Resident Evil Veronica: un tuffo nel passato per prepararsi al remake
Il remake di Code: Veronica promette di fare le cose in grande ma quanto bene conoscete il titolo originale?
L’annuncio di Resident Evil Veronica, che ha aperto con il botto il Summer Game Fest il 5 giugno, ha confermato quanto ormai già si sapeva: dopo Resident Evil Requiem, dal quale sono personalmente uscita insoddisfatta, le uniche altre due opzioni possibili erano un remake di Resident Evil 5 oppure di Code: Veronica. In casa Capcom hanno optato per quest’ultimo, decisione in un certo senso prevedibile se pensiamo che il revamp della serie è partito da Resident Evil 2, ossia dalla storia condivisa di Claire e Leon, per poi proseguire sulla scia di Leon con Resident Evil 4 prima e Resident Evil Requiem poi. Fatto salvo la breve parentesi di Resident Evil 3, era logico riprendere le redini della storia di Claire, soprattutto considerando le voci di corridoio che la vorrebbero protagonista di un prossimo, decimo capitolo ufficiale. Vedremo cosa bolle in pentola per il futuro.
Premesso questo, e al netto di qualche osservazione che mi permetterò nella chiusa dell’articolo a seguito di tutte le novità emerse questa settimana, lo speciale in questione vuole essere più “nozionistico” che non speculativo: accompagnarvi alla scoperta di un universo narrativo non sempre considerato dai giocatori ma che esiste, e non solo, regola parecchio le dinamiche della serie (comprese spesso quelle ludiche). Andiamo dunque alla riscoperta del capitolo originale, dei suoi personaggi e di qualche chicca più “nascosta” che potrebbe esservi sfuggita.
Il progetto Code: Veronica
Partiamo proprio dal titolo del videogioco. Tutti hanno notato la riduzione a semplice Resident Evil Veronica, rinunciando alla parola “Code”, e alcuni hanno espresso perplessità a riguardo. Per quanto mi riguarda trovo la scelta azzeccata, perché Code: Veronica non c’entra niente con il Virus T-Veronica che pure è un elemento fondamentale del gioco; quest’ultimo ne è una conseguenza e nemmeno così diretta - sarebbe anche potuto non esistere. Il nome Code: Veronica fa riferimento solo e soltanto al progetto promosso da Alexander Ashford e che ha dato i propri frutti nel 1971 con la nascita dei gemelli Alexia e Alfred.
Per contestualizzare meglio questo progetto dobbiamo, come sempre, fare qualche passo indietro. Alexander Ashford è il figlio di Edward Ashford, quest’ultimo co-fondatore dell’azienda farmaceutica Umbrella assieme a Oswell E. Spencer e James Marcus, nonché brillante virologo. Sebbene talentuoso, Alexander non era allo stesso livello del padre, che trovò la morte nel luglio del 1968 in un incidente orchestrato dallo stesso Spencer - il quale anni dopo avrebbe commissionato anche la morte di Marcus. Fu assunto all’Umbrella per lavorare come genetista e pur avendo scoperto il gene che regolava l’intelletto non fu mai considerato allo stesso livello di Edward. Con il rischio di veder crollare la reputazione della famiglia Ashford, e con essa la sua influenza sull’Umbrella, Alexander si lanciò in un progetto per creare un clone della scomparsa contessa Veronica, una donna di incredibile intelletto e bellezza, fondatrice della famiglia Ashford, vissuta nel XIX secolo. Alla morte fu imbalsamata e conservata nel maniero di famiglia finché Alexander non la riesumò per prelevare un campione di DNA. Superate le prime due fasi, ossia la scoperta del gene per regolare l’intelligenza e l’ottenimento del materiale genetico di Veronica, il progetto Code: Veronica divenne realtà nel 1971 con la nascita di Alexia da parte di una madre surrogata la cui identità è sconosciuta. La bambina sarebbe dovuta essere il solo risultato del progetto, tuttavia un’anomalia nel processo portò alla generazione di un secondo embrione da cui sarebbe nato il gemello, Alfred.
Laddove Alexia incarnava alla perfezione le aspettative di Alexander, il fratello, seppur intellettualmente superiore alla media, non era allo stesso livello, quasi certamente perché nacque a causa di un errore e non fu cercato. Nonostante ciò, Alexander adottò e crebbe entrambi nella casa sotto la base antartica. La superiorità di Alexia si confermò quando a dieci anni si laureò presso una prestigiosa università e fu assunta dall’Umbrella come virologa, ma ciò ebbe un forte ruolo nel suo isolamento sociale: troppo lontana, per età, dai colleghi e al contempo troppo distante dai coetanei bambini a causa del suo intelletto, Alexia trovava conforto soltanto in Alfred e già covava risentimento verso il padre, che non considerava affatto diverso dalla massa ignorante che la circondava. L’odio definitivo nei confronti di Alexander da parte di entrambi i figli si consolidò nel 1983, quando scoprirono la verità sulle loro vere origini. Questo li spinse a catturare il padre e utilizzarlo come prima cavia umana per il Virus T-Veronica sul quale Alexia stava già lavorando da qualche anno, avendo scoperto un particolare retrovirus nel genoma di alcune formiche regina che ipotizzò, unito al Progenitore assieme al gene di alcune piante e un altro più antico, avrebbe portato a una variante del Virus T dove l’ospite avrebbe visto preservato il proprio intelletto.
Il virus fu nominato "Veronica" dallo stesso Alexander, inconsapevole che questo sarebbe stato usato dai figli su di lui e avrebbe portato a un fallimento, mutandolo in un mostro che i gemelli imprigionarono nella sua eterna agonia. Resasi conto della rapida degenerazione cui il virus portava, Alexia, intenzionata a usarlo su se stessa, giunse alla conclusione di ibernarsi per quindici anni così da permettere al T-Veronica di attecchire al meglio senza conseguenze disastrose. Questo non portò il suo corpo a una stasi completa, bensì a un rallentamento della crescita, motivo per cui a dispetto di essersi ibernata a dodici anni ne dimostrerà poi circa una ventina (nonostante anagraficamente ne abbia ventisette). A seguito degli eventi di Code: Veronica, il virus fu usato come base per il Virus C di Resident Evil 6 dalla dottoressa Carla Radames, che ridusse drasticamente il periodo di incubazione necessario a preservare le facoltà intellettuali del corpo ospite.
Capite ora perché considero il cambio di titolo del remake un’ottima scelta. Code: Veronica è il progetto da cui sono nati Alexia e Alfred, non ha alcun riferimento al virus in sé: un titolo come Resident Evil Veronica è universale e, a mio avviso, pone la figura della contessa ancora più al centro di tutte le dinamiche narrative.
Virus T-Veronica
Il virus T-Veronica, a dispetto del nome, non ha una diretta correlazione con il Virus T di James Marcus; lo si può considerare della famiglia “T” solo perché è stato sviluppato sotto il progetto Virus T, ma non ci sono legami con il lavoro di James Marcus. La sua creatrice è Alexia Ashford, che il 27 luglio 1981, a soli dieci anni e a seguito di una laurea presso una prestigiosa università, fu nominata Ricercatrice Capo presso il laboratorio dell’Umbrella in Antartide, di fatto esautorando il padre che fino allora non aveva ottenuto alcun risultato soddisfacente sul Virus T.
Fu in questo periodo e nei due anni seguenti che Alexia sviluppò una particolare fascinazione per l’ecologia delle formiche. Esaminando i geni di una regina scoprì i resti di un virus tanto antico quanto naturale, capace di causare, nell’ospite, mutazioni riconducibili a diversi tipi di insetti. Fu dedotto che, esattamente come il Progenitore, anche questo virus fu responsabile dello sviluppo dell’entomofauna sulla Terra - sebbene il Progenitore, considerata la sua capacità di infettare e mutare gli artropodi, abbia avuto un ruolo più universale. In generale possiamo parlare di correlazione tra questi virus, esattamente come esiste con il Virus Abyss per quanto riguarda le creature delle profondità oceaniche. Il virus fu rinominato “Veronica” da Alexander, in onore della loro antenata, e fu implementato nella ricerca sul Virus T presso la base antartica. Questo però, come scritto poco sopra, non significa che ci siano state ibridazioni tra Veronica e T. Alexia combinò i geni della formica regina contenenti il ribattezzato Veronica con il Progenitore per dare vita a una nuova ibridazione: il T-Veronica. A dispetto del nome e di voci che vogliono una diretta correlazione tra i due, con Alexia che ha successivamente implementato anche il T nella nuova stringa virale, portando così a un risultato di tre diversi virus, non ci sono reali conferme e rimane che il T-Veronica prende il nome che porta perché sviluppato sotto il più grande progetto del Virus T, senza mirate ibridazioni con quest’ultimo.
L’innaturale intelligenza di Alexia, combinata con la giovanissima età che non la rendeva affine ai suoi colleghi di laboratorio, non solo rese impossibile relazionarsi con gli altri ma la portò a sviluppare un disprezzo totale per l’umanità. Ai suoi occhi, gli esseri umani esistevano con l’unico scopo di servirla secondo lo stesso concetto eusociale che muove alcuni insetti (tra cui, appunto, le formiche). Perciò indirizzò segretamente lo sviluppo del T-Veronica verso questo specifico scopo: schiavizzare l’intera razza umana alla sua volontà di regina. In superficie, quindi, lì dove anche l’Umbrella poteva vedere, il virus continuò il suo sviluppo nell’ottica di soddisfare le ambizioni dell’azienda, ma la realtà era ben differente.
La scoperta delle loro vere origini spinse Alexia e Alfred a catturare Alexander e sfruttarlo come prima cavia umana di un allora prototipo del T-Veronica, portando a un fallimento e alla successiva valutazione, da parte di Alexia, che per evitare gli effetti collaterali di tutti i virus Progenitore derivati (ossia il deterioramento delle funzioni cognitive) occorreva rallentare la diffusione del virus nel corpo tramite la preservazione criogenica. Nel 1983, all’età di dodici anni, Alexia si iniettò il T-Veronica e subito dopo entrò in una fase di criostasi che secondo i suoi calcoli sarebbe dovuta durare quindici anni. Il fratello Alfred prese il controllo della base antartica, vegliando su di lei, e di Rockfort Island, ma senza l’autorità di Alexander - la cui morte fu falsificata dai gemelli - l’influenza della famiglia Ashford sull’Umbrella crollò un’altra volta. Non che questo interessasse ad Alexia, considerato il suo fine ultimo che rende il mondo schiavo del suo volere.
Contrariamente a quanto si possa pensare, il T-Veronica non infettò pressoché nessuno nel corso del gioco. Tutti gli infetti che affrontiamo in gioco, con la sola eccezione della stessa Alexia e del padre Alexander, lo sono in quanto corrotti dal Virus T a seguito di un attacco mirato da parte dell’H.C.F. sull’isola di Rockfort con l’obiettivo proprio di sottrarre un campione del T-Veronica. Dagli eventi di gioco sappiamo che Alexia si risvegliò proprio nel 1998, come atto ultimo del fratello Alfred dopo uno scontro mortale con Claire e Steve, e catturò quest’ultimo per poi usarlo come cavia non del T-Veronica ma del T-Alexia - un’ulteriore, unica variante presente all’interno del corpo di Alexia dopo i quindici anni di criostasi. Sebbene ancora da perfezionare, considerato l’atto di ribellione di Steve nei confronti della sua “regina”, il T-Alexia sarebbe davvero potuto diventare quanto auspicato dalla sua creatrice. Non si può sapere, considerato che Alexia venne eliminata alla fine degli eventi di Code: Veronica e un campione del T-Alexia fu sì recuperato da Wesker, che prelevò il corpo di Steve dopo la sua morte. Tuttavia, dopo averlo consegnato a una compagnia rivale dell’Umbrella venne confermato che il modo in cui Alexia l’aveva progettato ne rendeva l’uso per la creazione di armi biologiche impraticabile; l’unica eccezione fu lo sviluppo del Jabberwock S3 (che in parte ricorda l’aspetto di Steve dopo la sua mutazione). Oltre a questo, l’uso nell’attuale condizione, e di conseguenza la vendita sul mercato nero, fu ritenuto troppo pericoloso.
Ciò non impedì a Wesker di venderlo a Javier Hidalgo, un narcotrafficante operante in Sudamerica che lo acquistò nella speranza di salvare la figlia Manuela dalla malattia mortale che l’affliggeva. Dopo gli eventi di Operazione Javier presenti nel videogioco Resident Evil: The Darkside Chronicles, che videro gli agenti Leon Kennedy e Jack Krauser porre fine all’impero di Hidalgo, la figlia Manuela venne presa in custodia dagli Stati Uniti. Fu così che Derek Simmons, il consigliere per la sicurezza nazionale durante il mandato del presidente Adam Benford, ottenne il campione di T-Alexia (o, più correttamente, del T–Manuela) che consegnò a Carla Radames per lo sviluppo del Virus C in Resident Evil 6.
Gli eventi di Code: Veronica
Alla fine del 1998, tre mesi dopo gli eventi di Raccoon City, Claire Redfield decide di andare in Francia alla ricerca del fratello Chris, che aveva deciso di condurre una personale indagine sull’Umbrella a seguito dei fatti di Villa Spencer. Trovandosi osteggiato, negli USA, dal corrotto capo della polizia di Raccoon City, Brian Irons, Chris aveva orchestrato la propria sospensione per avere l’occasione di volare fino in Francia dove aveva sede il quartier generale del ramo europeo dell’Umbrella. Riferendomi al gioco originale, Claire riesce a penetrare in uno dei laboratori dell’azienda e dopo aver creato il caos, con sparatorie e inseguimenti degni di un blockbuster hollywoodiano, viene catturata e spedita diretta su Rockfort Island. Le dinamiche della sua cattura sono la prima differenza nel remake Resident Evil Veronica, come abbiamo visto nel trailer di annuncio, e devo dire di aver parecchio gradito questo cambio perché rimette il personaggio di Claire su un piano più verosimile: per quanto capace, persino grazie ai terribili eventi di Raccoon, resta comunque troppo giovane e inesperta per riuscire a infiltrarsi in un laboratorio di un’azienda del livello dell’Umbrella. La sua cattura nel condominio dove Chris aveva preso alloggio ha molto più senso, allineandosi anche con il concetto che l’Umbrella ha occhi e orecchie ovunque, e non può essere sfidata così facilmente.
Detto questo, ci spostiamo su Rockfort Island. Un atollo nel sud dell’Oceano Pacifico, di proprietà della famiglia Ashford da decenni e sfruttato dall’Umbrella, a parte dagli anni ‘90, sia come base per la sua unità paramilitare Umbrella Security Service (U.S.S.) sia per portare avanti gli esperimenti sul Virus T con l’obiettivo di addestrare i suoi soldati alla gestione e contenimento di epidemie virali. Sfortuna vuole che, durante la sua prigionia, Claire si trovi coinvolta nell’assalto dell’H.C.F. guidato da Albert Wesker (il cui coinvolgimento resta un mistero fin quando lui stesso decide di mostrarsi) per l’ottenimento dei campioni di T-Veronica. Durante il caos, la distruzione di uno dei laboratori porta alla fuoriuscita del Virus T e alla conseguente infezione di un elevato numero di persone, molte delle quali sono scambiate per morte e seppellite nel cimitero - dal quale poi faranno ritorno.
Pochissimi superstiti riescono a fuggire da quell’inferno, ma a eccezione di soli cinque individui sono tutti infetti: quando, dunque, raggiungono l’aeroporto e utilizzano i C-130 per fuggire, finiscono nella base antartica a causa del pilota automatico impostato su tutti gli aerei e infettano anche quell’area. I cinque cui faccio riferimento sono Claire, Steve Burnside, il giovane figlio di un dipendente dell’Umbrella imprigionato sull’isola assieme al padre dopo il tentativo da parte di quest’ultimo di vendere materiale aziendale sensibile, un ricercatore senza nome che tuttavia trova una fine prematura per mano di una creatura nota come Bandersnatch, Rodrigo Juan Raval, membro dell’U.S.S. nonché carceriere di Claire, e ovviamente Alfred Ashford. Quest’ultimo, furioso a causa dell’attacco all’isola e convinto dell’esistenza di una talpa, si convince che sia proprio di Claire la colpa, facendo così di tutto per eliminarla durante i suoi tentativi di fuga insieme a Steve.
Consapevole di come l’isola sia ormai perduta, Alfred innesca una serie di esplosioni mirate a contenere l’epidemia, non riuscendo comunque a uccidere nel processo Claire e Steve, che fuggiranno a bordo di uno degli ultimi C-130 rimasti. Il giorno successivo Chris Redfield, avvisato da Leon Kennedy del rapimento della sorella e avendo di conseguenza abbandonato la sua indagine, arriva su ciò che resta dell’isola, ormai completamente infetta a eccezione dei soldati H.C.F., i quali non avendo trovato traccia del T-Veronica si preparano a raggiungere la base antartica. Lo stesso farà Chris, che dopo alcune difficoltà fuggirà a bordo di un jet.
Nel frattempo, Claire e Steve hanno raggiunto contro il loro volere la base antartica. Il C-130, come tutti gli altri, era programmato per atterrare laggiù e i due si ritrovano in una condizione sfavorevole tanto quanto, se non più, l’isola di Rockfort. La base antartica fu costruita nel 1969 per volere di Alexander Ashford utilizzando i resti di una miniera abbandonata: comprende un magazzino, un aeroporto, un laboratorio e un’abitazione per lo stesso Alexander assieme ai suoi “figli” Alexia e Alfred. A seguito del rapimento del padre, usato come prima cavia umana (fallimentare) del T-Veronica, e della criostasi autoindotta di Alexia dopo essersi a sua volta iniettata il virus, i due furono dichiarati ufficialmente morti, il laboratorio abbandonato di conseguenza e tutto il lavoro trasferito al terminal dei trasporti. Negli anni ‘90, quando Alfred entrò a far parte dell’Umbrella, il terminal passò sotto il suo comando ma lui si dimostrò incapace di alcuna forma di guida o controllo: il posto soffrì ben presto di carenza di personale e i pochi lavoratori presenti furono tenuti finanche otto anni di seguito sul posto senza alcun tipo di pausa, al punto che il terminal fu considerato identico a un vero e proprio campo di lavoro forzato. Questo portò a una serie non indifferente di problemi logistici, obbligando il ramo americano dell’Umbrella a fornire risorse laddove necessario.
Dopo l’arrivo di Claire e Steve, che si trovano ad affrontare uno scenario non diverso dall’isola di Rockfort, con infetti anche qui, Alfred continua a inseguirli con l’intento di ucciderli ma è Steve a sparargli e farlo precipitare in un tunnel sotterraneo in disuso. Credendolo morto, i due continuano a cercare un’altra via di fuga finendo a scontrarsi con Nosferatu - nientemeno che lo stesso Alexander. Imprigionato dai figli dopo la sua mutazione, riesce a liberarsi e attacca Claire e Steve, trovando finalmente la sua fine per mano della giovane Redfield (qui il gioco introduce per la prima volta la mira manuale grazie al fucile di precisione, facendosi precursore del cambio di paradigma di Resident Evil 4). Nel frattempo, un mortalmente ferito ma ancora vivo Alfred si trascina fino ai laboratori dove Alexia è ancora in criostasi ed essendo trascorsi quindici anni la risveglia: vedendo come prima cosa al suo risveglio il fratello morto, Alexia reagisce con violenza, sfruttando le piante nel sottosuolo della base antartica, sotto il suo controllo grazie all’adattamento del T-Veronica nel suo corpo (diventato il T-Alexia), per attaccare il gatto delle nevi che Claire e Steve stavano usando per fuggire, prendendoli prigionieri.
Infettato dal T-Alexia mutato dal T-Veronica nel corpo di Alexia durante i quindici anni di criostasi, Steve inevitabilmente muta in una creatura al suo servizio di fronte a un impotente Claire quando riuscirà a ritrovarlo. I suoi sentimenti per lei, però, gli permettono di resistere al controllo mentale e ribellarsi all’ordine di ucciderla. Infastidita dal tradimento, Alexia uccide Steve e intrappola Claire. Chris la troverà chiusa in questo bozzolo ma dovrà prima occuparsi di Alexia, perfettamente integrata con il virus e per questo all’apparenza indistruttibile. Un aiuto insperato arriva proprio da Alexander, seppur non in modo diretto: avendo notato la personalità della figlia e temendo le conseguenze delle sue azioni, aveva sviluppato in segreto un’arma, il Linear Launcher, la sola in grado di abbattere per sempre Alexia. Durante lo scontro con quest’ultima, viene automaticamente sbloccato quando si raggiunge l’ultima fase; in Resident Evil: The Darkside Chronicles, il suo sblocco è preceduto da un videomessaggio di Alexander che prega chiunque stia guardando di usare l’arma per fermare la follia di sua figlia. È uno dei pochi aspetti del gioco che apprezzo e spero possa essere implementato, non solo perché contestualizza la presenza di una simile arma letale (che Alexia non avrebbe mai permesso), ma anche perché concorre a tratteggiare la figura di Alexander in relazione alla figlia.
Eliminata Alexia e liberata Claire, Chris ha un ultimo confronto aperto con Wesker, che rivela la sua presenza e dunque il fatto di essere “sopravvissuto” agli eventi di Villa Spencer (la realtà è che è rinato grazie al Progenitore nel suo corpo). Il loro combattimento, che vede Chris in seria difficoltà, viene interrotto dal sistema di distruzione della base innnescato dallo stesso Chris, che costringe entrambi a una ritirata. Riunitosi con Claire, Chris riesce finalmente ad abbandonare la base poco prima che venga distrutta dall’esplosione.
Questo che vi ho fornito è un riassunto per sommi capi della trama, che in sé presenta diversi altri aspetti interessanti che mi aspetto siano ripresi e rielaborati nel remake, assieme ad alcuni spezzoni di Resident Evil: The Darkside Chronicles. Quest’ultimo, per costrizioni dovute alla sua natura di sparatutto su binari, cambia diverse carte in tavola rispetto alla narrazione originale, ma alcuni di queste (come il citato videomessaggio di Alexander Ashford) sono molto interessanti, e migliori, rispetto alla controparte originale, motivo per cui mi aspetto un lavoro di “retelling” che tenga in considerazione gli aspetti più forti di entrambi i giochi. Ad esempio, non vorrei mai che il remake prendesse la versione crudele e infantile di Alexia dove quest’ultima uccide il fratello, colpevole di averla svegliata troppo tardi: non si allinea a quello che di fatto è il rapporto di amore (seppur distorto) reciproco, che viene peraltro etichettato come incestuoso - e fu censurato già al tempo della pubblicazione del gioco originale. Vorrei, invece, che riprendesse la trasformazione di Steve e la conseguente boss fight, nettamente preferibile in The Darkside Chronicles rispetto all’originale.
E potrei andare avanti a citare esempi, ma in generale il mio auspicio è che nell’intento di raccontare una storia rivisitata (come dichiarato nel sito ufficiale) siano tenuti in considerazione tutti i possibili retroscena e ci possa essere offerta la versione migliore in assoluto. Al contrario di Resident Evil Requiem, che considero narrativamente terribile e sotto certi aspetti persino offensivo verso l’intelligenza del giocatore, a Resident Evil Veronica lavorano gli stessi team (e director) del remake di Resident Evil 2 e Resident Evil 4, quest’ultimo in particolare ottimo nella sua operazione di retelling. Ciò mi spinge ad avere maggior fiducia nella riscrittura del gioco, ma potremo averne la certezza solo quando giocheremo l’esperienza completa - che, a proposito, mi domando come gestirà quei sottili “bivi” narrativi come il destino di Rodrigo, e soprattutto se ne inserirà altri. Non sono poi diversi da quelli, ad esempio, dell’originale Resident Evil con Richard Aiken, il cui destino finale non cambiava (ossia, moriva) ma a seconda delle scelte del giocatore il modo in cui accadeva poteva essere diverso. Similmente, a suo tempo lo scontro con Nosferatu fu particolare proprio per la possibilità, mai occorsa prima in un capitolo principale della serie, di gestire la mira grazie all’uso del fucile di precisione, non potendo più fare affidamento su un simile “effetto sorpresa”, mi chiedo se gli sviluppatori avranno qualcos’altro in serbo. Nonostante la delusione del nono capitolo, che mi porta anche ad avere maggior cautela verso il futuro della saga, è innegabile che Resident Evil Veronica sia un capitolo estremamente importante e alimenti un po’ la mia curiosità.
Considerazioni su Resident Evil Veronica
Qualche giorno dopo l’annuncio al Summer Game Fest, le interviste condotte hanno portato ad alcuni punti interessanti sui quali vorrei fare considerazioni più sintetiche rispetto a quanto scritto finora. Li condenserò per comodità.
- Yoshiaki Hirabayashi è il produttore di Veronica; ha tenuto una sessione di domande e risposte, confermando che Veronica sarà esclusivamente in terza persona, che è attualmente in fase di sviluppo e che viene realizzato dallo stesso team di sviluppo di RE:2 e RE:4. > Questo mi rassicura di più, come già scritto, sul piano narrativo ma anche su quello ludico, confermando che il trailer di annuncio è stato strutturato in prima persona per mantenere un effetto sorpresa. Per quanto l’ibridazione dei punti di vista in Resident Evil Requiem abbia funzionato (e anche così io mi sono comunque trovata ad assegnare a Grace la prima e a Leon la terza, essendo le migliori per loro), Resident Evil Veronica funziona molto meglio in terza persona.
- La reinterpretazione della storia di Veronica subirà modifiche "aggressive", stravolgendo eventi, ritmi narrativi e personaggi rispetto all'opera originale. > Come sopra, questo mi rassicura ma non posso evitare di essere comunque cauta; al netto della fiducia verso i team di sviluppo, dati i loro pregressi, gli stravolgimenti di Requiem sono stati troppi per prendere con leggerezza dichiarazioni simili.
- Conferma che questa è principalmente la storia di Claire, che è lei la protagonista del gioco e che la trama è incentrata su di lei. > Per quanto banale, non è da dare così per scontato, senza considerare, di nuovo, che Requiem doveva essere una storia condivisa e si è rivelata “leoncentrica” fino agli eccessi, portando a scivoloni tanto narrativi quanto ludici per quanto riguarda la distribuzione di gameplay tra lui e Grace. Poiché Code: Veronica divideva l’esperienza tra Claire e Chris, avendo cura di raccontare il loro rapporto, mi aspetto che gli stravolgimenti dichiarati siano in positivo e non rischino di trasformarsi nel carosello di fanservice di Requiem.
- Afferma che non taglieranno delle scene, ma che bisogna aspettarsi che molte cose vengano spostate, riposizionate, ripensate e trasformate, persino più di quanto fatto nei remake passati. > Questo può far supporre a un lavoro di taglia e cuci con The Darkside Chronicles, che ripeto ha con sé trovate molto brillanti rispetto all’originale ma anche degli scivoloni come la considerazione di Alexia nei confronti del fratello. La morte di Alfred, nell’originale, è spanne sopra la revisione di Darkside per costruzione e musiche, quindi ancora una volta mi auspico una ricostruzione che sappia prendere il meglio da ambo le parti e ulteriormente rifinirlo con la revisione generale che hanno in mente.
- Confermano che, d'ora in avanti, lo stile principale per i titoli di Resident Evil sarà “Resident Evil (Parola)”, e che '”Veronica” era semplicemente il nome che aveva più senso a livello tematico per questa reinterpretazione. > Questo in parte conferma la mia supposizione sul voler utilizzare un titolo più evocativo e omnicomprensivo rispetto all’originale, focalizzato solo su un aspetto della storia degli Ashford, per quanto fondamentale avendo portato alla loro effettiva nascita.
- Menziona che Code Veronica è ambientato tre mesi dopo RE:2; sebbene Claire abbia già vissuto un incubo in passato e possa contare sull'addestramento ricevuto da Chris, non sarà un personaggio radicalmente diverso o molto più forte rispetto a come l'abbiamo vista in RE:2, bensì sarà forse più resiliente a livello mentale che più forte a livello fisico. > Perfetto nell’ottica di dare ai personaggi maggior credibilità, senza per questo stravolgerne i tratti fondamentali: Claire fin da subito si dimostra dura e capace di reagire bene nei confronti del pericolo, persino quello assurdo affrontato a Raccoon City, e questo viene ovviamente rafforzato dagli eventi di quella notte. Ma non la rende una Rambo al femminile come invece abbiamo visto nell’introduzione dell’originale Code: Veronica. Per quanto iconica possa essere quella scena, stona con il concetto di rendere i personaggi della saga più umani e coerenti con il loro background.ù
- Un video introduttivo mostrato alla stampa ha sottolineato l'importanza dei fratelli Redfield come cuore pulsante di Veronica, oltre a rimettere al centro della linea temporale il ritorno di Albert Wesker. > Ottimo per quanto riguarda il rapporto tra Chris e Claire, colpevolmente e malamente messo da parte negli anni sia nel corso dei giochi sia nei manga (pensiamo a Heavenly Island). Il discorso di Albert Wesker è più complicato, oggi, ma se ben gestito può comunque portare a un genuino coinvolgimento e una valida gestione della sua ricomparsa, pur sapendo soprattutto i giocatori nuovi che sopravvive agli eventi di Villa Spencer. Negli anni che furono, Code: Veronica rappresentò un inaspettato ritorno sulle scene di Wesker, mentre oggi questa sorpresa è scardinata sia, appunto, dagli eventi passati sia dal fatto che il remake Resident Evil 4 ha già anticipato il suo ritorno. Vedremo come decideranno di introdurlo, sapendo ad esempio che la versione X di Code: Veronica presenta più scene con lui rispetto a quella originale.
- Confermano che Code Veronica e questo remake di Veronica sono considerati da Capcom tanto importanti quanto i titoli numerati e a tutti gli effetti capitoli della serie principale. > Non mi aspettavo niente di diverso. Code: Veronica è, a mio avviso, il vero Resident Evil 3 rispetto a Nemesis, che invece poteva più considerarsi uno spin-off o un capitolo integrativo, ed è importante sotto numerosi aspetti. Auspico gli venga riservato il trattamento che merita.
- È stato sottolineato che il gameplay sarà più simile a quello di RE:2, e non a quello di Leon in RE:4/Requiem. > In questo caso c’è solo da ringraziare. Sebbene Resident Evil 4 mi sia sempre piaciuto nella sua deriva action, sia nell’originale che ha poi contribuito a riscrivere l’approccio di tutto i survival horror in terza persona, sia nel remake, Resident Evil Requiem ha esagerato l’approccio fino a renderlo parodistico. È un bene che Leon sia Leon e Claire sia Claire, senza contaminazioni di sorta al netto sicuramente di un approccio più attivo dovuto alla telecamera sopra la spalla in sostituzione delle inquadrature fisse.
- Capcom sottolinea di non ritenere che '”più lungo sia sinonimo di migliore”; per loro, la qualità dei contenuti è più importante del diluire il gioco con del riempitivo. > Questo si accompagna alla conferma che Resident Evil Veronica sarà almeno tra le dodici e le quindici ore di durata. Il materiale su cui lavorare c’è, è tanto e se opportunamente gestito la durata che ne consegue è quasi relativa; dico quasi perché, per me, i survival horror devono avere un limite entro il quale stare, altrimenti anche il più bello in circolazione rischia di diventare ripetitivo e perdere il mordente della tensione. Ciò vale specialmente per i Resident Evil, conosciuti da sempre per diventare più caotici nella seconda metà.
- Quando gli è stato chiesto come avrebbero gestito Alfred, Hirabayashi ha esordito dicendo che, prima di rispondere, ci teneva a chiarire che il gioco è ancora in fase di sviluppo, quindi non tutto è già deciso al 100% o definitivo. Tuttavia, un obiettivo fondamentale del remake è quello di concentrarsi innanzitutto su un'esperienza horror e, con questo titolo, volevano approfondire il personaggio molto più di quanto fatto nell'originale. > Risposta giustamente evasiva ma che lascia buone speranze per una revisione del personaggio fatta come si deve. Alfred, in Code: Veronica, emergeva sì per la sua follia nemmeno tanto latente ma soprattutto per la devozione verso Alexia. Non c’era molto altro a riguardo, pertanto una rivalutazione del personaggio (come ad esempio può essere stata quella di Luis Sera nel remake di Resident Evil 4) è più che gradita.
- Afferma che ogni gioco di Resident Evil si concentra su un tipo diverso di horror e, per Veronica, il tipo di horror su cui stanno puntando con forza è l'oscurità dentro i cuori e le menti delle persone. Ritengono che, più della maggior parte dei giochi di RE, Veronica sia incentrato sull'”emozione”, sull'amore, su quando l'amore viene spinto troppo oltre; quindi per ora, pur non volendo scendere nei dettagli, dicono di voler esplorare l'oscurità nel cuore di Alfred che deriva dal suo amore, mentre stanno ancora definendo e mettendo a punto alcuni degli aspetti specifici. > Code: Veronica offre diversi spunti narrativi e tematici, verissimo, che potrebbero trovare il loro spazio senza per questo soverchiare il fatto che Resident Evil sia anzitutto una serie survival horror e il gameplay, così come le atmosfere, hanno complessivamente la precedenza sul resto. I due aspetti possono comunque coesistere alla perfezione, se bilanciati con cura.
- Dicono che Veronica abbia dei legami con i successivi giochi di RE, incluso Requiem. Il produttore afferma persino che nel remake di Veronica c'è un qualche “filo conduttore” inedito che porta in modo piuttosto diretto a Requiem. > Questa è la dichiarazione che più mi spaventa, perché dal punto di vista narrativo non c’è niente, ma proprio niente, di salvabile in Requiem, che anzi riesce nella disastrosa impresa di piazzare retcon improponibili stravolgendo decenni di lore. Personalmente ritengo che a livello narrativo debba essere del tutto dimenticato e “schiacciato” dai remake o da eventuali capitoli successivi, perché non offre niente che meriti di essere richiamato in scena: non i personaggi, non gli eventi, men che meno la riscrittura di situazioni chiave.
Altre informazioni emerse sono più di contorno e permettono meno riflessioni, ma direi che al momento c’è abbastanza per guardare a Resident Evil Veronica con cauto ottimismo. Sono stata abbastanza sorpresa che sia stato chiesto poco, anzi niente, su Chris (o almeno non è emerso nulla al di fuori della conferma della sua parte giocabile); non temo particolarmente che il focus su di lui sia ridotto, proprio perché è stata confermata l’attenzione sul rapporto tra i due fratelli (che peraltro si pone in contrapposizione con quello degli Ashford, sottolineando due tipi diversi di affetto), ma è strano che non siano emerse osservazioni a riguardo. Ciò detto, sono curiosa di saperne di più e, se non alla Gamescom, mi aspetto senza dubbio novità durante il Tokyo Game Show.