Cursemark: Anteprima di un action oscuro pieno di pixel

Cursemark un action in un mondo oscuro

di Simone Marcocchi
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In Cursemark si trasformano le Unknown Lands in un teatro di disperazione e mistero. La storia si apre con un viandante marchiato da una maledizione, un segno che è la chiave di un enigma che attraversa epoche e civiltà perdute. Non ci sono spiegazioni immediate, non ci sono mappe che guidano la mano: il mondo si racconta attraverso reliquie, rune e frammenti di memoria, costringendo il giocatore a ricomporre un puzzle narrativo che si insinua tra cattedrali in rovina, foreste spettrali e pianure infestate. Ogni area è un microcosmo di orrore e bellezza, con una direzione artistica che richiama Blasphemous e Hades, ma con una personalità visiva che si distingue per la sua crudezza e per la capacità di fondere sacro e profano in un’unica estetica.

Un dark fantasy in cui non se ne esce vivi

Il gameplay è il cuore pulsante di Cursemark e la sua filosofia è chiara: libertà assoluta di costruzione. Non esiste una strada predefinita, non esiste una build perfetta. Ogni run è un esperimento da provare con abilità e strade (anche sbagliate), ogni morte è un’opportunità di rinascita capendo i propri sbagli. Il sistema di progressione roguelike si intreccia con meccaniche da action RPG, creando un equilibrio che premia la creatività e punisce la superficialità. La morte non è mai fine, ma parte di un ciclo che conserva rune, talismani e conoscenza del mondo, permettendo di affinare strategie e potenziare sinergie. È un gioco che invita a osare, a combinare incantesimi in modi imprevedibili: una palla di fuoco che si trasforma in una raffica di lance di ghiaccio, una nube tossica che evoca fulmini dal cielo. Lo spellcrafting è il vero colpo di genio, un sistema che consente di modificare incantesimi al volo, fondendo artefatti e rune per creare effetti devastanti e personalizzati.

Il combattimento è rapido, tecnico e spietato. Non è un soulslike puro, ma ne eredita la tensione e la punizione per gli errori. Ogni scontro richiede riflessi pronti, gestione delle risorse e una conoscenza profonda delle meccaniche. I boss sono monumenti di brutalità e design, creature che incarnano la maledizione stessa e che obbligano a ripensare ogni scelta tattica. Le mappe, semi-procedurali ma arricchite da passaggi segreti e scorciatoie, favoriscono l’esplorazione e la scoperta di reliquie permanenti, elementi che spezzano la monotonia tipica dei roguelike e danno un senso di progressione tangibile.

Cursemark non è solo sfida, è immersione totale. Ogni segreto svelato aggiunge un tassello alla lore, ogni reliquia racconta una storia di peccato e redenzione. È un titolo che non si accontenta di essere difficile: vuole essere memorabile, vuole che il giocatore senta il peso di ogni scelta e la soddisfazione di ogni conquista. Con un Early Access che promette di coinvolgere la community nella creazione di contenuti e nel bilanciamento delle meccaniche, il progetto si presenta come una delle esperienze più ambiziose e oscure del panorama indie contemporaneo. Se cercate un roguelike che non si limiti a farvi morire, ma vi spinga a rinascere più forti e più curiosi, Cursemark è il marchio che dovrete portare con orgoglio.