Castlevania Portrait of Ruin

Castlevania Portrait of Ruin
E' tornata sui doppi schermi del DS una delle più famose saghe dark dei videogames, Castlevania. "Portrait of Ruin" si colloca nell'Europa falcidiata dalla seconda guerra mondiale. Le anime desolate di coloro caduti nel conflitto trasportano con sé l'odio e la disperazione necessari a Brauner per risvegliare il castello di Dracula, simbolo del male. Brauner è un vampiro profondamente segnato dal disprezzo per il genere umano, del quale brama l'estinzione; a tal fine, il potere di Dracula gli è fondamentale. In antitesi con tanta crudeltà si delinea una personalità sensibile, proclive all'arte, recante un geloso affetto nei confronti delle due figlie. Il compito di sventare i piani diabolici spetta a due ragazzi, Jonathan e Charlotte, diversi fra loro ma intensamente legati: energico e sbrigativo lui, riflessiva e distaccata lei. Verranno coadiuvati da un frate, Vincent, e un misterioso fantasma, Wind.


Castlevania è un titolo prettamente d'azione, in cui l'interazione con gli altri personaggi è limitata e la storia, più in generale, non ne è che anonima cornice. Fa comunque piacere quel pizzico di coinvolgimento che il susseguirsi degli eventi narrati riesce a trasmettere.
La giocabilità rievoca i fasti del passato: la connotazione action, legata nella bidimensionalità ad una impostazione dei livelli su piattaforme, si espande in diverse direzioni, arricchendosi di alcune peculiarità del genere ruolista. In primo luogo, l'utente può scegliere quale dei due ragazzi impersonare ed eventualmente chiedere manforte al compagno, che apparirà anch'egli sullo schermo (controllato dal computer). Interessante complicazione è la condivisione per entrambi della stessa barra vitale (e della stessa barra magica), il che impone una certa oculatezza nella gestione della coppia.
Come si sarà intuito, Jonathan e Charlotte sono complementari: alla bravura nello scontro fisico dell'uno corrisponde l'abilità nella magia dell'altra. Nel corso della partita si potrebbe tendere però a preferire il più robusto protagonista maschile, ricorrendo alla fanciulla come supporto. Jonathan può vantare un arsenale nutrito (e Charlotte un fitto repertorio di incantesimi). Gli è possibile equipaggiare un'arma primaria per il corpo a corpo ed una secondaria, da lancio. Ogni strumento d'offesa si differenzia per raggio d'azione, velocità, danno inflitto; sebbene una buona parte dell'armamentario sia poco utile, i vari parametri influiscono in maniera tangibile sull'andamento dei combattimenti, i quali rimangono ispirati ai canoni classici della serie.

Anche i nemici rispecchiano l'orientamento storico del genere: ripetitivi nelle movenze e negli attacchi, esigono tuttavia qualche attenzione circa il modo migliore per essere sopraffatti, specialmente in certi frangenti impegnativi. E' il caso dei duelli con i boss, che risultano godibili proprio perché, pur privi di complessità, non ci si riduce a sferrare il proprio colpo migliore in continuazione. Castlevania è dunque caratterizzato da un gameplay composto solidamente di elementi tradizionali, dall'immediatezza prossima all'arcade, senza però disdegnare la piccola strategia insita nella selezione dell'arma più adatta o della tattica vincente. I controlli, in conformità con l'atteggiamento retrospettivo sopra citato, riservano una fredda accoglienza all'indole tattile del DS. I comandi vengono tutti impartiti tramite i pulsanti: al pennino è concesso solo qualche accenno sporadico (destinato unicamente ai più abili). La preferenza per questa impostazione, pur non offrendo il dovuto tributo in termini di novità, non fa altro che confermare quanto di buono i canoni della saga hanno finora proposto.


L'azione si consuma nella parte inferiore della console. Lo schermo superiore è adibito proficuamente alla visualizzazione della mappa, o in avvicendamento delle statistiche amiche e nemiche. Le informazioni tratte sono davvero comode, perché evitano di dover ripiegare costantemente ai menù di pausa. La modalità principale si dipana dal castello di Dracula attraverso diverse locazioni, alle quali si accede tramite un dipinto che le immortala, opere ovviamente di Brauner. Ogni ambientazione si estende entro dimensioni ragguardevoli e l'andamento dell'esplorazione non è lineare. Frotte di mostri e stanze segrete garantiscono che l'esperienza sia ben movimentata.
Una seconda possibilità di gioco, pur ridotta a soli tre livelli, è "Anti-boss", percorso da concludersi nel minor tempo conseguibile, farcito da nemici di taglia considerevole (i boss appunto). Ci si può anche cimentare col multiplayer in due, sia wireless che tramite connessione internet. Lo svolgimento della partita, in cooperativa, è simile a quello de "Anti-boss". Vi è inoltre l'opportunità di aprire un proprio negozio, dove vendere ad altre persone gli items raccolti .
Dal punto di vista tecnico, "Portrait of Ruin" non delude le aspettative. L'aspetto visivo può vantare grande cura, sia ad uno sguardo complessivo che nei particolari: ogni scenario è riprodotto con dovizia di dettagli e qualche elemento tridimensionale fa bella mostra di sé sullo sfondo. I ricchi paesaggi, esaltati dall'ottima colorazione, esprimono un'atmosfera che rende perfettamente lo stile del titolo. Colpiscono le animazioni dei protagonisti. Il sonoro è anch'esso molto convincente, fra i temi musicali che trascinano l'azione e le battute felicemente esclamate.

Una menzione particolare merita il "bestiario", ispirato da vivace vena creativa. Potrà accadere di incrociare una dama indaffarata a pulire il castello con l'aspirapolvere, che non mancherà di presentarsi con educato inchino sussurrando "here I am", mettendosi infine in posizione di guardia. Oppure scorgere la smorfia di dolore sul volto di un mostro appena sconfitto. Insomma, ci si può stupire innanzi a tanta ricercatezza per cose che occupano lo spazio di pochi pixel. "Castlevania Portrait of Ruin" si fa portatore della tradizione, riveduta e ampliata in maniera accorta. L'impegno profuso dai suoi creatori ci offre un gioco vecchio stile ma dall'aspetto attuale, in grado di affascinare qualsiasi fascia d'utenza.

Castlevania Portrait of Ruin
8

Voto

Redazione

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Castlevania Portrait of Ruin

Pur di ospitare Castlevania, il DS ha dovuto scendere a patti. Ha accantonato la natura tattile che lo contraddistingue. Non ha strizzato l'occhio alla novità come è solito fare, accettando che un gioco vecchia scuola riproponesse qualcosa di ormai collaudato da tempo. E ha fatto bene. Perché Castlevania, sempre che ci sia bisogno di ribadirlo, dimostra come certe alchimie non solo resistono brillantemente allo scorrere del tempo, ma possono perfino migliorare, integrando qualche elemento che svecchia e rende più appetibile una formula già vincente, il tutto senza stravolgerla.