Splatoon Raiders, a caccia di tesori inchiostrati – Recensione Switch 2

Il debutto di Splatoon sulla nuova console Nintendo è uno spin-off singleplayer sulla falsariga dei looter shooter. Cambia la filosofia, ma non la formula di gioco, per un risultato sorprendente

di Jacopo Retrosi
Segui Gamesurf su Google

Dopo tre capitoli di grande successo, Splatoon cambia volto su Switch 2. Splatoon Raiders abbandona del tutto la componente multigiocatore competitiva che ha reso celebre la saga per proporre un’avventura in singolo fatta di cacce al tesoro e tanto, tanto grind. L’ideale per apprezzare il franchise da un nuovo punto di vista, soprattutto se avete sempre preferito le Salmon Run cooperative

Splatoon Raiders: storia, gameplay e struttura delle missioni

La storia ci porta su un misterioso arcipelago affiorato di recente dopo un terremoto. Una tempesta fa schiantare il nostro elicottero e ora, nei panni del “Macchinista” (così viene chiamato il protagonista senza nome), dovremo esplorare gli atolli pullulanti di Salmonoidi in cerca di reliquie per fare cassa. A farci compagnia troviamo il Trio Triglio di Splatoon 3, che ci supporterà sia in missione, a bordo di un piccolo mech scavatore, sia sulla base operativa galleggiante, dove gestire bottino ed equipaggiamento.  

In pratica ci ritroviamo spiaggiati in un mondo ostile e sconosciuto, a raccattare bizzarri oggetti luccicanti, a cui appiopperemo nomignoli e funzioni altrettanto random, recuperati abbattendo mostri giganti, tanto in superficie quanto nel sottosuolo. Diciamo che mi sarei aspettato di tutto, tranne un parallelo con Pikmin 2. Manca giusto un collega stralunato che passi le giornate a cucinare la fauna locale...

Splatoon Raiders adotta una struttura a livelli brevi. Gli obiettivi comprendono navigare regioni remote, inerpicandosi per scogliere e pareti rocciose, oppure sopravvivere da uno a tre round di costanti orde nemiche in piccole arene. In altri frangenti dovremo invece accumulare abbastanza uova di pesce per trivellare un enorme cristallo al centro dell’area, o ancora completare prove di abilità utilizzando un loadout fisso, con tanto di occasionali boss fight. Nulla che richieda più di 5-10 minuti per volta, rendendo il titolo perfetto per sessioni mordi e fuggi.  

Il più delle volte non dovremo fare altro che eliminare tutte le minacce a schermo, tuttavia la varietà è garantita dai numerosi Salmonoidi, tra vecchie conoscenze e nuove mutazioni “speziate”. Ognuno ha un look riconoscibile e pattern peculiari, che ci obbligheranno ad adattare il nostro approccio a seconda delle circostanze. Singolarmente non sono un granché, ma le cose possono farsi spinose quando ce ne sono dozzine a caricarci da ogni direzione.

Splatoon Raiders: gameplay, armi e sistema di progressione

I rudimenti del “gunplay” sono gli stessi dei capitoli passati. Con l’arma principale spargiamo inchiostro su nemici e superfici, e una volta a secco, oppure per svignarcela, ci trasformiamo in seppia per nuotare in quello stesso inchiostro. Molto semplice, si impara in un attimo. È possibile regolare al dettaglio la sensibilità degli stick per ottimizzare la mira e volendo si possono usare i sensori di movimenti, però in tal caso l’analogico destro non consente più di alzare o abbassare la telecamera. Una soluzione bizzarra. Ancora più strana è l’assenza della modalità mouse. Non serve mai particolare precisione, ma sembra il gioco perfetto dove implementarla.  

Ci sono una decina di tipologie di armi, tra blaster, pennelli, ombrelli, rulli e gatling (tutta roba perlopiù già nota), e per ognuna abbiamo una manciata di versioni specializzate in rateo di fuoco, efficienza, area d’effetto e altri parametri. L'arsenale è sì vasto, ma sul campo le differenze sono poco marcate. Pertanto, gli sviluppatori hanno implementato un sistema di level up e potenziamenti che garantisce una progressione piuttosto robusta. Accumulando punti esperienza saliremo di livello, aumentando salute massima e danni inflitti. Da scrigni e Salmonoidi insozzati otterremo invece armi e parti per migliorare l’equipaggiamento. Il bottino è casuale, con maggiori chance di recuperare roba di rarità elevata all’incrementare della difficoltà.

In aggiunta, avremo a disposizione tre serbatoi per l’inchiostro, ognuno munito di una serie di congegni, che a loro volta montano una pletora di parti per adattarne le prestazioni. Scegliere se portarci dietro Pinnuccia, Morena o Mantaleo ci consentirà poi di sfruttare il loro attacco speciale, una volta caricata l’apposita barra. Non solo, stringendo amicizia con loro potremo conoscerli meglio e ottenere ulteriori vantaggi in battaglia. Infine, persino i tesori rinvenuti si possono equipaggiare, per bonus passivi e sinergie da scoprire. 

Proseguendo l’avventura sarà possibile forgiare parti esclusive e migliorare quelle in nostro possesso, potenziare le armi e smontare quelle che non ci servono in cambio di risorse extra, e incrementare le statistiche del Macchinista con i punti abilità sbloccati. A partire dal tutorial, Splatoon Raiders lascia carta bianca al giocatore su come determinare la propria build. Le opzioni sono tantissime, ma testarle tutte è una pratica molto accessibile, e non mancano gli incentivi grazie alle numerose ricompense. Personalmente ho preferito un’arma a corto-medio raggio, affiancata da due congegni offensivi “spara e dimentica” per coprire gli angoli ciechi e un terzo di natura logistica per accorciare le distanze dal bersaglio o tagliare la corda. Sul menù però trovate di tutto e qualunque approccio vi venga in mente può funzionare. Se vi piace smanettare ci perderete la testa.

Splatoon Raiders: longevità, endgame e modalità cooperativa

Ci si fa strada piuttosto rapidamente sulla mappa del mondo, e una volta sconfitto il boss di turno si può accedere alle sfide “piccanti” della regione appena completata. La difficoltà non è mai eccessiva, tuttavia tornare sui propri passi ogni tanto aiuta a prepararsi contro i nemici più coriacei, specie quando si corre contro il cronometro nel sottosuolo. Per portare a termine la campagna ci vogliono tra le 15 e le 20 ore, che culminano in uno spettacolare scontro finale da far invidia a Gurren Lagann (anche qui le spirali abbondano).  

Dopodiché si sbloccano un bel po' di livelli inediti e ancora più gingilli da collezionare e potenziare. Preparatevi ad almeno raddoppiare le ore di gioco per vedere tutto, e non saprei quante altre per ottenere le migliaia di parti disponibili e tutte le voci del catalogo dei Salmonoidi.

Finché si procede nella storia l’esperienza è molto piacevole, grazie a un ritmo frizzante e a continue novità. L’endgame è solido, ma qui il gameplay mostra il fianco a una natura un tantino formulaica. Il cap per giocatore e arsenale è bassino, pertanto l’unico modo per avere la meglio sugli scenari più complessi, che scalano esponenzialmente, è pompare l’equipaggiamento. Il problema è che il costo degli aggiornamenti è veramente esoso rispetto agli introiti. Per comodità ho deciso di limitarmi a una singola build e comunque sono sempre a secco di materiali o crediti. Non aiuta un drop poco favorevole a dispetto del livello di sfida raggiunto, a cui sommare una crescente fetta di doppioni, tra l’altro con un rateo di conversione non proprio allettante. 

In pratica, per sopperire alla carenza di mordente sul lungo termine, Splatoon Raiders stiracchia un po’ troppo il grinding necessario per massimizzare il DPS, prolungando la longevità in modo artificiale. C’è da dire che i vari Splatoon sono stati supportati parecchio dopo l’uscita nei negozi, quindi è lecito aspettarsi da qui a breve una prima ondata di nuovi contenuti. Fino ad allora, farsi largo verso le ultime sfide diventa farraginoso e un filo monotono.

Se invece non riuscite a proseguire o cercate compagnia, potete rivolgervi alla modalità co-op. In qualunque momento potete chiedere aiuto oppure unirvi a una richiesta di soccorso, o ancora creare stanze per ospitare fino a tre amici. La difficoltà dei nemici scala da giocatore a giocatore, così che tutti abbiano bersagli adeguati, tuttavia il caos a schermo e l’impossibilità di comunicare rendono i match con gente a caso non molto diversi dalle regolari sessioni in singolo. Già facendo squadra con qualcuno, magari usando GameChat, la situazione mi sembra più gestibile, ma non ho avuto il piacere durante la prova. 

Splatoon Raiders: grafica, prestazioni e comparto tecnico su Switch 2

Splatoon Raiders venne annunciato qualche giorno dopo il debutto di Switch 2, dunque è lecito presumere che il suo sviluppo iniziò sul predecessore dell’attuale console ibrida Nintendo. Intendiamoci, la presentazione è tutt’altro che scadente, ma nulla che non potrebbe girare tranquillamente sul modesto Switch. L’illuminazione in particolar modo è abbastanza sottotono. Quello che avrebbe fatto fatica a replicare sono le prestazioni granitiche che solo l’hardware più prestante di Switch 2 può offrire. La mole di bestiacce, schizzi, esplosioni e altri effetti speciali che si ammucchiano, specie nelle arene, è impressionante, e comunque il gioco mantiene saldi i 60 fps. Mai un singhiozzo o un’esitazione.

Il level design è stato concepito per offrire una buona navigazione a prescindere dall’equipaggiamento, ma dà il meglio di sé nei livelli studiati attorno a specifici congegni. Non mi sarebbero dispiaciute più prove a tempo o che combinassero “parkour” e combattimenti. Le location hanno invece un’aria un po’ spenta, come se fosse sempre nuvoloso, e manca varietà. Passi la scelta stilistica, ma limitarsi a generiche spiagge, vulcani e cime innevate non è il massimo. C’era spazio per qualche altro bioma, magari con design più “astratti”, in linea con le aree sotterranee. 

Anche perché le melodie ben si prestano a una certa aura di mistero, nonostante motivetti dal piglio perlopiù allegro. I brani richiamano perfettamente l’ambientazione di riferimento, ma ogni tanto si captano quelle distorsioni che fanno sembrare il mondo di gioco strano, quasi alieno (e di nuovo, questo mi riporta alla mente Pikmin 2). Considerata la presenza del Trio Triglio mi sarei aspettato più pezzi “cantati” da parte loro, ma in quelle rare occasioni in cui rubano i riflettori non deludono affatto.