Crisol: Theater of Idols — Recensione: un debutto imperfetto ma pieno di personalità
Il sangue della fede: Vermila Studios debutta con un survival horror in prima persona ambientato in una Spagna alternativa e oscura, con un sistema di combattimento originale e una direzione artistica che conquista.
Vermila Studios debutta con Crisol: Theater of Idols, un survival horror in prima persona che guarda alla vecchia scuola del genere, cercando però di costruire una propria identità attraverso una direzione artistica molto particolare e alcune idee di gameplay decisamente interessanti.
Il team spagnolo, fondato nel 2020 da David Carrasco e David Tornero, arriva a questo progetto dopo aver sviluppato un primo prototipo e aver ottenuto anche un Epic MegaGrant. Crisol rappresenta quindi il primo videogioco dello studio e, considerando le dimensioni della produzione, le ambizioni sono tutt'altro che contenute.
Pubblicato da Blumhouse Games, il titolo punta soprattutto sull'atmosfera, sull'esplorazione e su un sistema di combattimento costruito attorno a una risorsa decisamente particolare, il sangue. Ed è proprio questa scelta a dare a Crisol la sua caratteristica più riconoscibile.
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Tormentosa, il culto del Dio Sole e una lore densa di folklore spagnolo
La vicenda ci porta a Tormentosa, un'isola appartenente ad una Spagna alternativa nella quale tradizioni, religione e folklore diventano parte integrante dell'orrore.
Nei panni di Gabriel, un soldato legato al culto del Dio Sole, ci troveremo progressivamente coinvolti in una situazione molto più grande della semplice missione iniziale. L'avventura ci conduce attraverso culti, divinità, sacrifici e segreti che contribuiscono a costruire una mitologia piuttosto ricca.
Ed è proprio la lore uno dei punti di forza del gioco, perchè Crisol ha qualcosa da raccontare e lo fa anche attraverso gli ambienti, i documenti e i tanti dettagli disseminati durante l'esplorazione. Tormentosa non è quindi un semplice contenitore per gli eventi, ma parte integrante della narrazione. I
Il vero problema è il ritmo. La storia alterna momenti particolarmente riusciti, nei quali la tensione narrativa raggiunge picchi notevoli, ad altri in cui il ritmo rallenta e il coinvolgimento tende inevitabilmente a calare. Non è una componente che compromette l'avventura, ma questa discontinuità si avverte soprattutto andando avanti.
La base rimane comunque interessante e lascia intravedere una lore che avrebbe potuto essere ulteriormente approfondita.
Il sistema di ricarica attraverso il sangue è bellissimo— il resto convince meno
Il gameplay è probabilmente l'aspetto più interessante di Crisol, soprattutto per una ragione molto precisa, ossia la meccanica legata al sangue.
Il sangue del protagonista è contemporaneamente una risorsa per la sopravvivenza e una vera e propria forma di munizione. Le armi da fuoco utilizzano il sangue per funzionare e questo significa che ogni scontro ci obbliga a gestire con attenzione una risorsa che rappresenta anche la nostra energia.
È un sistema intelligente perché mette continuamente il giocatore davanti ad una scelta, ossia consumare sangue per eliminare rapidamente un nemico oppure conservarlo e affrontare la situazione in maniera più prudente.
Anche le armi da mischia entrano perfettamente in questa filosofia e contribuiscono a creare un sistema di combattimento particolare, nel quale ogni risorsa ha un peso.
È, a mio avviso, una figata atomica, perché non si tratta di una semplice trovata estetica.
Il sangue è integrato direttamente nelle meccaniche e diventa parte fondamentale dell'esperienza.
Anche il level design funziona molto bene. L'esplorazione, gli ambienti interconnessi, gli enigmi e la ricerca delle risorse richiamano in maniera evidente la struttura dei survival horror classici e danno al giocatore una buona sensazione di progressione.
Peccato che il combattimento non sia sempre all'altezza dell'idea che lo sostiene. Movimenti e animazioni risultano a tratti un po' legnosi e alcune interazioni non hanno quella precisione che ci si aspetterebbe da una produzione più rifinita.
Bisogna comunque considerare che questo è il primo gioco di Vermila Studios, e alcuni limiti sono probabilmente anche il risultato di un budget contenuto e della poca esperienza del team.
Un altro elemento che convince meno è la varietà dei nemici. Alcune creature sono ottimamente inserite nell'universo di gioco, ma il bestiario avrebbe sicuramente beneficiato di una maggiore diversità.
Il comparto tecnico di Crisol è la vera anima del gioco, ma i limiti ci sono
Se c'è un aspetto nel quale Crisol riesce immediatamente a conquistare, è quello artistico.
Tormentosa è splendida.
L'ambientazione, il richiamo temporale, l'architettura, il folklore spagnolo e la componente religiosa vengono mescolati con grande personalità. Il gioco riesce a costruire un mondo riconoscibile e soprattutto diverso dal solito.
Statue, luoghi di culto, edifici e ambientazioni contribuiscono a creare un'atmosfera costantemente inquietante, senza dover necessariamente ricorrere a continui spaventi facili.
La direzione artistica è probabilmente uno degli elementi che più fanno capire quanto potenziale ci sia dietro questo progetto.
Ma la vera sorpresa arriva dal comparto audio.
Il sound design è magistrale. Rumori ambientali, effetti delle armi, suoni delle creature e musica contribuiscono in maniera fondamentale alla tensione. In diversi momenti è proprio ciò che sentiamo a rendere un ambiente inquietante prima ancora che accada qualcosa.
Purtroppo, accanto a questi aspetti positivi, troviamo alcuni problemi tecnici che si fanno sentire.
Animazioni, movimenti e alcune interazioni mostrano i limiti di una produzione indipendente e del primo progetto di uno studio ancora giovane. Non sono difetti in grado di rovinare l'esperienza, ma sono abbastanza evidenti da impedire al gioco di raggiungere quel livello di rifinitura che avrebbe potuto trasformarlo in qualcosa di davvero eccezionale.
Ed è questo il vero rammarico.
Con qualche mese di lavoro in più, maggiore rifinitura e qualche accortezza tecnica, Crisol avrebbe potuto fare un salto qualitativo enorme.
A questo si aggiunge un'altra assenza che, personalmente, considero importante: la localizzazione italiana.
I dialoghi non sono numerosissimi, ma la storia e soprattutto la lore hanno un peso importante nell'avventura. Chi non ha una buona conoscenza dell'inglese potrebbe quindi perdersi alcuni passaggi e informazioni utili per comprendere completamente quello che sta accadendo.
Versione Testata: Xbox Series X
Voto
Redazione

Crisol: Theater of Idols — Recensione: un debutto imperfetto ma pieno di personalità
Crisol: Theater of Idols è un survival horror vecchia scuola con un'idea di base davvero brillante. Il sistema del sangue è originale e funziona, l'ambientazione è affascinante, il level design convince e il comparto sonoro è eccellente. Peccato per un gameplay a tratti legnoso, una varietà dei nemici non sempre all'altezza, alcuni problemi tecnici e l'assenza della localizzazione italiana.
Un debutto imperfetto, ma ricco di idee e personalità, che guarda alle grandi glorie del genere come Resident Evil e BioShock senza limitarsi a copiarle. Con maggiore esperienza e qualche intervento tecnico, Vermila Studios potrebbe davvero fare quel salto di qualità che qui è mancato di poco.









