God Hand, il flop di Capcom che ha dato vita a Platinum Games

Celebriamo a distanza di 20 anni l’ultimo titolo di Clover Studio, un cult del genere action che davvero in pochi apprezzarono all’epoca 

di Jacopo Retrosi

Con il progressivo aumento dei costi di produzione, è sempre più raro che le grandi case azzardino progetti originali. Il problema non è certo nuovo, ma è diventato particolarmente evidente negli ultimi anni, al punto che ormai si esulta con stupore (e un po’ di timore) quando spunta l’annuncio di una nuova IP tripla A.

Visto che Capcom ci sta provando con il suo Pragmata, in uscita tra qualche mese, mi sembra opportuno tornare a un periodo in cui c’era ancora la volontà (con riserbo) di sondare nuove esperienze. A volte funzionavano, e gettavano le fondamenta per saghe tuttora vive e vegete, altre volte no, con conseguenze disastrose per tutte le parti coinvolte. Oggi tiriamo fuori dall’armadio God Hand, che giusto quest’anno spegne 20 candeline dal suo sfortunato debutto nei negozi.

Diretto nientemeno che da Shinji Mikami e uscito a fine 2006 su PS2, a ridosso della settima generazione di console (iniziata invero da Microsoft qualche anno prima con Xbox 360), God Hand fu l’ultimo titolo pubblicato da Capcom per il monolite Sony, e l’ultimo sviluppato da Clover Studio. Il team nipponico si era distinto per gli ottimi Viewtiful Joe e lo splendido Okami, ma non aveva mai sbancato al botteghino, e God Hand andò pure peggio, portando Capcom a staccare la spina. I suoi membri però si sono subito riorganizzati, fondando poco dopo Platinum Games, che ci ha regalato tante gioie nel corso degli anni.

Quanto a God Hand, oggi in molti lo considerano un cult, ma c’è voluto tempo per farsi un nome. L'opinione della critica non fu neanche malaccio, ma resta emblematico il 3 che gli appioppò IGN, per motivazioni direi alquanto contestabili. Un voto più alto lo avrebbe forse aiutato? Non credo, ma è l’ennesima dimostrazione di come una voce fuori dal coro venga spesso fraintesa sul nascere e accettata solo quando ormai è troppo tardi. E God Hand è strano forte. Ma con carattere, stile, e un DNA che ritroveremo nelle future opere dei suoi creatori, come Mad World, Vanquish, Bayonetta e Metal Gear Rising: Revengeance.

God Hand è un action 3D, nella vena di quei “character action” che all’epoca iniziavano ad affermarsi. Il progetto nasceva come gioco hardcore per giocatori “seri”, ma il copione venne redatto in fretta e furia dopo che il pubblico apprezzò l’esilarante trailer mostrato all’E3 2006, trasformandolo in una sorta di parodia del genere. Il risultato è un mix di commedia slapstick, gag nonsense, dialoghi sopra le righe e personaggi assai stereotipati, probabilmente offensivi per gli standard moderni. Non sarà nelle corde di tutti, ma crea un’atmosfera surreale che ben si sposa con il gameplay altrettanto eccentrico.

Sfogliando il manuale di istruzioni apprendiamo che i demoni hanno invaso il mondo terreno, e solo il protagonista Gene, armato della “God Hand”, può riportare la pace. Ma il titolo Clover Studio se ne frega della trama e ci butta nella mischia senza fare complimenti, proponendo occasionalmente filmati in-engine che “approfondiscono” alla sua maniera i personaggi. Il nostro obiettivo sarà dare la caccia ai quattro generali demoniaci e ai loro sgherri, pestando qualunque cosa si muova in brevi livelli che sembrano scimmiottare gli anime anni ‘80 alla Ken il Guerriero, tra lande desolate ed energumeni vestiti di stracci, pelle e borchie. All’appello poi non mancano androidi, gorilla wrestler, nani Power Ranger e altre amenità che restano impresse.

Pad alla mano, la prima cosa che salta all'occhio è il fatto che God Hand ricorra ai tank controls per muoversi in giro. Erano obsoleti già nel 2006 e applicati a un action piuttosto frenetico lasciano perplessi, ma la cosa assume senso non appena si comincia a fare pratica. La telecamera non presenta infatti una funzione di lock (se non qualche vago aggiustamento quando il bersaglio è a tiro) e l’analogico destro è interamente dedicato alle schivate, vuoi sul posto o nella direzione indicata. Ciò consente di concentrarsi appieno nei duelli, che richiedono tempismo e precisione se si ambisce a uscirne indenni. Vero, è legnoso, contro più nemici spesso non si sa dove guardare, e prendere le distanze è una rogna, ma nessuno ha mai detto che God Hand fosse perfetto. Consideratela una delle sue tante bizzarrie, e ben presto ci farete il callo.

Anche perché il sistema di combattimento è uno spasso. È possibile personalizzare ogni singolo attacco della combo base e delle tecniche secondarie di Gene, scegliendo tra centinaia di mosse a mani nude più o meno convenzionali. Calci e pugni deboli o forti, rapide sequenze, colpi per spezzare la guardia o sollevare da terra la vittima, finisher in stile wrestling, movenze da “ubriaco”... C’è di tutto, e si ottiene regolarmente roba nuova acquistando nel negozio o come ricompensa per aver eliminato i demoni più forti o salvato gli NPC indifesi. E quando si è alle strette si può ricorrere alla “roulette” per pirotecnici attacchi speciali, come ceffoni che fanno volare il disgraziato di turno oltre l’orizzonte o colpi di tacco sugli zebedei (occhio però, che alcuni nemici ne sono immuni), oppure attingere ai poteri della God Hand per una breve invulnerabilità.

Il nostro campionario è tanto duttile quanto variegato, e dovremo imparare a sfruttarlo al meglio. Oltre al livello di difficoltà generale, selezionabile a inizio campagna, ce n’è infatti un secondo, dinamico, che scalerà durante la sessione in base al nostro rendimento. Più saremo abili nello sgominare la concorrenza e a evitare i loro assalti più quest’ultimo tenderà a salire, alternando tra 1, 2, 3 e “Muori”. God Hand è di quei giochi che si fa meno affabile se chi lo affronta sa il fatto suo, con avversari che si fanno progressivamente più aggressivi e reattivi, accedendo tra l’altro a nuove mosse. I panzoni col vizio di tankare pugni e afferrarvi a tradimento? Li vedrete volare ad altezza mento per centrarvi con una craniata. Gli smilzi col mohawk? Possono staccarselo e tirarvelo dietro a mo’ di boomerang.

Fanno molto più male, sono più competenti e insidiosi, ma non è certo la fine del mondo: accumulando legnate il livello scende rapidamente, i checkpoint sono frequenti e in caso di morte si torna a piena vita senza alcuna penalità, e all’occorrenza possiamo persino prostrarci per chiedere clemenza. Non c’è reale incentivo a tenere alto il ritmo, si può tranquillamente finire il gioco restando ai livelli più bassi (leggasi, continuando a prendere schiaffi) e sbloccare tutto, eccetto un paio di segreti riservati alla difficoltà massima e alle sfide più toste. L’unica differenza è la quantità di crediti bonus ricevuti a fine capitolo, comunque risibili rispetto all’impegno richiesto. God Hand però sa che siete scarsi. Voi lo sapete. Volete davvero dargli questa soddisfazione?

Il titolo Clover Studio è una di quelle opere che si barricano di brutto all'inizio, ma dopo un po’ qualcosa scatta, e l’esperienza si trasforma. Ho passato i primi scenari a litigare con i controlli e a incassare botte da qualunque scemo di passaggio, anche al livello 2, già 3 pareva un’utopia. Tuttavia perseverando, e accettando qualche compromesso, ho capito come approcciare questo insolito action e arrivare al livello Muori è stato un attimo. E non ho più voluto scollarmi.

Certo, i game over non sono mancati, specie contro i boss, ma non gli ho mai dato la colpa. God Hand fornisce tutti gli strumenti per flexare le proprie abilità e ripulire il campo con stile, spetta al giocatore usarli come si deve. È cattivo, ma onesto, e dannatamente divertente, oltre che una continua scarica di adrenalina e una fonte inesauribile di risate. Una gemma per pochi, ma di quelle che ricorderete a lungo. Rispettatelo, e lui rispetterà voi.

Come potete immaginare, God Hand si è perso negli annali, e l’unico modo per recuperarlo legalmente è raccattando l’originale per PS2. La versione giapponese si trova ancora a prezzi buoni, e contiene il CD extra “God Tracks” con la colonna sonora. Quella nostrana invece vi porta via un braccio (pun intended NdR), essendo raro. È un gran bel pezzo da collezione però, in caso vi tenti. Purtroppo non prevedo remaster da qui a breve, ma non si sa mai con Capcom...