WWE 2K26 provato in anteprima: il wrestling si fa più brutale e credibile

Siamo stati a Londra a provare in anticipo il nuovo titolo di 2K e Visual Concepts

di Claudio Magistrelli

L'anno scorso chiudevano la recensione di WWE 2K25 definendolo “l'apice del percorso di ricostruzione del franchise”. Cosa si fa dunque in questi casi? In teoria ci si dovrebbe godere la soddisfazione per aver fatto un buon lavoro, magari considerare la propria opera un punto di arrivo. Nell’industria del videogioco però, lo sappiamo, le cose funzionano diversamente e ogni successo deve essere considerato solo la base di partenza per il successivo. Per questo siamo volati a Londra, negli studi di 2K, per scoprire come WWE 2K26 punta a superare se stesso. 

WWE 2K26 è quasi pronto: le novità

Quella che ci siamo trovati di fronte è una build del gioco del quasi definitiva, benché girasse su un dev kit, a cui manca giusto una ripulita da glitch vari (ne abbiamo incontrato qualcuno, come sempre spassoso) prima di raggiungere scaffali e hard disk degli appassionati. La prima cosa a saltare all'occhio è il ritocco alle pagine dei menù: sembra un piccolo dettaglio, ma è il segnale che pian piano Visual Concepts sta andando a revisionare la struttura portante del gioco, senza grandi proclami, lasciando che a prendersi la scena sono i dettagli che emergono in superficie. Come le puntine, giustamente annunciate con orgoglio da 2K qualche settimana fa durante l'annuncio di WWE 2K26: per chi non si è mai avvicinato al mondo del wrestling è difficile capire cosa rappresentino quei minuscoli e appunti accessori di cancelleria metallici. Nel gesto di svuotare con un ghigno sadico il bianco sacchetto di stoffa che le contiene al centro del ring c’è tutta la promessa implicita del dolore e del sangue che scorreranno sul tappeto del ring. 


Replicare digitalmente il comportamento di tanti piccolissimi oggetti non è semplicissimo eppure Visual Concepts sembra aver centrato il bersaglio al primo tentativo: al di là qualche piccolo glitch (noto ai dev e già in corso di risoluzione), è impressionante come le puntine si spartano disordinatamente al suolo, ma soprattutto infilzino in maniera credibile e convincente i corpi poligonali della Superstar WWE, che si contorcono dal dolore dopo l'appuntito atterraggio e persino festeggiano la vittoria col corpo martoriato da puntine e rivoli di sangue a testimoniarlo. Quindi, dopo aver adeguatamente bucherellato nei panni di CM Punk la schiena di Roman Reigns e Seth Rollins, nel match di apertura dello Showcase che ci ha riportato al pazzesco main event di WresleMania 41, felici come dei pargoli all’idea di poter finalmente replicare col giusto grado di autenticità i match di Mick Foley, ci siamo dedicati a curiosare nelle altre modalità, per sviscerare il più possibile nel poco tempo a disposizione. Non prima però di aver registrato un'altra novità inattesa (che forse ci era sfuggita durante gli annunci degli scorsi giorni). Lo Showcase può essere affrontato in due modi: quello classico, con obiettivi che scandiscono gli incontri, o una nuova modalità gauntlet in cui dovremo affondate nei panni di CM Punk tutti gli avversari di questa modalità, uno di fila all'altro, senza soste, cut-scene o obiettivi di sorta (nè recupero della salute!). Ci siamo arresi  al terzo incontro, ma varrà la pena approfondire in fase di recensione, anche perché una volta passati alla progressione standard non siamo più riusciti a ri-accedere al gauntlet.

Tra le fiamme dell'inferno: gameplay di WWE 2K26

Dopo aver lasciato l’uomo copertina CM Punk e la celebrazione a tappe della sua carriera (che includerà anche quest’anno dream match mai accaduti in realtà), il nostro primo contatto con WWE 2K26 si è spostato sui ring delle nuove tipologie di match, partendo senza troppi timori reverenziali dall’Inferno. Questa tipologia di match, indissolubilmente legata alla storica rivalità tra i “fratelli” Kane e The Undertaker) è caratterizzata da muri di fiamme intorno al ring che si intensificano all’accendersi dello scontro: un indicatore a video segnala il grado di intensità delle fiamme e attraverso la solita pressione del tasto giusto, al momento giusto col giusto posizionamento ci si può aggiudicare la vittoria scagliando il malcapitato di turno tra le fiamme roventi. Nel caso del I Quit Match, altra novità di WWE 2K26, la vittoria passa attraverso un mini-game, simile a quello del Chain Wrestling, in cui bisogna fermare un indicatore che si muove all’interno di cerchio sui giusti segmenti per indurre l’avversario alla resa. 

Tante sono state le aggiunte annunciate per questa edizione e altrettanto lunga è stata la nostra rincorsa per testare tutte, per quanto alcune come quelle previste in MyRise o in MyUniverse richiederanno una maggior dedizione rispetto a una manciata di ore di test. Durante il nostro pellegrinaggio tra una modalità e un’altra, però, ci siamo imbattuti anche in alcune piacevoli aggiunte non annunciate, come il picture-in-picture che segne i nuovi ingressi sul ring durante la Royal Rumble o la presenza di Abyss all’interno del gigantesco roster. Prima di passare alle considerazioni finali ne aggiungiamo solo un'altra: finalmente gli oggetti vengono evidenziati nel momento in cui si è nella posizione di poter avviare un’interazione, eliminando almeno in parte il classico rischio di avviare per sbaglio un’altra azione. 

March Madness

Quest’anno la data di uscita di WWE 2K26 è prevista per il 13 marzo, un po’ più in là rispetto al solito: è solo un piccolo dettaglio, ma rende l’idea di quanto il ciclo produttivo di una serie annuale sia serrato, diviso per buona parte dell’anno con il supporto necessario al capitolo precedente e concentrato nella sua fase più delicata nei pochi mesi prima dell’uscita. È chiaro dunque che non ci si possano attendere rivoluzioni, quanto meno non ogni 12 mesi.


Eppure, al di là delle novità annunciate, finora tutte convincenti per quanto siamo riusciti a provare, abbiamo lasciato Londra con l’impressione che 2K e Visual Concepts stiano pian piano e silenziosamente andando a toccare la struttura portante del gioco, dai modelli poligonali alle interazioni fisiche, migliorando la qualità complessiva dell’esperienza con interventi invisibili, sottopelle. In queste poche ore a disposizione, però, sono stati soprattutto gli stimoli passati attraverso le cuffie a trasmetterci le sensazioni più calde e realistiche, con nuovi cori dalle arene e un commento più sul pezzo. Come in tutto le cose serve tempo, per migliorarsi, ma anche per valutare i miglioramenti: ci rileggiamo tra non molto per la recensione di WWE 2K26. Nel frattempo, don’t try this at home.