Beast of Reincarnation Recensione: il Game Freak senza Pokémon che non lascia il segno
Emma e il suo cane Koo attraversano il Giappone del 4026 in un action-RPG con una trama affascinante e un gameplay troppo piatto per reggere il confronto. Game Freak dimostra di saper scrivere storie, ma non ancora di saper fare action.

Game Freak senza Pokémon: cosa aspettarsi da Beast of Reincarnation
Game Freak è l'azienda che da sempre ci porta nel mondo (videoludico) dei Pokémon, ma forse qualche sviluppatore si era stancato di catturare mostriciattoli e insieme ad un team creativo e molti altri (esterni a cui è stato appaltato molto del lavoro) siamo arrivati ad avere tra le mani il titolo di questa recensione. Se della storia parleremo nel capitolo successivo, in questa parte, confesso, mi sono trovato un po' stralunato già ad inizio gioco. Il titolo si potrebbe classificare come action-rpg, relegando quasi tutto alla prima parola del genere e sul secondo relegando la parte di potenziamento e livellamento. Purtroppo, nella mia esperienza con esso, confesso che abbia fatto un po' fatica a conciliare gran parte delle scelte.

Se le meccaniche del gameplay e il modo in cui si agisce pad alla mano - combo comprese - sono divertenti, la ripetitività dell'azione e le poche varianti di situazioni in cui mi sono trovato, ha reso piuttosto piatto il mio viaggio. Le animazioni sono particolarmente curate e alcune idee sono state "rubate" da molti action di genere, ma lo si è fatto per fluidificare la formula in una soluzione che forse voleva abbracciare la massa, con una difficoltà molto bassa, ma che nella pratica risulta davvero poco stimolante, che è l'opposto di ciò che si dovrebbe richiedere ai giocatori. Non è un open world, immagino che qualcuno di voi se lo sia chiesto; le mappe però sono quasi del tutto esplorabili (una per capitolo), ma le stesse hanno poco da offrire oltre la strada principale - e lo dice uno che ha trovato quasi tutto ciò che c'era da scoprire in ogni anfratto -, con situazioni in cui nemmeno le indicazioni direzionali sono sempre chiare o con il rischio di "incastrarsi" negli scenari, che oltretutto tendono ad essere un po' tutti simili, pur essendo tutti completamente diversi.
La storia di Emma e Koo: il punto di forza che salva il gioco
La storia ci trasporta nel Giappone dell'anno 4026, un futuro remoto in cui la civiltà è ormai ridotta a pochi frammenti sparsi. Il mondo è stato devastato da una misteriosa corruzione nota come Blight, una piaga che ha alterato ecosistemi, animali e persino gli esseri umani. Le rovine delle antiche città convivono con foreste gigantesche e paesaggi selvaggi che sembrano aver riconquistato ciò che apparteneva alla tecnologia e alla società moderna.
L'algida protagonista si chiama Emma, una giovane donna che porta dentro di sé il marchio di questa contaminazione. Considerata un'emarginata dalla società, vive in una condizione di costante conflitto tra ciò che è e ciò che gli altri vedono in lei.
L'algida protagonista si chiama Emma, una giovane donna che porta dentro di sé il marchio di questa contaminazione. Considerata un'emarginata dalla società, vive in una condizione di costante conflitto tra ciò che è e ciò che gli altri vedono in lei.

Al suo fianco si trova Koo, un cane che diventa molto più di un semplice compagno di viaggio. Il legame che unisce i due sembra rappresentare il fulcro emotivo dell'intera esperienza e accompagna il giocatore lungo un percorso caratterizzato da pericoli, scoperte e interrogativi sul destino del mondo. Senza dilungarci troppo, il punto chiave non è solo la parte narrata in sé, ma il modo in cui la protagonista, apparentemente priva di emozioni, si approccia intorno ad esseri che ne sono particolarmente carichi per questo il suo viaggio non è solo il tentativo di sconfiggere la bestia della reincarnazione, ma un iter emotivo profondo e ben scritto al netto di moltissimi fanta-cliché-orientali molto usati.
Beast of Reincarnation vale i tuoi soldi?
Confesso che il più grosso problema che ho trovato è nella totale anonimato del gioco. Difficilmente lo ricorderete una volta completato, quasi impossibile pensare di volerlo rigiocare alla fine del viaggio e privo soprattutto di una personalità spiccante che lo faccia emergere dalla quantità sempre più strabordante di action che arrivano dall'oriente. Se vi dicessi che è un brutto gioco mentirei, come ho voluto giustamente sottolineare la bontà della trama, è difficile digerire molte delle scelte degli sviluppatori in ambito di scelte stilistiche negli approcci agli scontri, che è anche un po' il focus per il quale sarebbe stato lecito aspettarsi maggior cura.

La versione che ci è stata consegnata è un concentrato di errori di bilanciamento. Se infatti il gioco a difficoltà normale si può fare a occhi chiusi, boss compresi e comunque con questi bestioni che ho riscontrato le peggio-cose. Partiamo dalla telecamera che ha reso spesso oggettivamente improbabile seguire la scena e cosa accade a video - al netto del fatto che dobbiamo schivare o parare e capire come si muovono i boss per agire di conseguenza - ma come purtroppo accade a produzioni (spesso meno blasonate), il bilanciamento è pessimo. Potreste trovare mostri che abbattete con due colpi ai massimi livelli di difficoltà e alcuni che non cadono addirittura a difficoltà storia (anche se in generale la difficoltà, come dicevo ha un'asticella orientata verso il basso).
Se quindi la direzione artistica non sia propriamente ispirata, a differenza di quella narrativa, nonostante le magagne di bilanciamento e il non-essere l'action della vita sul fronte gameplay, non è assolutamente da scartare. Di cose da fare ce ne sono, di intrattenimento ce n'è, ma forse è un po' lontano dagli obiettivi qualitativi che sarebbe stato lecito attendersi da questo titolo.
Beast of Reincarnation

Versione Testata: PS5
7
Voto
Redazione

Beast of Reincarnation
Il viaggio di Emma in Beast of Reincarnation è una metafora interessante sul valore dei sentimenti, peccato sia sorretta da una gameplay poco profondo o stratitificato, mappe generiche e per nulla ispirate e nemici che si ripresentano sempre e comunque senza un minimo di variazione (boss compresi).



