Disclosure Day – In 4K lo Spielberg che non ti aspetti
Girato 35mm, alcune riprese digitali fino a 8.6K, Dolby Digital Plus 7.1 canali e Dolby TrueHD con oggetti ATMOS

“Se scoprissi che non siamo soli avresti paura?”. La domanda al centro di Disclosure Day contiene una possibilità straordinaria: come reagirebbe l'umanità se la presenza extraterrestre diventasse notizia di dominio pubblico? Non si tratta soltanto di guardare verso il cielo, ma di mettere in discussione convinzioni, istituzioni e l'idea stessa che l'uomo non ha un posto centrale nell'universo.
La vicenda intreccia il destino di Margaret e Daniel: lei è una meteorologa televisiva che durante una diretta inizia a esprimersi con strani versi gutturali, lui un giovane uomo in possesso di prove che potrebbero smascherare un segreto custodito da troppo tempo. Mentre una potente organizzazione cerca di impedirne la diffusione, i due diventano il fulcro di una rivelazione destinata a cambiare il rapporto dell'umanità con l'ignoto.
Il sogno di Spielberg si perde in una sceneggiatura fragile
Steven Spielberg sceglie di affrontare la questione senza puntare tutto sull'invasione aliena. Il mondo è già attraversato da tensioni che fanno temere un conflitto globale e la rivelazione potrebbe cambiare ogni prospettiva. Proprio quando il racconto dovrebbe spalancarsi sull'ignoto, la narrazione perde progressivamente mordente e il finale non risolve nulla, anzi. Le questioni sollevate restano spesso abbozzate, così come i personaggi faticano a trasformarle in conflitti autentici.
Il limite emerge anche nei dettagli di una sceneggiatura che non brilla, nonostante la scrittura sia dello stesso regista assieme a David Koepp (Jurassic World: La rinascita, Black Bag, Indiana Jones e il quadrante del destino, La guerra dei mondi tra i tanti). Per esempio quando Daniel si avvicina tanto a una staccionata da trovarsi praticamente davanti alle sentinelle in prossimità del cottage dove si nascondeva senza essere individuato, la sospensione dell'incredulità vacilla. Non è una semplice svista: è il sintomo di una costruzione drammatica che non sempre sostiene le proprie ambizioni.

Non è più lo Spielberg di Incontri ravvicinati del terzo tipo, che riuscì a trasformare il contatto con gli extraterrestri in un'esperienza carica di mistero e meraviglia, soprattutto nella versione theatrical. In Disclosure Day, che ha vissuto decenni di gestazione, il potenziale sconvolgente della scoperta rimane in gran parte sulla carta: la sceneggiatura non approfondisce le conseguenze della rivelazione e finisce per banalizzare interrogativi che avrebbero meritato maggiore coraggio.
Resta una domanda: quale film avrebbe realizzato Spielberg nel 1977 con l'idea per una storia come questa ma il cuore da sognatore di Incontri unito alle moderne tecnologie? Forse proprio quello che questa volta non è riuscito a fare. Qui la recensione artistica di Andrea Giordano.

Girato principalmente analogico su pellicola 35mm (250 e 500 ASA, Panavision Panaflex Millennium XL2) ad alta e altissima sensibilità di luce e quindi con maggiore grana di fondo, alcune riprese digitali a risoluzione variabile (4.6K, 5.8K, 8.6K - Arri Alexa 35, GoPro, Sony CineAlta Venice 2) e master finale 4K. Formato immagine originale 2.39:1 (3840 x 2160/23.97p), codifica HEVC su BD-100 triplo strato. Resa convincente con neri profondi ma non assoluti, palette cromatica fredda coerentemente con le scelte del solito cinematographer Janusz Kaminski.
Le tonalità della pelle rimangono naturali mentre abiti, volti e superfici restituiscono texture realistiche. Buona anche l'intellegibilità degli elementi sullo sfondo sebbene alcuni testi sugli schermi risultino troppo piccoli per essere decifrati. Ad avvicinare alla visione in sala ci pensa il Dolby Vision, con l'immagine che beneficia di una maggiore ricchezza cromatica, sfumature più accurate e una più precisa dinamica delle luci, contribuendo a un più incisivo senso di tridimensionalità. Incluso BD-50 con la versione 2K.

Dolby Digital Plus 7.1 (754 kbps) di dignitosa resa che accompagna per l'intera narrazione tra dialoghi corposi, effetti fronte retro, ingaggi del subwoofer e l'immancabile tappeto musicale del Maestro John Williams. Nel complesso efficace già via soundbar + sub, la resa tramite veri canali discreti regala un superiore coinvolgimento. Spettacolo che sale ulteriormente, senza raggiungere vertici reference, passando all'originale Dolby TrueHD 7.1.4 (16 bit), con ricchezza dinamica e presenza scenica che non mancano di aumentare la tensione del momento: missaggio energico e avvolgente che trasforma la visione in un'esperienza di forte impatto. L'edizione USA ha addirittura una marcia più con per via della risoluzione 24 bit.
Il documentario principale (54') ripercorre la lavorazione attraverso interviste al regista e parte del cast e crew approfondendo le ispirazioni, la lingua aliena, le creature e le sequenze d'azione. Il secondo extra (4') celebra invece il trentesimo film realizzato da Spielberg assieme a John Williams, con brevi immagini del compositore mentre dirige l'orchestra. Steelbook da collezione.



