Assassin's Creed Black Flag Resynced recensione

Le Indie Occidentali non sono mai state così belle

di Claudio Magistrelli
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L’epoca della pirateria è una delle ambientazioni preferite della narrativa in ogni suo forma, eppure al contempo è anche una di quelle spesso meno fedelmente rappresentata. I pirati, descritti solitamente come bruti dalle maniere spicci, ma anche dalle abbondanti doti di fascino e carisma, probabilmente erano anche questo, ma non solo questo. La pirateria è una pratica nota all’umanità fin dall’invenzione delle barche (ed è praticata tutt'oggi), ma quella entrata nell'immaginario collettivo, quella sorta al clamore delle cronache in contemporanea al sorgere della modernità aveva una caratteristica diversa: la ricerca della libertà.

In un mondo in cui governi e corporazioni iniziavano a imporre un controllo sociale ed economico attraverso lo sfruttamento delle nuove terre, per alcuni la pirateria era un modo per fuggire alle stringenti regole della nuova società che stava nascendo. Per molti, il sogno era quello di una terra dove ogni uomo potesse essere libero, a prescindere dalla sua condizione di nascita, e parte di una collettività basata sulla condivisione. Non tutti erano criminali, ma molti erano sognatori. Incluso Edward Kenway, il protagonista di Assassin’s Creed Black Flag Resynced, remake del capitolo piratesco della saga che vede contrapposti Assassini e Templari, uscito in origine nel 2013 e pronto a tornare in questi giorni con una nuova veste completamente rimodellata per l’occasione. 

La bellezza dei Caraibi di Assassin’s Creed Black Flag Resynced

Impossibile non iniziare parlando della bellezza delle ambientazioni di Assassin’s Creed Black Flag Resynced: il passaggio all’Anvil Engine ha regalato alle avventure di Edward un balzo grafico che le collocano tra le esperienze più impressionanti mai vissute attraverso un monitor. Gran protagonista è il mare, una tavola turchese che bacia incantevoli spiagge bianche capace al contempo di tramutarsi in breve in un ribollire di flutti, mentre un cielo di colpo cupo è attraversato da terrificanti lampi di luce e improvvisi fulmini. E quando si rimette piede a terra, lo stupore non diminuisce, anzi. Tra la verde e rigogliosa vegetazione caraibica costantemente agitata dai venti che vengono dal mare, si muove la fauna delle isole. A riva le placide tartarughe lasciano pigre impronte nell’arena, mentre avventurandosi nell’entroterra minacciosi coccodrilli e imponenti ippopotami si aggirano guardinghi consapevoli di essere il predatore apicale della zona. 

Meglio quindi perdersi tra i vicoli polverosi dell'Avana, tra mura perimetrali decorate nelle caratteristiche tonalità pastello e le elegantissime facciate coloniali delle abitazioni, ricche di decorazioni che possono fungere da appiglio per l’arrampicata. E nemmeno la natura è da meno: il dettaglio più impressionante probabilmente è la fedeltà con cui rocce e piccole isolette spuntano tra le onde, ma anche la profondità di campo e il dettaglio con cui si riescono a scorgere gli elementi in lontananza suscita sincero stupore. Al netto delle ovvie distanze ridotte, per cui navigare tra L'avana e Kingston è questione di qualche minuto e non di giorni, Assassin’s Creed Black Flag Resynced è una delle esperienze grafiche più impressionanti di questa generazione. E viene naturale condividere la stessa meraviglia degli uomini e delle donne che qualche secolo fa, da una barca di legno scricchiolante proveniente dall’Europa, si sono trovati di fronte per la prima volta questi scenari paradisiaci. 

Le migliorie di Assassin’s Creed Black Flag Resynced

Ovviamente il ritocco estetico non è il solo aggiustamento che questa versione Resynced ha riservato ad Assassin’s Creed Black Flag, titolo con un paio di generazioni videoludiche sul groppone. Semplificando, si potrebbe dire che Ubisoft Singapore (e gli altri numerosi studi sparsi per il mondo coinvolti nel progetto) ha provveduto ad aggiornare Black Flag alla formula moderna, ma gli aggiustamenti sono tali e tanti da meritare di menzionarne almeno alcuni. Il più influente è senza dubbio la possibilità di accucciarsi e la revisione del sistema che gestisce lo stealth. Poichè l’architettura delle Indie Occidentali non consente grandi escursioni verso l’altro, poter sfruttare i numerosi cespugli selvatici, le piantagioni, ma anche i coni d’ombra offerti da colonne o la protezione della notte (ma anche della pioggia!) amplia notevolmente le opzioni di ingaggio col nemico. 

Profondamente rivisto anche il combattimento, che introduce parecchie nuove mosse (e persino una sorta di arpione alla Scorpion di MK) che se affondate possono portare a rapidi abbattimenti (ciascuno con la propria animazione piuttosto sanguinolenta). Poiché dai tempi dell’originale i nemici hanno poi imparato a muoversi a gruppi, benché attaccando sempre uno alla volte perché l'onore viene prima di tutto, nuovo peso ha la parata che se eseguita con tempismo può anch’essa portare subito all’abbattimento, anche contro i nemici più imponenti. 

Sul fronte delle aggiunte invece la campana di vetro espande al di sotto del livello del mare le aree esplorabili in Assassin’s Creed Black Flag Resynced. Si tratta di uno strumento equipaggiabile sulla nave che consente di conservare una camera d’area subacquea a cui Edward può accedere per recuperare fiato ed estendere quindi così il tempo in immersione alla ricerca di tesori tra i relitti. Personalmente ho trovato le sessioni sott'acqua un pelo claustrofobiche, ma al di là dei disagi personali i fondali sono senza dubbio affascinanti e tanto brulicanti di vita quanto le porzioni emerse della mappa. E a proposito della mappa, anche questa è stata oggetto di revisione, con nuove aree e nuove isole non presenti nella versione originale, ma anche diversi nuovi set di missioni collezionabili, di contratti, di attività, di membri della ciurma da assoldare, di templari cacciare…

Legate invece alla rimozione della sottotrama dell’originale Black Flag ambientata nel presente appaiono le Fratture, sezioni di gioco alternative ambientate nell’Animus dalla forte vocazione platform la cui narrazione è legata non solo alle vicende di Edward, ma anche alla mitologia più estesa della saga. Minori invece i ritocchi al combattimento navale, sintetizzabile nell'introduzione di modalità secondarie di attacco delle armi: lo scontro con le imbarcazione dei regni europei restano tuttavia la colonna portante del gioco, regalando sempre ingaggi fuoriosi e divertenti. 

Assassin’s Creed è sempre lui

Nel bene e nel male, Assassin’s Creed Black Flag Resynced  ha forti tratti di continuità con i suoi predecessori più recenti. Non manca qualche bug, dal glitch fisico ai dialoghi degli NPC che cambiano lingua (Ubisoft ha già in preparazione una patch per limare ulteriormente il gioco a ridosso del lancio), ma nulla che abbia condizionato l’esperienza o anche solo costretto a riavviare una missione. Ma è la vastità dello scenario e l’infinità di attività secondarie ad avvicinarsi alla filosofia più recente della saga. In questo senso, il lavoro maestoso compiuto sui viaggi in mare (non spassosi come in Sea of Thieves, ma comunque sempre affascinanti) aiuta a dare un senso di coesione all’esperienza di gioco (un gran balzo rispetto a Valhalla). Però resta sicuramente stordente la quantità di informazioni e richieste da cui si è travolti e complice una non semplicissima gestione dei tag e dei segnali sulla mappa a volte ci si ritrova un po’ spaesati. 

Allo spaesamento contribuisce poi anche una certa dose di frizione tra la componente narrativa (non brutta, ma nemmeno troppo profonda) e la sua traduzione ludica: perché mai un Assassino dovrebbe aspettarci su uno scoglio desolato, per altro pattugliato da galeoni spagnoli, per poi attenderci nella sub-quest successiva alla taverna dell’isola affianco? Ed è certo apprezzabile la possibilità di seguire in automatico il personaggio che ci accompagna da un punto all’altro della missione, ma alla decima occasione in cui si trova per minuti o osservare passeggiate automatiche che fungono da spiegone viene il sospetto che si potesse trovare una soluzione più elegante. 

Da un lato dunque il lavoro svolto da Ubisoft Singapore in termini di aggiornamento tecnico e aggiustamento delle meccaniche dell’orginale Black Flag è notevole. Assassin’s Creed Black Flag Resynced merita qualche ora di gioco anche solo per l’esperienza di solcare il mare mentre sotto il sole dei Caraibi mentre improvvisamente nuvole nere si addensano e un fortunale scaraventa la nostra nave tra i flutti alti come l’albero maestro, ooppure di aggirare un’isola incontaminata e trovarsi di fronte vascelli inglesi e spagnoli impegnati a destreggiarsi in repentine virate mentre colpi di cannone incandescenti tracciano archi tra le rispettive posizioni, e poco lontano una balena emerge per qualche secondo prima di rituffarsi tra le onde. Da un'altra prospettiva, tuttavia, si poteva sperare in una maggiore dose di coraggio nello sfruttare l’occasione di un remake per far fare un ulteriore balzo alla formula di gioco, come accaduto a Resident Evil (seppure in condizioni parecchio differenti). Invece Assassin’s Creed Black Flag Resynced  è “solo” un capitolo che eleva lo standard tecnico della saga e perfeziona senza scossoni una formula ormai rodata.