Her Private Hell, l'incubo visionario e incompleto di Refn

Il regista danese torna al cinema dopo dieci anni con un film esteticamente affascinante ma povero di sostanza, ambientato in una metropoli misteriosa. Al cinema.

di Maurizio Encari
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In una metropoli futuristica circondata da una misteriosa nebbia, la giovane attrice Elle fa ritorno all'albergo di proprietà del padre Johnny Thunders, eccentrico regista e produttore che conduce un'esistenza all'insegna di lussuria e ricchezza. Lì la protagonista di Her Private Hell incontra Hunter, una collega da poco entrata in quel mondo, e si ritrova alle prese con Dominique, nuova compagna del genitore nonché sua ex: una situazione che darà il via ad un complesso triangolo sentimentale, nel quale gelosia, desiderio e manipolazione si intrecciano costantemente.

Johnny racconta a quell'harem di donne la leggenda di Leather Man, una creatura che si aggira nella nebbia e uccide le sue inermi vittime, massacrate con una brutalità quasi rituale. Elle comprende come la storia potrebbe essere qualcosa di più concreto di quanto lasciato intendere, ma deve affrontare altre questioni ben più spinose. Parallelamente infatti si fa campo la vicenda di Soldato K, militare americano che attraversa un Giappone apparentemente sospeso fra passato e futuro. L'uomo è alla ricerca della figlia, convinto che sia stata rapita proprio da Leather Man e trascinata in un luogo orribile. Il suo percorso assume i contorni di una discesa negli inferi e incrocerà inevitabilmente quello di Elle.

Inferno o paradiso

Luci al neon, una foschia opprimente, corpi femminili sensualissimi, scatti di violenza e una metropoli dalle coordinate indefinite quale palcoscenico di un film nel quale la forma domina sulla sostanza. A dieci anni di distanza dal sottovalutato The Neon Demon (2015), Nicolas Winding Refn torna sul grande schermo con Her Private Hell, un'opera che porta alle estreme conseguenze la sua idea di cinema, sacrificando la sceneggiatura all'altare di una messa in scena che punta tutto o quasi su un fascino criptico. 

Una visione più da guardare che da capire, dove si scontrano linee narrative in un'estetica sempre e comunque riconoscibile, che possiede passaggi innegabilmente affascinanti ma che rischia di risultare fine a se stessa. La sceneggiatura vuole essere di tutto e di più: dalla fiaba steampunk all'eros, dal melodramma edipico al thriller psicologico, dal resoconto metaforico sulle IA all'action sui generis. 

Nella mente dell'autore

Ci troviamo davanti ad un viaggio dentro l'immaginario del suo autore, con tutti i suoi feticci e le sue manie, che però rischia di spiazzare anche i fan più fedeli. La poetica infatti diventa vittima di una certa schematicità, schiava di una formula che gira su se stessa senza arrivare da nessuna parte, o almeno da nessuna parte degna di un potenziale interesse e/o significato. Her Private Hell è un film visivamente appagante, capace di offrire scorci altamente suggestivi, ma questi sembrano pezzi di un puzzle che poi si incastrano a forza, dando vita a un quadro cubista più che un vero e proprio lineare ritratto.

Straniante e destabilizzante, vive su un'atmosfera profondamente inquieta, dove ci si attende sempre quella svolta in grado di far (soprav)vivere la vicenda su un'idea ragionata. Ma anche in quel finale che dovrebbe chiudere il cerchio in qualche modo, l'impressione è che l'archetipo abbia preso il sopravvento sui personaggi e sul loro percorso, ingabbiandoli in un flusso senza via d'uscita. Lo stesso discorso voyeuristico, più interessante per il carisma e la bellezza delle attrici - il cast femminile è guidato da una volenterosa Sophie Thatcher - raschia unicamente la superficie, senza mai scavare a fondo nell'animo di personaggi che rimangono seriose caricature di un discorso andante a vuoto.