The Miniature Wife: una piccola protagonista per grandi problemi

Serie in dieci episodi tratta da un racconto breve, The Miniature Wife vede la moglie di uno scienziato essere accidentalmente rimpicciolita a dimensioni minuscole. Su Sky.

di Maurizio Encari
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Lindy e Les Littlejohn formano una di quelle coppie dove la competizione latente ha ormai preso il posto dell'amore, senza che nessuno dei due sembri abbia il coraggio di ammetterlo. Lei è una scrittrice premiata con il Pulitzer per il suo primo romanzo, adattato anche in un film, ma da allora preda di una cronica mancanza di ispirazione; lui è un fisico ricercatore, ossessionato dall'idea di una scoperta che gli possa garantire il premio Nobel.

La ricerca dell'uomo è relativa alla miniaturizzazione della materia organica: un progetto già in parte realizzato, finanziato da un miliardario viziato, ma ancora incompleto giacché il processo inverso, ovvero far tornare il tutto alle dimensioni originali, non ha ancora trovato soluzione. Nel tram-tram coniugale sempre più confuso, tra amanti segreti e gelosie esposte, Lindy rimane malcapitatamente vittima dell'invenzione e si ritrova rimpicciolita a una grandezza tale da poter "abitare" la casa delle bambole come fosse una dimora vera e propria. Ora Les ha pochi giorni di tempo per farla tornare come prima, ma i finanziamenti alla ricerca rischiano di essergli sospesi...

Dalla carta allo schermo

Manuel Gonzales è uno scrittore texano che nel 2013 ha pubblicato una raccolta di racconti brevi nella tradizione del realismo magico nordamericano inaugurata da George Saunders e Aimee Bender: storie dove l'assurdo è la struttura portante, il punto di non ritorno attraverso cui la realtà quotidiana si rivela nella sua più cruda e nuda verità. La storia che dà il titolo al libro vede per l'appunto protagonista un uomo che riduce la propria moglie a misure lillipuziane, con tutte le conseguenze e (in)opportune riflessioni del caso. In poche pagine ha dato vita a un ritratto delle dinamiche di coppia tossica che non ha bisogno di morali esplicite.

In The Miniatur Wife, relativo adattamento seriale in dieci episodi pronto a sbarcare su Sky in prima italiana, qualcosa è forse andato perso preferendo adattare la vicenda in un contesto leggero, pur illuminato qua e là da qualche picco di cinismo più o meno marcato. Jennifer Ames e Steve Turner, i due showrunner già noti per Goliath e Ash vs Evil Dead, hanno risposto alla sfida espandendo il punto di vista: se nel racconto originale la moglie è prevalentemente oggetto dello sguardo maschile, la trasposizione le restituisce voce e dignità, trasformando Lindy da vittima silenziosa a figura centrale del proprio, paradossale, dramma. 

Alti e bassi, letteralmente

La serie non punta sull'effetto spettacolare, il budget è evidentemente ridotto rispetto alle alte ambizioni, ma lavora con intelligenza sulle sproporzioni, sfruttando la geometria delle inquadrature tra campi larghi e ravvicinati per costruire una geografia domestica che diventa territorio ostile e potenzialmente ricco di pericoli. Le atmosfere richiamano inevitabilmente i b-movie a tema degli anni Cinquanta, su tutti il seminale Radiazioni BX: distruzione uomo (1957), aggiornandole al presente: gatti giganti, mosche che diventano moleste predatrici e così via, tenendo a distanza il realismo scientifico e per abbracciare totalmente la farsa a sfondo fantastico.

Elizabeth Banks veste i panni di Lindy con quel mix di nevrosi pseudo-alleniana, che la rende sia simpatica che detestabile al contempo, con scelte moralmente ambigue nella propria vita coniugale. Che il matrimonio non stesse andando già per il verso giusto lo si capiva già dalle prime scene e i battibecchi con Matthew Macfadyen - alcuni riproposti in flashback parzialmente forzati - sono un corollario di ripicche e non detti che può soltanto far presagire il peggio, quel peggio poi avvenente nella tragicomica premessa narrativa.

Il problema principale è che a tratti The Miniature Wife sembra voler dire troppo per quanto avente effettivamente a disposizione, con una ripetizione di leit-motiv e personaggi secondari inseriti a forza che cercano di creare un background maggiormente organico, purtroppo con scarso successo. La caricatura è cercata anche troppo e il classico motto "un bel gioco dura poco" era quanto mai consigliabile ai creatori, giacché già nella prima metà di stagione si comincia a sentire una certa stanchezza, che potrebbe portare qualche spettatore a non arrivare necessariamente alla fine.