Omicidio nel West End, recensione: scopiazzare sì, ma con gusto

Scopiazzare sì, ma con gusto

Omicidio nel West End recensione scopiazzare sì ma con gusto
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Di Omicidio nel West End va apprezzata innanzitutto l’onesta, se così la si può chiamare. Bastano appena un pugno di scene per deliziarsi in un passatempo cinefilo delizioso: immaginarsi quali consegne abbiano avuto il regista Tom George e lo sceneggiatore Mark Chappell quando gli allora capi di Fox Searchlight commissionarono questo film.

Probabilmente ingolosito dalla successo solido riscosso dai tanti gialli all’inglese di gusto retrò ma rielaborati in chiave molto contemporanea, di quelli in cui i personaggi infrangono la quarta parete a ritmo regolare, qualche alto papavero Fox deve aver pensato che serviva fare un film (magari un franchise) simile. Magari prendendo inspirazione da quello che aveva funzionato dalle parti della concorrenza, ma senza investire o rischiare troppo in termini di acquisizione di diritti e impiego di capitali.

Così in questa mia ricostruzione fantasiosa ma chissà quanto lontana dal vero (sospetto non troppo) George e Chappell si trovano tra le mani la consegna di un whodunnit, quello che in Italia è spesso definito un giallo all’inglese. L’idea è di fare qualcosa dal sapore alla Agatha Christie, ma senza scomodarsi a procurarsi i diritti come fatto da Kenneth Branagh con il suo Poirot di successo. Un giallo che coinvolga lo spettatore e giochi sugli stereotipi di un genere giallo che poii finisce per omaggiare, come Knives Out di Rian Johnson. Magari qualcosa con un approccio un po’ cinefilo, un po’ lezioso, molto inglese. Qui il nostro immaginario capoccione di Fox avrà detto qualcosa tipo: “fatemi un qualcosa alla Wes Anderson, con quei movimenti lì di cinepresa e quelle cose che al pubblico fanno molto cinema di alte classe…le star le procuro io”.

Con oculatezza e la fantasia ridotta all’osso, il casting tira fuori come protagonisti Sam Rockwell, Saoirse Ronan e Adrien Brody: gli ultimi 2 hanno condiviso il set proprio in un film di Anderson (Grand Budapest Hotel). Il resto del cast è composto da nomi abbastanza noti ma mai strepitosamente famosi, visti in tantissimi film ma di cui magari non ricordate il nome, perfetti per dare quell’aria da grande cast natalizio senza spendere troppo, uscendo qualche mese prima delle feste.

Questa storia di fantasia vi permette di capire bene che genere d’operazione nasconda Omicidio nel West End. Operazione comunissima nella Hollywood di ieri e di oggi, dove appena qualcuno azzecca un film o una formula, spinge i concorrenti a crearsi una propria versione dello stesso progetto, nel tentativo di capitalizzare sul successo altrui o sulla voglia del pubblico di vedere qualcosa di simile.

La sorpresa è quanto quest’operazione in mano a esordienti sia ben confezionata, diretta e recitata, con uno spunto originale (qualità rarissima nella Hollywood odierna) e che nasconde una storia curiosa, vera e degna della regia del giallo Agatha Christie. Insomma, Omicidio nel West End parte come una scopiazzatura, ma si trasforma in un film gradevole e con un’identità propria: una bella sorpresa.

La trama di Omicidio nel West End

Ambientato nella Londra del 1953, Omicidio nel West End racconta l’assassinio di un regista americano di nome Leo Köpernick (Adrien Brody), il cui corpo senza vita viene ritrovato sul palco del teatro in cui ogni sera va in scena Trappola per topi, lo spettacolo teatrale scritto da Agatha Christie.

Questa parte della storia gioca con la realtà storica, così come alcune clausole del contratto voluto dalla scrittrice che impedisce la realizzazione di un film finché lo spettacolo sarà in scena. Ad oggi non esiste un film adattamento dell’opera perché lo straordinario successo dello spettacolo Trappola per topi non ha conosciuto pause o fine (se non durante i 14 mesi della pandemia), per cui il contratto limita chiunque voglia tentare di portarlo al cinema.

La brillante sceneggiatura del film gioca con la realtà e porta lo spettacolo teatrale su grande schermo, mescolando fatti e persone reali alla sua trama da poliziesco. Un esempio: se i due protagonisti sono personaggi fittizi, l’attore Richard Attenborough (Harris Dickinson) è invece proprio uno degli interpreti più noti e amati del vero spettacolo teatrale dei record. Dopo che un sapiente voice over di Adrien Brody commenta e deduce l’omicidio del suo stesso personaggio, entrano in scena l’alcolizzato e mesto ispettore di Scotland Yard Stoppard (Sam Rockwell

) e la giovane recluta femminile, l’agente Stalker (Saoirse Ronan). Lei è piena di buona volontà e si appunta tutto, ma ha una nefasta tendenza a saltare a conclusioni affrettate e a fare freddure tremende, lui vorrebbe solo sonnecchiare in automobile in santa pace o farsi un gin al bar. L’improbabile duo indagherà sulla morte del regista che stava per fare un film su Trappola per topi, nonostante il contratto ancora in atto. Data l’attitudine da Don Giovanni, la predisposizione a menar le mani e il talento da regista di puro gusto americano, Leo si era fatto molti nemici, soprattutto nella compagnia che rappresenta a teatro Trappola per topi.

La trama di Omicidio nel West End

Ambientato nella Londra del 1953, Omicidio nel West End racconta l’assassinio di un regista americano di nome Leo Köpernick (Adrien Brody), il cui corpo senza vita viene ritrovato sul palco del teatro in cui ogni sera va in scena Trappola per topi, lo spettacolo teatrale scritto da Agatha Christie.

Questa parte della storia gioca con la realtà storica, così come alcune clausole del contratto voluto dalla scrittrice che impedisce la realizzazione di un film finché lo spettacolo sarà in scena. Ad oggi non esiste un film adattamento dell’opera perché lo straordinario successo dello spettacolo Trappola per topi non ha conosciuto pause o fine (se non durante i 14 mesi della pandemia), per cui il contratto limita chiunque voglia tentare di portarlo al cinema.

La brillante sceneggiatura del film gioca con la realtà e porta lo spettacolo teatrale su grande schermo, mescolando fatti e persone reali alla sua trama da poliziesco. Un esempio: se i due protagonisti sono personaggi fittizi, l’attore Richard Attenborough (Harris Dickinson) è invece proprio uno degli interpreti più noti e amati del vero spettacolo teatrale dei record. Dopo che un sapiente voice over di Adrien Brody commenta e deduce l’omicidio del suo stesso personaggio, entrano in scena l’alcolizzato e mesto ispettore di Scotland Yard Stoppard (Sam Rockwell

) e la giovane recluta femminile, l’agente Stalker (Saoirse Ronan). Lei è piena di buona volontà e si appunta tutto, ma ha una nefasta tendenza a saltare a conclusioni affrettate e a fare freddure tremende, lui vorrebbe solo sonnecchiare in automobile in santa pace o farsi un gin al bar. L’improbabile duo indagherà sulla morte del regista che stava per fare un film su Trappola per topi, nonostante il contratto ancora in atto. Data l’attitudine da Don Giovanni, la predisposizione a menar le mani e il talento da regista di puro gusto americano, Leo si era fatto molti nemici, soprattutto nella compagnia che rappresenta a teatro Trappola per topi.