Dogpile: Recensione del puzzle Suika Game-like

Dogpile è un irresistibile puzzle game a colpi di fusioni

di Simone Marcocchi

Questo è uno di quei titoli che entrano in punta di piedi e poi non riesci più a toglierti dalla testa, una piccola perla capace di reinterpretare un’idea già conosciuta rendendola sorprendentemente più ricca, più moderna e dannatamente più strategica. L’elemento alla base rimane quello reso celebre da Suika Game: far cadere degli oggetti in un contenitore limitato e fonderli in varianti sempre più grandi man mano che si toccano. Ma qui, invece dei frutti, ci sono cani di ogni razza e dimensione, animati con una cura quasi eccessiva, che prendono vita mentre rimbalzano nel cortile creando una danza caotica e irresistibile. La somiglianza, però, finisce esattamente in questo punto, perché Dogpile non si accontenta di replicare il modello originale: lo reinterpreta attraverso una lente roguelite e deck-building che trasforma un semplice puzzle fisico in un’esperienza sorprendentemente complessa e appagante.

Questione di cani in caduta libera...

Il concetto del gioco è molto semplice: fondere tra loro dei cani... per crearne altri, certo, ma la vera differenza sta nel fatto che ogni animale appartiene a una carta, ogni carta vive dentro un mazzo che cresce, si modifica, si snellisce o si arricchisce grazie alle scelte del giocatore, e ogni potenziamento, tratto o malus può cambiare radicalmente il modo in cui la partita prende forma. Dove Suika Game era immediato, puro istinto, Dogpile ti chiede di fermarti un secondo, di guardare il tuo mazzo, i tuoi tratti, il negozio che cambia di round in round, e di domandarti che tipo di sinergia vuoi costruire. Non lancia semplicemente cani in un buco: ti invita a creare una strategia, una vera build, una serie di piccole decisioni che, sommate, determinano se la run finirà soffocata da un mucchio di bassotti o culminerà in un glorioso e gigantesco San Bernardo.

Eppure, nonostante questa complessità, Dogpile conserva la gratificazione immediata del genere. È un piacere quasi fisico vedere due cani toccarsi e trasformarsi in un animale più grande, e ogni animazione è costruita in modo da rendere quel momento prezioso, espressivo, divertente. La fisica non ti perdona, proprio come nel suo ispiratore: i cani più grandi sono ingombranti, si incastrano, bloccano spazi preziosi, e basta un lancio sbagliato per ritrovarsi con il cortile vicino all’esplosione. Ma qui hai strumenti per reagire: tratti che fanno muovere i cani, bonus che riducono le dimensioni temporaneamente, abilità che attivano altre carte in automatico, combinazioni che ribaltano una situazione disperata. Là dove Suika viveva nel “vediamo quanto riesco ad andare avanti prima di perdere”, Dogpile vuole che tu costruisca, che tu sperimenti, che tu scelga come evolvere ogni singola run.

La cosa più sorprendente è come riesca a mantenere un equilibrio perfetto fra immediatezza e profondità. È un gioco che puoi avviare per una partita veloce e ritrovarti, un’ora dopo, ancora immerso nello stesso mazzo, a inseguire l’ultima fusione che ti manca. Ogni run è diversa perché ogni mazzo può assumere identità completamente nuove, grazie alla varietà di tratti, targhette e potenziamenti che spingono a cambiare stile in continuazione. Dove Suika Game seduceva con la sua semplicità ripetibile all’infinito, Dogpile trattiene grazie alla sua capacità di reinventarsi di volta in volta, offrendo un’esperienza più profonda senza mai perdere il suo lato genuino, tenero e quasi ipnotico.