Nekromantik a Milano: morte e amore nel culto underground
Incursione milanese tra culto e trasgressione, in compagnia del regista e del compositore della colonna sonora
Ricordarlo oggi in un contesto come quello milanese del Legend Club, significa anche capire quanto il cinema underground continui a vivere fuori dai circuiti ufficiali, nei luoghi in cui il culto si costruisce ancora fisicamente, tra pubblico, autori e oggetti tangibili. È esattamente quello che è accaduto il 26 aprile 2026, durante “An Evening of Death and Love”: non un semplice evento, ma un vero rito collettivo attorno all'horror radicale Nekromantik e al suo universo.
Milano, una domenica fuori dal tempo
C’è qualcosa di profondamente coerente nel vedere un film come Nekromantik presentato oggi, nel 2026, in una dimensione quasi clandestina, lontana da luoghi mainstream. Il Legend Club di Milano si è trasformato per alcune ore in un avamposto del cinema estremo europeo, riportando al centro un’opera che sin dalla sua uscita nel 1988 ha fatto della marginalità la propria identità.
Il film di Jörg Buttgereit si sviluppa nell'arco di 2 anni, praticamente senza budget, con attori non professionisti e un’estetica grezza, diventando nel tempo icona del cinema underground.
E proprio questa natura “irregolare” a renderlo ancora oggi vivo, capace di generare eventi come questo, organizzato dall’editore italiano Rustblade, che ha portato per la prima volta in Italia la versione del film su Blu-ray 2K e DVD. Più edizioni che includono anche la colonna sonora e gadget, fino alla monumentale ultralimited “Wooden Box” a tiratura di sole 25 copie!
L’incontro con Buttgereit: memoria e lucida provocazione
Prima sessione ore 14 aggiunta dopo il tutto esaurito per l'evento delle 20, quest'ultimo con la presenza del direttore di Nocturno, Manlio Gomarasca, moderatore dell'incontro con il regista. Due momenti che si sono aperti con qualcosa che raramente capita nel circuito italiano: il dialogo diretto con il regista. Buttgereit non è solo autore cult, ma testimone di un’epoca in cui il cinema si faceva contro tutto e tutti, senza compromessi.
Nel confronto con il pubblico il regista ha ripercorso la genesi di Nekromantik, film nato da un’idea tanto semplice quanto disturbante: esplorare il legame tra eros e morte, senza filtri né mediazioni. Un’intuizione che, all’epoca, lo portò a scontrarsi frontalmente con censura e opinione pubblica, trasformando il film in un oggetto proibito e, proprio per questo, desiderato. Ancora oggi bannato in territori come Islanda, Malesia, Singapore e Nuova Zelanda per “contenuti ripugnanti”.
Non è un dettaglio secondario: Nekromantik fu distribuito inizialmente al di fuori dei circuiti ufficiali, senza passare dai sistemi di classificazione. Circolò tramite videocassette pirata, passaparola e in seguito file sharing.
Eppure, a distanza di quasi quarant’anni il regista appare sorprendentemente lucido nel rileggere la propria opera: non un gesto gratuito, ma un tentativo di mettere in crisi lo spettatore, di costringerlo a confrontarsi con ciò che normalmente viene rimosso.
Hermann Kopp: quando la musica diventa materia narrativa
Se Nekromantik è un’esperienza disturbante, lo deve anche alla colonna sonora. Ed è qui che i due incontri milanesi hanno trovato uno dei momenti più intensi.
La presenza del maestro Hermann Kopp non è stata un semplice accompagnamento, ma una vera e propria riattivazione del film attraverso il suono. Il concerto, della durata di circa trenta minuti, ha riportato in vita i temi principali della pellicola, dimostrando quanto la musica sia parte integrante del suo impianto emotivo.
Nel film le composizioni di Kopp contribuiscono a creare un contrasto straniante: melodie che accompagnano immagini di estrema crudezza, amplificando il senso di dissonanza. Dal vivo questo effetto si è fatto ancora più evidente. Il pubblico non assisteva semplicemente a una performance live, ma a una sorta di rituale sonoro che preparava, inevitabilmente, alla visione del film.
Opera che resta irriducibile
Rivedere Nekromantik oggi, fuori dal contesto casalingo, è un’esperienza diversa. Non solo per la qualità della prima edizione Blu-ray 2K italiana, ma per la dimensione collettiva della visione.
Il film racconta la storia di Rob, individuo che lavora per una squadra addetta alla rimozione di cadaveri che sviluppa una relazione disturbante con la morte, condivisa con la sua compagna. Ma ridurre Nekromantik alla sua trama significa fraintenderlo completamente.
È un film che agisce per accumulo di sensazioni, per immagini che oscillano tra il grottesco e il poetico, tra il repellente e il malinconico. La sua forza sta proprio nell’impossibilità di essere normalizzato.
Girato con mezzi rudimentali in 8 mm ed effetti speciali artigianali, il film costruisce un’estetica che oggi potremmo definire “anti-cinematografica”, ma che in realtà è profondamente coerente con il suo discorso: mostrare ciò che il cinema tende a nascondere.
Non è un caso che, nel tempo, sia stato rivalutato anche da parte della critica, diventando punto di riferimento per il cinema estremo e per una certa idea di horror come linguaggio politico.
Rustblade e il valore dell’oggetto fisico
In un’epoca dominata dallo streaming e dal "liquido", l’operazione di Rustblade assume un significato particolare. Portare Nekromantik in Italia in una nuova pubblicazione Home Video non è solo una scelta commerciale, ma un atto culturale. Il cinema underground, più di altri, ha bisogno del supporto fisico: edizioni curate, materiali extra, packaging pensati per collezionisti. Più che un'operazione nostalgia è una forma di resistenza.
Il firma copie che ha chiuso la serata lo ha dimostrato chiaramente. Non si trattava di un momento accessorio ma di un’estensione naturale dell’evento: il pubblico che incontra gli autori, che trasforma un oggetto in ricordo e frammento indelebile di esperienza vissuta.
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Una comunità ancora viva
Forse il vero senso di eventi come questo sta qui. Non tanto nel film, che ormai appartiene alla storia del cinema, ma nella comunità che continua a formarsi attorno a esso.
Il pubblico presente al Legend Club non era casuale: appassionati cinefili e collezionisti del fisico, tutti accomunati da un interesse che va oltre il semplice intrattenimento. È un pubblico che cerca esperienze, non solo prodotti.
E in questo senso Nekromantik continua a funzionare perché resta un'opera irriducibile, impossibile da assimilare completamente. Non è un film che si guarda e si dimentica: lo si attraversa, mette a disagio, costringe a prendere posizione.
Oltre il culto
Eventi come “An Evening of Death and Love” dimostrano che il concetto di culto non è qualcosa di statico. Non riguarda solo il passato, ma si rinnova ogni volta che un’opera viene rimessa in circolazione, reinterpretata, condivisa.
Nekromantik - Edizione Deluxe 100 copie numerate
La presenza di Buttgereit e Kopp a Milano non è stata solo celebrativa, ma la prova concreta che il cinema underground europeo degli anni ’80 non è un reperto archeologico, ma un linguaggio ancora capace di parlare al presente.
E forse è proprio questo il punto: Nekromantik non chiede di essere accettato, ma di essere guardato. Anche oggi. Soprattutto oggi.