno di Saber e dell’idea di fondere due meccaniche già presenti nei giochi del loro catalogo: il combattimento online contro orde immani di zombie di World War Z con le ruote di veicoli corazzati che corrono nel fango come in Mudrunner. La ciliegina sulla torta di questo progetto è il coinvolgimento di John Carpenter, chiamato a supervisionare la componente narrativa e offrire feedback sulla struttura di gioco che si ispira a (e spesso omaggia esplicitamente) numerose sue pellicole, da 1997: Fuga da New York a Essi vivono, senza dimenticare Il signore del male e Grosso guaio a Chinatown. Più in generale, John Carpenter’s Toxic Commando vuole essere un omaggio a tutto tondo a un certo cinema di genere degli anni ‘80 (tra le ispirazioni citate dagli sviluppatori c’è persino Demoni di Lamberto Bava), al punto che il coinvolgimento di Carpenter si è spinto fino alla colonna sonora.
La trama di John Carpenter’s Toxic Commando
Se l’intenzione dichiarata del gioco è quella di riprodurre sensazioni ed emozioni delle pellicole action/horror anni ‘80, la trama concepita per John Carpenter’s Toxic Commando pare prestarsi molto bene allo scopo. Tutto inizia quando un ambizioso esperimento che punta a ricavare energia pulita dal nucleo del pianeta. Ovviamente, qualcosa va storto e invece di una fonte energetica illimitata, lo scavo porta in superficie un’antica divinità, lo Sludge God, il dio della melma. Se vi ricordate Ghostbuster, le antiche divinità tendono ad essere piuttosto di malumore al risveglio e il nostro dio dei tempi antichi non fa eccezione, ricoprendo la Terra di melma mefitica e tossica, al cui contatto gli umani regrediscono in zombie assetati di sangue.
La mossa geniale però deve ancora arrivare. Uno normale a questo punto dopo aver (magari inavvertitamente, concediamo il beneficio del dubbio) spalancato le porte dell’apocalisse, troverebbe normale fuggire nei boschi e non farsi mai più vedere. Il nostro genio, invece, recluta con un pizzico di furbizia un team di quattro commando per far risolvere a loro il grosso guaio a zombietown. Ovviamente nessun con un minimo di sale in zucca accetterebbe una missione simile, ma si dà il caso che i quattro paramilitari siano stati infettati appena messo piede in zona e siano in vita grazie a un macchinario del nostro un po’ perverso genio che impedisce al contagio di raggiungere il cervello. Ed è esattamente a questo punto che entriamo in gioco noi.
La carneficina zombie di John Carpenter’s Toxic Commando
Come intuibile da quanto appena raccontato, John Carpenter’s Toxic Commando è uno shooter cooperativo a quattro giocatori. La sua struttura poggia su una serie di missioni, ovviamente rigiocabili a piacere, in cui il team dovrà portare a compimento una serie di incarichi, sempre più folli, per il nostro genio dell’apocalisse affinché il disastro di cui sono testimoni venga sistemato in qualche modo, con qualche bubbola tecnologica, tanto esplosivo e un po’ di speranza e divinità meno permalose per le buche in giardino. Ogni missione inizia con una fase di briefing, in cui il gioco ci riassume velocemente quale sia il nostro incarico. Solitamente, si tratta di andare verso i punti A e B, e poi verso C dove abbiamo attivato qualcosa da difendere o da sterminare. Benché questa formula venga ovviamente declinata attraverso una serie di variazioni sul tema, la vera imprevedibilità di ogni missione è data dalle possibilità offerte dalle aree di gioco circostanti.
Un po’ come in altri campi, anche nella lotta agli zombie andare dritti ai punti A, B e C per chiudere la missione quanto prima e andare a dormire è un metodo che può funzionare, ma toglie gran parte del divertimento. La mappa di ogni missione infatti è piuttosto ampia e ricca di dislivelli: sparsi qua e là si trovano veicoli, zone di rifornimento e altre zone di interesse, dove ad esempio raccogliere punti spendibili per l’attivazione di torrette e altri macchinari nel luogo dello scontro finale. Più di ogni altro elemento, però, la mappa abbonda di zombie: decine, centinaia nei punti più caldi, che arrivano correndo, caracollando, ammassando gli uni sugli altri con un divertente effetto ragdoll, brandendo oggetti vari, mentre tra i loro ranghi si fanno larghe orrori ancora più minacciosi e inquietanti generati dal liquame biologicamente infetto. E poiché gli scontri contro questi fiumi di non-morti sono sempre molto esaltanti, spesso vi ritroverete a vagare, magari in cerca di benzine o munizioni per lanciarsi in un altro assalto al fortino degli zombie.
Nel team i ruoli sono quelli classici: c’è il guaritore, il tank, l’ingegnere e l’assaltatore, qui glorificato dalla meravigliosa definizione di Fiammeggiante. I ruoli in campo sono abbastanza definiti da premiare il gioco di quadra, ma non così rigidi da non consentire slanci eroici o improvvisate un po’ folli. Come forse emerso dalla descrizione delle righe precedenti, John Carpenter’s Toxic Commando non reinventa la ruota, sotto nessun punto di vista, ma tiene bene in mente il proprio obiettivo, ovvero riprodurre l’atmosfera di certe pellicole anni ‘80 e si concentra su quello. E funziona. Gli scontri a fuoco con gli zombie a piedi sono mattanze spettacolarizzate dalla fiumana di corpi e sangue che schizza ovunque a schermo, mentre su 4 ruote il gioco si trasforma in una carmageddon nel fango, con rampini, torrette e altri accessori vari a fare da contorno. Ah, non mancano nemmeno i poteri soprannaturali.
Ovviamente, il gioco dà il suo meglio quando oltre a voi avete altri tre compagni umani a disposizione. In generale è nelle partite con più giocatori umani che si verificano i momenti più divertenti e in qualche modo casuali, ma abbiamo affrontato anche buona parte delle missioni supportati dia soli bot e non si sono comportati male per nulla. Nel caso vi fidiate poco è possibile impartire semplici ordini per coordinarli, ma in situazioni normali riescono a gestire il proprio ruolo in autonomia e persino a guidare lasciandoci l’ambito posto sulla torretta. Certo in qualche aspetto è un po’ ruvido (l’animazione di passaggio dall’inquadratura del veicolo alla prima persona, per citare l’esempio più lampante), ma avere ben chiaro il proprio obiettivo e la portata dei propri mezzi consente a John Carpenter’s Toxic Commando di rivelarsi un po’ a sorpresa un ottimo passatempo online, che certo ha tutto in termini di crescita e potenziamenti per soddisfare i palati più moderni, ma consente anche un approccio un po’ più casual, o da un giro ogni tanto. Certo il periodo in questo specifico segmento è bello complicato, ma John Carpenter’s Toxic Commando ha le carte in regola per trovare un po’ spazio, forte di un elemento difficile da ingegnerizzare a tavolino, a prescindere dal budget: lo spasso. .