Cinema, IA e supporto fisico: l’evento UNIVIDEO allo IED
Tra streaming, intelligenza artificiale e Blu-ray, il cinema difende la memoria

Cinema, memoria e futuro: allo IED di Milano il supporto fisico torna protagonista
In un momento storico in cui il cinema sembra vivere quasi esclusivamente dentro piattaforme, cataloghi digitali e algoritmi che profilano e raccomandano, allo IED di Milano è andato in scena un incontro che ha provato a ribaltare il punto di vista. Non una semplice nostalgia per il passato, ma una riflessione concreta sul futuro della memoria audiovisiva, sul valore del supporto fisico e sul ruolo che le nuove generazioni avranno nella conservazione culturale del cinema.
L’evento “I mestieri del cinema oggi. Tra memoria e innovazione”, promosso da UNIVIDEO insieme a OffiCine e IED Cinema ha riunito professionisti, studenti e protagonisti dell’industria audiovisiva per discutere di distribuzione, streaming, intelligenza artificiale, pirateria e trasformazioni del settore. Sul palco si sono alternati Francesco Mandelli, la presidente di UNIVIDEO Luciana Migliavacca, Gianluca Guzzo di MYmovies, Davide Novelli di PiperFilm e Federico Bagnoli Rossi di FAPAV, moderati da Paolo Borraccetti.
Ma il cuore dell'incontro non è stato soltanto il cambiamento tecnologico. Il tema dominante è stato soprattutto un altro: cosa significa davvero conservare il cinema in un’epoca in cui tutto sembra temporaneo.

Dalla videocassetta al Blu-ray 4K: il valore emotivo del possesso
Fin dalle prime battute dell’incontro è emerso un concetto preciso: possedere un film non è la stessa cosa che averlo disponibile dentro un catalogo digitale.
Un’idea che ha attraversato gran parte degli interventi, soprattutto quelli di Luciana Migliavacca, che ha raccontato la propria esperienza personale legata all’Home Video, partendo dalle videocassette fino ad arrivare ai Blu-ray e ai dischi 4K Ultra HD. Non un semplice discorso tecnologico, ma quasi un rapporto fisico ed emotivo con il cinema.
Il desiderio quello di comunicare quanto il supporto fisico rappresenti oggi una vera forma di conservazione culturale. In un sistema dominato da piattaforme che modificano continuamente i cataloghi, eliminano titoli o cambiano condizioni di accesso, DVD, Blu-ray e qualsiasi altro supporto fisico diventa una sorta di archivio personale permanente.
Un concetto che durante l’incontro è stato ribadito più volte: lo streaming permette di navigare tra migliaia di contenuti, ma una collezione costruita nel tempo racconta invece un percorso individuale, una memoria privata fatta di passioni, scoperte e ricordi.
Il ritorno del supporto fisico tra i più giovani
Uno degli aspetti più interessanti emersi durante il dibattito riguarda proprio il rapporto delle nuove generazioni con il supporto fisico.
UNIVIDEO ha citato infatti alcune tendenze internazionali, in particolare negli Stati Uniti, dove parte della Gen Z sta riscoprendo DVD, Blu-ray e collezionismo cinematografico. Non come gesto nostalgico ma come ricerca di controllo, continuità e identità culturale.

Secondo Migliavacca, i giovani potrebbero diventare i veri protagonisti della nuova conservazione audiovisiva. Una visione che va contro l’idea comune secondo cui le nuove leve vivrebbero soltanto attraverso contenuti rapidi, frammentati e disconnessi.
La fisicità del supporto, in questo senso, non rappresenta solo un oggetto da possedere, ma un modo diverso di vivere il cinema: scegliere un film, conservarlo, rivederlo nel tempo, approfondirlo attraverso contenuti extra, backstage, scene eliminate, audiodescrizioni per non vedenti e sottotitoli dedicati per non udenti e lingue straniere.
Francesco Mandelli: “Il supporto fisico è un atto di libertà”
Tra gli interventi più seguiti dell’evento c’è stato quello di Francesco Mandelli, che ha parlato agli studenti con un approccio molto diretto, personale e lontano da qualsiasi discorso teorico.
Mandelli ha raccontato il proprio percorso professionale, nato quasi casualmente tra teatro dell’oratorio, televisione sperimentale e desiderio di esplorare continuamente nuove forme espressive. Ma il passaggio più significativo è arrivato quando ha affrontato il tema del rapporto con il cinema da spettatore.
L’attore e regista ha ricordato quanto, nei primi anni Duemila, fosse fondamentale il DVD per recuperare film difficili da trovare, classici irraggiungibili o opere che oggi sembrano sempre disponibili ma che allora richiedevano una vera ricerca personale.
Per Mandelli il supporto fisico resta una forma di libertà culturale. Avere un film significa poterlo rivedere quando si vuole, con chi si vuole, senza dipendere dagli algoritmi o dalle logiche di rotazione dei cataloghi digitali.
Il suo intervento si è trasformato anche in una riflessione più ampia sul modo di guardare cinema oggi. Secondo Mandelli il problema contemporaneo non è la mancanza di contenuti, ma l’eccesso superficiale di immagini e informazioni. Da qui il consiglio rivolto agli studenti: approfondire davvero ciò che amano, andare in verticale, ascoltare le persone e osservare la realtà prima ancora delle piattaforme.

Streaming, piattaforme e trasformazioni del mercato
Il confronto si è poi spostato sul ruolo dello streaming e sulle profonde trasformazioni del settore audiovisivo.
Davide Novelli di PiperFilm ha spiegato come il mestiere della distribuzione sia diventato sempre più complesso e imprevedibile. Trailer virali, campagne organiche, numeri online e successo reale in sala non coincidono più automaticamente, rendendo il mercato estremamente difficile da interpretare.
Secondo Novelli uno dei grandi errori sarebbe cercare formule definitive per capire cosa funziona davvero nel cinema. Ogni progetto resta una scommessa creativa, fragile e difficilmente prevedibile.
Anche Gianluca Guzzo di MYmovies ha raccontato l’evoluzione del rapporto tra internet e cinema, ricordando la nascita del portale nel 2000 e i primi esperimenti di streaming molto prima dell’arrivo delle grandi piattaforme internazionali.
Interessante soprattutto la sua idea di complementarità tra digitale e supporto fisico. Per Guzzo, streaming e home video non sono necessariamente in conflitto: uno rappresenta accessibilità immediata, l’altro memoria, approfondimento e appartenenza.
L’intelligenza artificiale e il rischio di perdere la fonte
Non poteva mancare il focus sull’intelligenza artificiale, affrontato però con molta cautela dai professionisti presenti.
Sia Guzzo che Novelli hanno insistito sulla differenza fondamentale tra IA come strumento e IA come fonte creativa autonoma. L’IA può diventare utile per organizzare dati, ottimizzare processi o migliorare strumenti di consultazione, ma il rischio è che, senza contenuti reali prodotti da esseri umani, finisca per impoverire progressivamente il sistema culturale.
Il dibattito ha toccato anche questioni legate ai diritti, alla proprietà intellettuale e alla creatività. Secondo Novelli il problema centrale resta capire chi possieda davvero ciò che viene generato dall’intelligenza artificiale e come preservare il valore umano della creazione artistica.

Pirateria, protezione delle opere e valore culturale
Federico Bagnoli Rossi, presidente FAPAV (Federazione Anti Pirateria Audio Visiva), ha invece riportato l’attenzione sul tema della fruizione fraudolenta, definendola una delle principali minacce alla sopravvivenza economica e culturale del cinema.
Nel suo intervento ha raccontato l’evoluzione dei sistemi italiani di contrasto alla pirateria digitale, spiegando come oggi l’Italia sia uno dei Paesi più avanzati nella rimozione rapida dei contenuti illegali online.
Ma oltre all’aspetto tecnico e normativo, Bagnoli Rossi ha insistito soprattutto su un concetto simbolico: proteggere il cinema significa proteggere immaginazione, memoria e identità culturale. Streaming, fisico e visione in sala, si dispone di molteplici accessi legali alle opere, la cultura della legalità che combatte la perdita di posti di lavoro nel settore.
Il cinema come memoria collettiva
L’impressione finale lasciata dall’incontro allo IED di Milano è che il dibattito sul supporto fisico non riguardi soltanto il collezionismo o una nicchia nostalgica di appassionati.
Dietro DVD e Blu-ray c'è una riflessione molto più ampia sul rapporto contemporaneo con le immagini, con la memoria e la permanenza culturale delle opere.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla disponibilità immediata, il cinema sembra riscoprire il bisogno di essere conservato, archiviato e tramandato anche attraverso oggetti concreti. Non per opporsi al digitale, ma per evitare che il futuro dell’audiovisivo sia controllato esclusivamente da chi decide cosa si debba o meno vedere, da cataloghi mutevoli come le onde del mare, dal temporaneo e algoritmi invisibili.
Ed è forse proprio questo il messaggio più forte emerso durante l’incontro: oggi il vero rischio non è avere pochi contenuti, ma perdere la capacità di custodirli davvero.


