Another Eden Begins Recensione Switch 2: il JRPG di Masato Kato (Chrono Trigger) convince a metà

Storia solida e sistema Another Force soddisfacente, ma grafica da mobile su Switch 2, level design lineare e nessuna localizzazione italiana: Wright Flyer Studios manca l'occasione del salto di qualità

di Manuel Le Saux
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Another Eden Begins nasce dalle fondamenta di Another Eden: The Cat Beyond Time and Space, RPG nato su dispositivi mobile e diventato nel tempo un progetto molto più ampio. Questa nuova versione non è semplicemente un porting: prende la prima parte dell'avventura originale, la ricostruisce come esperienza autonoma e la porta su Nintendo Switch 2 con una struttura ripensata, un sistema di combattimento rivisto e una storia completamente doppiata. Il progetto è sviluppato da Wright Flyer Studios, mentre alla sceneggiatura e alla direzione troviamo Masato Kato, autore legato a produzioni RPG di enorme importanza come Chrono Trigger, Chrono Cross e Xenogears.

L'idea alla base rimane quella di un JRPG fortemente legato al viaggio nel tempo, capace di attraversare epoche differenti e costruire la propria avventura attorno a un gruppo di personaggi molto variegato. 

La storia di Another Eden Begins: Aldo, Feinne e un viaggio nel tempo tra passato, presente e futuro 

La storia di Another Eden Begins ruota attorno ad Aldo e alla sorella Feinne, la cui vita viene sconvolta dal rapimento di quest’ultima da parte del Beast King. L’inseguimento porta Aldo nella foresta di Moonlight, dove un evento legato allo spazio-tempo lo catapulta improvvisamente circa 800 anni nel futuro. Da qui prende forma un viaggio tra passato, presente e futuro, alla ricerca della sorella e delle risposte che collegano epoche, personaggi ed eventi apparentemente distanti.

Il gioco costruisce così una narrazione fatta di misteri, avventura e incontri, ampliando progressivamente il proprio universo attraverso un cast molto numeroso, con personaggi da conoscere e sbloccare e storie personali che contribuiscono ad arricchire l'esperienza.

Personalmente, a livello narrativo Another Eden Begins merita di essere promosso. Non siamo davanti a una storia rivoluzionaria, ma è ben sviluppata, riesce a mantenere vivo l'interesse e sfrutta bene il tema del viaggio nel tempo. La presenza di tantissimi personaggi, elemento già caratteristico della serie, aggiunge ulteriore profondità e rende il percorso narrativo piacevole da seguire. Insomma, sotto questo aspetto il gioco centra pienamente il bersaglio.

Il gameplay: sistema a turni, Another Force e sinergie tra personaggi — profondo ma esigente

Another Eden Begins propone un sistema di combattimento a turni tipicamente JRPG, semplice nelle basi ma capace di diventare piuttosto profondo quando si inizia a conoscere davvero il proprio gruppo. La scelta dei personaggi, delle abilità e soprattutto delle loro sinergie diventa fondamentale per costruire una squadra efficace, mentre il sistema Another Force, una volta caricata l'energia necessaria, permette di scatenare una lunga sequenza di attacchi consecutivi e ribaltare anche gli scontri più impegnativi.

La grande varietà del cast invita quindi a sperimentare formazioni diverse, cercando di sfruttare al meglio le caratteristiche di ogni componente del party. A questo si aggiunge una progressione graduale basata sui punti abilità, che permette di migliorare statistiche, attacchi e capacità dei personaggi senza trasformarli immediatamente in macchine da guerra. Per crescere davvero servono tempo, combattimenti, risorse e anche una buona dose di grinding.

Ed è proprio il gameplay, personalmente, l'aspetto che mi ha convinto di più. Il sistema a turni è divertente e, soprattutto, diventa molto soddisfacente quando si imparano a sfruttare correttamente le combinazioni tra i personaggi. Anche la crescita mi è piaciuta: è lineare ma tutt'altro che banale, e ogni miglioramento richiede tempo e dedizione. Another Eden Begins non regala una progressione immediata, ma proprio per questo rende molto più appagante vedere il proprio gruppo diventare, passo dopo passo, sempre più forte.

Comparto tecnico e sonoro: grafica troppo vicina al mobile, level design lineare e nessun italiano — ma Yasunori Mitsuda salva la colonna sonora

Ed è qui che arrivano le prime vere note dolenti.

Partiamo dal comparto visivo. Personalmente non sono un grande estimatore dello stile artistico scelto, ma il problema principale, soprattutto considerando il 2026 e soprattutto considerando che stiamo parlando di Nintendo Switch 2, è che visivamente mi aspettavo qualcosa di decisamente più ambizioso.

La nuova versione supporta risoluzione fino al 4K e un framerate fino a 60 fps, ma al di là dei numeri, quello che vedo sullo schermo non mi restituisce la sensazione di un gioco realmente pensato per sfruttare le possibilità della nuova console.

Per quanto mi riguarda, si poteva fare molto di più. Lo stile può piacere, assolutamente, ma personalmente lo trovo troppo vicino a una produzione che avrei accettato più facilmente su mobile. Su Switch 2, con tutte le limitazioni che naturalmente possono esistere anche su questa macchina, mi aspettavo un salto qualitativo più evidente.

Altra nota dolente è il level design.

Le mappe sono spesso troppo lineari e l'esplorazione non riesce a regalare quella sensazione di scoperta che personalmente cerco in un JRPG. Troppo spesso il percorso diventa semplicemente un andare dal punto A al punto B, con poca libertà e poche occasioni per perdersi realmente nel mondo di gioco. 

C'è però un'altra nota dolente che, personalmente, sto incontrando un po' troppo spesso ultimamente nei giochi che mi capita di recensire: la totale assenza della lingua italiana.

Another Eden Begins arriva con inglese, giapponese, coreano e cinese, ma non presenta una localizzazione italiana.

E per un gioco che punta così tanto sulla storia, sui dialoghi, sui personaggi e sulla costruzione narrativa, è una mancanza che pesa. Potenzialmente questo è un titolo che potrebbe interessare moltissimi giocatori, ma non tutti hanno una sufficiente dimestichezza con l'inglese per godersi pienamente un'avventura così ricca di testo. 

Il comparto sonoro, invece, è decisamente più convincente. Le musiche accompagnano bene l'avventura, gli effetti sonori fanno il loro lavoro e nel complesso la componente audio riesce a creare una buona atmosfera. La presenza di Yasunori Mitsuda e di Procyon Studio rappresenta inoltre una garanzia importante sul piano musicale.