La bambola assassina è il genitore migliore: M3GAN è la commedia horror che irride gli umani

Pochi spaventi, ma tantissima ironia sul nostro rapporto talvolta superficiale e pigro con la tecnologia: M3gan diverte e stupisce quasi più come commedia che come horror. La recensione di M3gan.

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Il filone horror ha una lunga tradizione legata alle bambole e ai giocattoli, che spesso si trasformano da oggetti per l’intrattenimento dei più piccoli a strumenti di morte e tortura. M3GAN in questo senso sembra la nipotina di Chucky:ugualmente letale e diabolica, ma decisamente più versata sul lato tecnologico.

Il nome M3GAN un acronomico di Model 3 Generated Android. La bambola infatti è un prototipo di un giocattolo costosissimo che l’azienda Funki vorrebbe lanciare sul mercato per “prendere a calci in culo la Hasbro”.

La Silicon Valley dei milionari senza scrupoli e degli scienziati divorati dall’ambizione in M3GAN si fonde con il mondo dei giocattoli per bambini, con tanto di spot coloratissimi e accattivati dei prodotti commercializzati dalla Funki, a partire da quello che è un chiaro omaggio ironico a un giocattolo tecnologico cult degli anni ‘90: il Furby.

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La trama di M3GAN

La protagonista del film è la piccola Cady (Violet McGraw), che improvvisamente si ritrova a vivere con sua zia Gemma (Allison Williams). L’accoppiata è disastrosa: Cady ha affrontato un evento traumatico e avrebbe bisogno di cure e affetto, ma Gemma è una donna single concentrata sul proprio lavoro alla Funki, con una vita scarna di affetti e totalmente calibrata per dare il massimo in laboratorio, riducendo al minimo le interazioni umane e persino l’educazione. Cady si ritrova così a vivere con una zia che non sa come si gestisce una bambina, in una casa in cui i giocattoli sono collectible, ovvero preziosi oggetti da collezione che hanno perso la loro funzione ludica e vengono tenuti nella loro scatole, senza mai essere usati.

Desiderosa di mantenere la custodia della bambina ma scarsamente attrezzata a gestire i rapporti umani più semplici - come per esempio quello con la vicina impicciona dal cane aggressivo - Gemma finisce per fare ciò che una persona completamente assorbita dal lavoro trova ideale. Trasforma un problema personale in un altro pezzo della sua carriera lavorativa. Decide così di usare la nipote come cavia per attivare M3gan, il suo progetto più ambizioso.

Lunghi capelli biondi, grandi occhi chiari e un aspetto fisico di una ragazzina delle elementari, questo androide è in grado di imparare dall’ambiente circostante e da tutto ciò che gli umani hanno condiviso su Internet, diventando il giocattolo definitivo. M3GAN non si basa su protocolli definiti, ma è in grado di improvvisare, leggendo le emozioni di Cady. Se la bambina è triste, le canterà una ninna nanna basata su un successo pop come Titanium di David Guetta e Sia. Se è in difficoltà, la farà sentire al sicuro e la proteggerà.

L’intelligenza di M3GAN e la sua capacità di fronteggiare gli umani dimostrandosi più reattiva e intelligente di loro diventano ben presto un problema, perché la sua lettura dei “pericoli” che insidiano Cady è molto differente da quella della morale umana comune. L’angelica bambola ci metterà poco a diventare un’assassina spietata e inarrestabile.

M3GAN è una commedia più che un horror

Se sperate che M3gan vi faccia saltare terrorizzati sulla poltroncina del cinema è il caso di ricalibrare le vostre aspettative. Pur essendo presentato come la versione tecnologicamente evoluta della “bambola assassina”, M3GAN di fatto non punta a spaventare direttamente lo spettatore, se non in pochissime scene.

Per toni e ritmo ricorda molto di più una commedia nera con risvolti thriller. La prima parte, in cui assistiamo al risveglio di M3GAN e ci viene spiegato il bizzarro rapporto che lega Cady e Gemma si rivela essere uno spaccato ironico, quasi caustico sulla genitorialità di oggi. Gemma è tra i peggiori genitori surrogati mai visti su grande schermo. Da qualche parte nel suo cervello c’è il sincero desiderio di prendersi cura della nipote, ma anche quando animata dalle migliori intenzioni, finisce sempre per mettere Cady al secondo posto o sfruttarla per i suoi fini lavorativi e di ricerca.

Non è difficile vedere come i lati più sinistri si M3GAN abbiano radice nella personalità ruvida ed egocentrica di Gemma, interpretata con grande verve da Allison Williams, che già in Get Out si era fatta notare per la sua capacità di dare vita a donne apparentemente innocue con sinistre derive. In Gemma possiamo rivedere tutte le nostre mancanze e i nostri difetti nei rapporti umani, che spesso trascuriamo o deleghiamo alla tecnologia.

Il film - ambientato in un futuro così prossimo da essere quasi indistinguibile dal nostro presente - non esita a bacchettare la sterilità di certi contesti lavorativi “tech”, la superficialità con cui per comodità siamo pronti a delegare parti fondamentali della nostra vita a un algoritmo di cui, per citare l’universo MCU, “sappiamo spaventosamente poco”. Anche M3GAN sa spaventosamente poco di sé stessa, ma le risposte che trova man mano rispetto a quale sia il suo compito e la sua vera natura riflettono, estremizzandole, l’egoismo e il narcisismo dei suoi stessi creatori.

M3GAN è una commedia dai toni horror e thriller che guarda con divertimento e talvolta irrisione la nostra incapacità di prenderci cura di noi stessi, figuriamoci di piccoli esseri umani che vengono al mondo in un contesto tecnologico che i loro genitori non capiscono e arginano con regole antiche (lo screen time giornaliero), salvo poi utilizzarlo come scappatoia.

Insomma, a non uscire bene da M3GAN, un gioioso frullatore di ispirazioni dagli horror classici ai film di fantascienza più recenti (Deus Ex Machina di Alex Garland su tutti) siamo soprattutto noi, non la povera bambola, assassina sì, ma portata all’esasperazione dai nostri peggiori difetti.

Data di uscita: febbraio

7

Voto

Redazione

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