Joe Pickett: su Paramount+ le avventure del guardacaccia detective che vi conquisterà

Azione, avventura, contatto con la natura, crimini, adrenalina: gli ingredienti di Joe Pickett, in prima visione su Paramount+, non deluderanno gli appassionati di serie TV

di Chiara Poli

Tratta dai romanzi di C.J. Box, Joe Pickett è una serie di altissimo livello, con livelli di tensione che non ti aspetti e tanta, tanta azione.

C.J. Box ha scritto molto sulle avventure del suo guardacaccia detective amatissimo dai lettori: la bellezza di 22 romanzi. Uno all’anno, dal 2001 al 2023.

La prima stagione della serie che ne è stata tratta, arrivata su Paramount+ il 16 luglio, ne copre meno di due: segue il primo romanzo e inserisce qualche elemento del secondo, appena accennato. Quindi il materiale narrativo per il personaggio interpretato in TV da Michael Dorman (Patriot, Daybreakers - L’ultimo vampiro) è potenzialmente infinito… E c’è da sperare che venga sfruttato, perché Joe Pickett è davvero una gran serie.

La trama di Joe Pickett

Joe Pickett è il nuovo guardacaccia della contea di Saddlestring, Wyoming. Si trasferisce insieme alla moglie Marybeth (Julianna Guill, The Resident), in attesa del loro terzo figlio, e con le due bambine Sheridan (Skywalker Hughes) e Lucy (Kamryn Piva) in una casa messa a disposizione dallo Stato per il guardacaccia di zona.

Una casa in mezzo alla natura, isolata, con un ampio fienile e tanto spazio per i bambini per giocare all’aperto. Un cambiamento drastico dalla vita di prima, in città, scelto da Joe e Marybeth per ricominciare daccapo con un ritmo di vita più lento e rilassante. Ma il lavoro di Joe è un lavoro pericoloso: i bracconieri non sono gente con cui si scherza. E pare che il precedente guardacaccia, Vern Dunnegan (David Alan Grier, Una mamma quasi perfetta), fosse piuttosto tollerante. Ma Joe non lo è: rispetta la natura e difende gli animali, citando a memoria ogni norma e non ammettendo eccezioni.

Quando multa Ote Keeley (Benjamin Hollingsworth, Virgin River), finisce per trovarsi in un vortice di eventi, fra omicidi, affari loschi e stermini di animali, che lo porteranno a lottare per salvare se stesso e la sua famiglia. Marybeth, che prima lavorava come avvocato, decide di difendere Nate Romanowski (Mustafa Speaks, All American), un uomo accusato di omicidio, affiancando il marito in un’indagine che diventa sempre più intricata e pericolosa.

Dottor Jekyll e Mr. Hyde


Il lato oscuro che ciascuno nasconde dentro di sé è da sempre oggetto di interesse di romanzi, film e serie TV. In Joe Pickett, questo ragazzo dalla faccia pulita, dall’espressione buona, ligio alla regole e onesto fino al midollo, ne nasconde uno che deriva dal suo passato.

Joe è un uomo integerrimo, un padre di famiglia che rappresenta la legge e non ammette eccezioni, nemmeno per il Governatore del Wyoming: lo Stato in cui lavora. Joe è stato scelto personalmente dal predecessore Vern e lavora talvolta insieme al collega Wacey (Paul Sparks, House of Cards), collaborando con lo sceriffo Barnum (Patrick Gallagher, l’ex coach Tanaka di Glee) e l’agente McLanahan (Chad Cook, Timeless).

Ma l’impressione da unico buono in un mondo corrotto, violento e malato che ci ha fatto Joe viene destabilizzata già nei primi minuti dell’episodio pilota: Joe Pickett ha un lato oscuro che viene dal suo passato. Nasconde il proprio Mr. Hyde - lo nasconde molto bene - ma quando emerge, poi, ha difficoltà a controllarlo. La violenza chiama violenza. Provare a contrastarla con fermezza e onestà è quanto di più difficile si possa fare.

Gran parte degli altri personaggi, perfino la suocera di Joe, Missy (Sharon Lawrence, l’indimenticabile Sylvia Costas di NYPD Blue), affrontano il loro personale Mr. Hyde. E spesso non riescono a tenerlo a bada bene quanto fa Joe.

È di questo che ci parla la serie di cui è protagonista: di un mondo violento, di una comunità in cui il degrado sociale, l’abbandono da parte delle istituzioni e la scelta di procurarsi denaro in modo illegale, veloce e pericoloso - in mancanza di alternative - trasformano una parte degli abitanti di Saddlestring in individui instabili e pericolosi.  Perfino quando vivono in ranch enormi e con tutti i comfort, mentre il resto dei residenti chiude gli occhi e si fa gli affari propri.

Scordatevi Yellowstone: anche qui siamo immersi nella natura, abbiamo a che fare con dei cowboy e siamo nello Stato confinante con il Montana, ma il Wyoming dei grandi spazi aperti è quello oltre il cui confine dal ranch Dutton vengono scaricati i “problemi” risolti. E c’è un motivo. Joe Pickett sceglie un’ambientazione che ci racconta come l’avidità degli esseri umani non abbia limiti e non guardi in faccia a nessuno. Perciò non importa quanti soldi tu abbia: a essere marcio, corrotto e disonesto è lo stile di vita che nel corso degli anni gli abitanti hanno adottato. O tollerato. O assecondato.

Fino all’arrivo di Joe Pickett. Un uomo buono e premuroso, ma disposto a tutto pur di proteggere la sua famiglia e il suo senso della giustizia. Joe è un rappresentante della legge. Il suo dovere è preservare ambiente e animali dal predatore più pericoloso presente in natura: l’uomo.

L’adrenalina che non ti aspetti


Joe ha un fiuto per le indagini. Nota i dettagli - è abituato ad analizzare le tracce e le impronte - non gli sfugge nemmeno un indizio e grazie al suo intuito capisce come utilizzare al meglio ogni prova raccolta sulla scena di un crimine. Peccato che sia il solo, perché al dipartimento dello sceriffo non c’è nessuno scrupoloso come lui. Forse per incapacità, forse per pigrizia, forse per ingenuità… Oppure per volontà di chiudere un occhio. O magari entrambi. Joe è appena arrivato a Saddlestring deve ancora cercare di capirlo. Una cosa, però, è certa: la tensione cresce un episodio dopo l’altro.

Ci si aspetta un finale di stagione adrenalinico vista la complessità del caso che emerge con nuovi dettagli a ogni episodio, ma l’adrenalina scatta ben prima. Gli ultimi 3 episodi della prima stagione ti fanno stare con il fiato sospeso. Tutto il tempo. 

E, per quanto s’intuisca già dal pilot che ci troviamo di fronte a qualcosa di più grande di Joe e della sua famiglia, veniamo davvero spiazzati dalla vastità della corruzione che affligge la città, la contea, lo Stato del Wyoming. 

Joe Pickett alterna una trama legata al presente e una legata al passato del protagonista, spingendolo a rivivere ogni trauma che vive. Incluso l’emergere di quel lato oscuro che lo prende all’improvviso, e che Joe non sa come fermare. 

In una perfetta coerenza con questo, la violenza aumenta, le minacce si moltiplicano, la crudeltà non conosce confini. Joe Pickett è una serie in cui la follia di controllare ciò che non si può controllare, soprattutto quando intralcia il proprio piano criminale, diventa contagiosa. La gente perde la testa, non ragiona più. Non capisce più quali sono i limiti di fronte ai quali dovrebbe fermarsi.

Per questo Joe Pickett è una serie tanto sorprendente: si spinge dove, all’inizio, non avremmo mai pensato che sarebbe arrivata. Va oltre ogni aspettativa, esplode in un crescendo di adrenalina che ci porta dritti a un finale di stagione al cardiopalma, che ci saremmo aspettati arrivasse molto prima e invece continua a tenerci sulle spine.

Se ci fosse una scuola di sceneggiatura in cui s’insegna esclusivamente il climax che porta al gran finale, e come tenere alta la tensione molto più a lungo di quanto lo spettatore credesse possibile, Joe Pickett sarebbe oggetto di studio.

Per questo c’è da augurarsi che venga prodotta a lungo: se il materiale di partenza è questo, e se la messa in scena raggiunge i livelli della prima stagione, siamo di fronte a un microcosmo di personaggi ed eventi davvero esplosivo.

La tematica ambientalista


Il legame con l’attualità è fondamentale per il successo di una serie TV. Joe Pickett, pur nascendo da un romanzo pubblicato vent’anni fa, è spaventosamente attuale. A riprova di come la tematica ambientalista, con il monito a preservare la natura e le specie animali anziché distruggere tutto per costruirci fonti di profitto, risalga a molto tempo fa.

Il monito non è stato ascoltato, e oggi ne stiamo pagando le conseguenze. Ma se John Dutton (Kevin Costner) in Yellowstone vuole impedire la costruzione dell’aeroporto e del mega impianto sciistico per salvare la terra del proprio ranch, Joe ha interessi ben diversi. Joe Pickett è consapevole di come gli animali vengano braccati e uccisi durante la stagione di caccia, ma vuole che a nessuna creatura venga fatto del male al di fuori di quel periodo, o quando hanno dei cuccioli da accudire, o quando l’uomo agisce semplicemente per crudeltà o bieco interesse economico. Far sì che le regole della caccia vengano rispettate non significa appoggiarla: significa semplicemente fare in modo che la tutela degli animali e dell’ambiente sia sempre il punto di partenza.

Negli Stati Uniti ci sono regole molto severe sulla protezione delle specie e la preservazione delle riserve naturali. Guardando la prima stagione di Joe Pickett lo scoprirete. Non è sempre facile assistere a ciò che gli animali subiscono - ci sono delle sequenze davvero scioccanti, ed è voluto - ma è necessario assistervi per riflettere, accogliere il messaggio della serie e provare a entrare in quel mondo che ruota attorno alla caccia dal punto di vista economico e lavorativo.

Armi di ogni genere, la passione dell’America, tradizioni di famiglia che mettono in mano un fucile a dei bambini, una cultura  di difesa della proprietà privata e della famiglia che si lega inevitabilmente a fucili e pistole. 

Joe Pickett ci racconta questo mondo, ci invita a entravi per comprenderlo meglio, ma soprattutto per mostrarci come si può trasformarlo per renderlo migliore, più sicuro per l’uomo e gli animali, per gli alberi e i fiumi.

Ambientata in Wyoming ma girata in Canada - come gran parte delle serie che necessitano di paesaggi naturali sterminati contenendo i costi di produzione - Joe Pickett ci introduce a un universo narrativo complesso, con una moltitudine di personaggi approfonditi il cui unico scopo è mostrarci la vita di chi nasce e cresce in una cittadina ancorata ad antiche tradizioni che andrebbero superate ma anche a rituali di rispetto e contatto con la natura che andrebbero preservati e diffusi.

Non manca, inoltre, la questione delle riserve indiane. Una ferita sempre aperta nella storia americana, e in quella mondiale, che ancora una volta ci racconta come al giorno d’oggi, nonostante le battaglie continue per l’inclusione, pregiudizi e rifiuto della cultura nativa americana continuino a esistere, creando danni alla società e aumentando quel degrado umano e culturale di cui la cittadina al centro della storia è il simbolo.

Per questo, e per tutte le altre ragioni che vi abbiamo raccontato, Joe Pickett merita di essere seguita, approfondita, vissuta un episodio dopo l’altro, in quel crescendo di adrenalina e violenza che si unisce alla forza di un messaggio sempre più gridato. Ascoltiamolo: ne usciremo arricchiti sotto molti punti di vista.