Expeditions: Samurai: Recensione di un ritorno tattico a base di katane
Da Roma al Giappone del periodo Sengoku: la serie evolve verso ruolo, narrazione e stealth, restando fedele alla propria anima tattica
Expeditions: Samurai raccoglie l'eredità di Expeditions: Rome e la trasporta in una delle epoche più affascinanti della storia giapponese. Ambientato nel 1600, negli ultimi anni del periodo Sengoku, il gioco mette il giocatore al centro di una guerra civile destinata a cambiare il volto del Giappone. Nei panni del capitano di una nave europea approdata sulle coste nipponiche, ci si ritrova coinvolti in un intricato conflitto politico tra signori della guerra, clan rivali e figure storiche che lottano per conquistare il potere.
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Viaggio in oriente
La prima cosa che colpisce è il modo in cui gli sviluppatori hanno deciso di evolvere la formula della serie. Se Expeditions: Rome era fortemente concentrato sulla carriera militare del protagonista e sulla guida della propria legione, Samurai pone una maggiore enfasi sul lato ruolistico e narrativo. Le scelte sembrano avere un peso ancora più marcato e il rapporto con i compagni di viaggio assume un'importanza centrale nell'economia dell'avventura. Ogni membro dell'equipaggio possiede una storia personale, obiettivi propri e relazioni che possono svilupparsi in molte direzioni differenti.
Anche il sistema di combattimento rappresenta un netto passo avanti rispetto a Rome. Il precedente capitolo proponeva battaglie tattiche solide e profonde, ma spesso caratterizzate da ritmi piuttosto lenti. In Expeditions: Samurai gli scontri risultano più dinamici grazie a una gestione delle azioni che rende il flusso della battaglia molto più rapido e spettacolare. La componente strategica resta fondamentale, ma la sensazione generale è quella di un'esperienza più moderna e fluida.
Una delle novità più interessanti è l'introduzione delle meccaniche stealth. In Rome il confronto diretto era quasi sempre la soluzione principale, mentre qui è possibile osservare il campo di battaglia, separare i membri della squadra, organizzare imboscate e sfruttare l'ambiente prima che il combattimento abbia inizio. Questa aggiunta amplia notevolmente le possibilità tattiche e rende ogni missione più aperta all'interpretazione del giocatore.

Rome vs Samurai: cosa cambia
Dal punto di vista artistico, il cambio di ambientazione è probabilmente il miglior elemento del gioco. Le armature dei samurai, i castelli feudali, i villaggi rurali e le campagne giapponesi costruiscono uno scenario ricco di fascino e personalità. L'atmosfera risulta immediatamente coinvolgente e riesce a distinguersi nettamente da quella romana del capitolo precedente.
Nel confronto diretto, Rome mantiene ancora un vantaggio nella componente strategico-militare grazie alla gestione della legione e alle grandi campagne belliche che scandivano l'avventura. Samurai, invece, sembra puntare tutto sull'evoluzione del gioco di ruolo, sulle relazioni tra i personaggi, sulla libertà d'approccio alle missioni e su un sistema di combattimento più evoluto. Chi ha amato Rome ritroverà la stessa attenzione per la ricostruzione storica e le scelte morali, ma con una struttura più ricca e ambiziosa.
In pratica Samurai asciuga molte delle cose legnose e meno interessanti di Rome ed aggiunge anche una grande attenzione ai dialoghi che come un vero gioco di ruolo (e i libri-game), si può morire molto facilmente e molto rapidamente per un ragionamento sbagliato, se non si segue la linea logica del vostro personaggio inserito nel suo contesto. Tutto ciò non è perfetto, ma funziona, è semplice, logico e ciascuna delle parti: narrativa e di combattimento, hanno quasi sempre varie sfaccettature utili a darvi qualcosa su cui riflettere.

Versione Testata: PC
Voto
Redazione

Expeditions: Samurai: Recensione di un ritorno tattico a base di katane
Expeditions: Samurai dimostra che la serie sa evolversi senza tradire se stessa: al posto della fredda gestione militare di Rome trova spazio un'anima più ruolistica, fatta di dialoghi pesanti, relazioni tra compagni e un combattimento finalmente più agile, arricchito dalle nuove meccaniche stealth. L'ambientazione nel Giappone del Sengoku regala inoltre un'identità visiva forte e distintiva. Non tutto è perfetto e chi amava la componente strategico-militare di Rome potrebbe sentirne la mancanza, ma nel complesso è un sequel che cresce nella direzione giusta: consigliato a chi ama il genere tattico e a chi ha già amato il capitolo romano.








