La bocca del diavolo: un banale shark-movie
Al centro del nuovo film di Jeff Wadlow un gruppo di amici che visita una grotta thailandese, ignara che tra quelle acque si nasconda un famelico squalo. Su Prime Video.

Sara si trova in Thailandia insieme alla sua migliore amica Max e ad altri compagni d'università per trascorrere una vacanza all'insegna del relax in quei luoghi paradisiaci, prima che la vita li conduca su strade differenti. Dietro la facciata della festa, vi sono però degli attriti pronti ad emergere: tra Sara e Max c'è infatti un legame profondo, ma le differenze di carattere le hanno portate più volte a litigare. La situazione precipita durante un party a bordo di uno yacht quando Sara viene dimenticata in mare aperto e attaccata da un gruppo di meduse, prima che i suoi amici si accorgano dell'accaduto e tornino a salvarla.
Ma per i malcapitati protagonisti il peggio deve ancora arrivare. Il giorno seguente infatti il gruppo decide di avventurarsi nell'esplorazione di un suggestivo quanto insidioso complesso di grotte sommerse, conosciuto con il nome non certo rassicurante de La Bocca del Diavolo. Ben presto scopriranno che tra quelle acque si nasconde un famelico squalo e la loro escursione si trasformerà in una disperata lotta per la sopravvivenza.
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In bocca al pescecane
Negli ultimi anni il cinema ci ha proposto diversi titoli dove i personaggi dovevano difendersi da un pescecane nel cuore di una grotta isolata, con l'ambientazione claustrofobia che si aggiunge alla già insidiosa minaccia che si cela sotto la superficie, in quel basso fondale dove la morte attende in agguato. La bocca del diavolo è solo l'ultimo esponente e non fa molto per distinguersi, incappando anzi nel corso dei suoi cento minuti di visione in diverse ovvietà, a cominciare da una gestione dei rapporti umani fin troppo stereotipata.
Sin da subito scopriamo come l'attenzione si concentri principalmente sulla figura di Sara, che si rivelerà poi essere l'elemento determinante per la narrazione a venire, alpha e omega mentre intorno a lei le varie figure secondarie, impegnate nella funzione accessoria di carne da macello tipica del filone, cominciano a essere sbranate una dopo l'altra dallo squamato villain.

Un film che non brilla per acume
Certamente l'intelligenza non brilla all'interno di questa cerchia di amici, e lo si comprende già nel prologo dove Sara viene tranquillamente "dimenticata" in mare aperto col rischio di morire per l'attacco di un'orda di meduse, manco ci trovassimo di fronte a un'ennesima reiterazione del franchise di Open Water. Ma col passare dei minuti i livelli di idiozia crescono a dismisura, con scelte sempre e comunque sbagliate e un generale livello di incoscienza che spinge i Nostri a spingersi sempre oltre, nel posto sbagliato al momento sbagliato, con le conseguenze che tutti si aspettano.

Il regista Jeff Wadlow è un habitué dell'horror, ma se con il discreto Obbligo o verità (2018) aveva trasformato il popolare gioco in qualcosa di piacevolmente inquietante, coi successivi Fantasy Island (2020) e Imaginary (2024) aveva messo in mostra tutti i suoi limiti. Limiti che si riflettono anche ne La bocca del diavolo, un film povero di idee e di emozioni, con risvolti prevedibili che fanno propendere la storia sull'unico epilogo possibile e ampiamente scontato. In questo marasma confuso e spesso gratuito Kathryn Newton - vista tra gli altri nella saga di Ant-Man e in Pokémon: Detective Pikachu (2019) - cerca di dare credibilità al suo personaggio, ma cade vittima di cliché e forzature, con una gestione delle dinamiche action e degli effetti speciali altrettanto anonima.
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Rating: TBA
Durata: 106'
Nazione: USA
Voto
Redazione

La bocca del diavolo
Una grotta isolata, un gruppo di amici destinati al "ne resterà soltanto uno/a" e uno squalo implacabile che si aggira tra quei bassi fondali d'acqua dolce. Una sceneggiatura inverosimile e al contempo prevedibile caratterizza i cento minuti de La bocca del diavolo, un film che riprende una situazione ormai archetipica dei moderni shark-movie per cercare di raccontare un'amicizia in crisi, tra litigate, rotture e riappacificazioni che hanno luogo proprio nei momenti di maggior pericolo. Si scade spesso nel ridicolo involontario e la tensione, pur garantita da un paio di sequenze che cercano di sfruttare le potenzialità claustrofobiche del contesto naturale, viene meno in scene d'azione mediocri o confusionarie, fino all'inevitabile, assurda, resa dei conti finale.











