Hot Wheels Unleashed 2: Turbocharged - recensione della folle corsa made in Milestone

Hot Wheels Unleashed 2: Turbocharged è l'ultimo capitolo del racing-arcade di Milestone

di Simone Marcocchi

Hot Wheels Unleashed 2: Turbocharged è casa Milestone e si sente, c’è tutta la grinta di chi se ne intende di motori ruggenti, ma è anche completamente Hot Wheels – ovviamente, dato anche il titolo –, e quindi le iconiche macchinine di Hasbro, che hanno invaso la mia infanzia e di una quantità smodata di altre generazioni di persone che ora (come allora) continuano a perdurare nella loro passione mini-automobilistica.

Hot Wheels Unleashed 2: drift, platica e rabbia!

Il numero due sulla confezione di Hot Wheels Unleashed spinge la produzione a nuovi livelli, nuove idee ed una revisione generale del proprio titolo. Una modalità storia recitata – anche in italiano con un ottimo lavoro di doppiaggio – non era fondamentale, ma lega una gara all’altra con uno siparietto simpatico che dimostra una maggior cura per i dettagli, anche se minori. Spariscono alcuni fronzoli inutili come il covo da abbellire del primo capitolo – che probabilmente non è mai interessato a nessuno – ma nel proprio garage si possono abbellire le proprie auto con nuove livree ed è una cosa su cui spenderete di certo del tempo, anche per distinguervi in mutliplayer o avere qualche elemento di novità per personalizzare la propria auto preferita.


Si aggiunge ora anche l’Hot Wheels Spin, una sorta di Slot Machine (in stile Forza Horizon) che vi regalerà dei bonus, ma è nel garage che andrete a lavorare per migliorare le auto e renderle sempre più compettiive… ho detto auto, ma ora ci sono anche le moto e i quad! Nonostante lo stile di guida non si discosti in modo esagerato da quello delle vetture classiche, a vantaggio del giocatore, la loro leggerezza e lo stile di guida che può cambiare anche tantissimo da un modello all’altro le pone come una novità di una certa caratura, al netto del fatto che alcuni percorsi sono sicuramente meglio ottimizzati per loro. Se poi guadagnate soldi e non li spendete tutti allora bè, ecco il negozio che ritorna in tutto il suo splendore, con una rotazione a tempo di modelli proposti che vi conviene studiare per bene, ci sono 130 vetture e ne vedrete solo un po’ alla volta, quindi è meglio tornarci spesso.

Se dare sportellate è divertente, perché non metterci un pizzico di Road Rush per dare pepe alle gare. Alcuni passaggi impongono di usare il nuovo tasto ad hoc per il salto, ma se vorrete mantenere la testa della gara e qualcuno vi si affianca, allora è giusto dagli una sportella che lo rimette a posto… adorabile (e cattivissimo).

I percorsi sono tutti nuovi e i futuri DLC promettono una pioggia di contenuti che seguiremo molto da vicino, alcuni poi riportano le vetture non solo sui percorsi, ma anche in mezzo alla stanza, con ostacoli che andranno evitati e che per noi potrebbero risultare fatali data la velocità e la dimensione ridotta. Non vi bastano i percorsi? Allora fiondatevi nell’editor di tracciati e sbizzarrite tutta la vostra fantasia.


Hot Wheels Unleashed 2: Turbocharged, recensione: spericolati alla metà

La prima versione era quasi perfetta, gli unici difetti che si potevano riscontrare – e non tutti li considereranno tali – tornano anche in questa versione, ma in maniera più lieve, forse anche a fronte di una ingente numero di feeback da parte dei giocatori. Alcune gare, infatti erano troppo complesse e la dedizione dei giocatori richiedeva anche di conoscere ogni curva, ogni salto, ogni svolta, pena una caduta rovinosa nel vuoto o scoprire troppo tardi che la propria auto non riusciva a centrare il tempo richiesto o il podio agognato perché non aveva le statistiche adeguate. Tutto questo, come dicevo, torna anche qui, ma da una parte è un bene, perché spinge il giocatore a continuare a migliorarsi, ma alcune condizioni sono ora meno proibitive – alzi la mano chi ha detto ragno-sputa-ragnatela – e quindi meno frustranti, al netto del fatto che io personalmente in un videogame preferisco sempre impegnarmi di più, rispetto all’esatto opposto.

Oltre al ragno malefico che ora è maggiormente aggirabile nel suo essere crudele ed incollare le auto alla strada, anche i limitatori stradali rallentano un po’ meno quando ci si sbatte per errore e anche la ventilazione forzata a bordo pista non spinge le auto fuori dal tracciato in modo sconsiderato. Il fatto poi che dal punto di vista grafico non ci siano praticamente novità non è un problema enorme, anzi, le modifiche sono tutte sotto al cofano (letteralmente), anche se probabilmente ci si poteva spingere un filino oltre le novità, non supera il suo predecessore, ma resta sempre un must buy.