Stranger Things 5 Parte 2: la recensione degli episodi che preparano al gran finale
Il viaggio verso la conclusione di Hawkins entra nel vivo. Abbiamo visto in anteprima il Volume 2 di Stranger Things 5: ecco il nostro giudizio sulla regia, la trama e l'evoluzione dei protagonisti in attesa dell'ultimo atto.

Gestire un finale di serie di 12 ore non è cosa semplice. Soprattutto perché se premi continuamente sull’acceleratore, rischi che alla fine tutto rallenti (avete presente Einstein?). Devi sapere giocare con freno e acceleratore per mantenere un ritmo che riesca comunque a dare qualche strappo e mantenere sempre viva l’attenzione, aggiungendo alla narrazione elementi di interesse e attenzione che non siano sterili jumpscare. Se non i ricordate il finale della prima parte, lo abbiamo riassunto in questo speciale
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Ed è un po' quello che succede a questi tre episodi della parte centrale dell’enorme finale di Stranger Things. Dopo le prime quattro puntate (qui la recensione), ecco arrivarne altre tre che amplificano, allungano e forse stiracchiano l’addio di questa incredibile serie che, piaccia o meno, ha fatto la storia del piccolo schermo.
I nostri eroi sono sempre divisi tra sottosopra, mondo reale e mondi creati dalla mente di Vecna, tutti concentrati non solo a trovare una via di fuga, ma anche ad affrontare i propri demoni interiori e sfondare i muri irrisolti della propria vita, così come accettare la perdita dei propri amici e dei propri eroi. In mezzo a tutto questo c’è il sacrificio per il bene comune, l’amore per la vita e i wormhole. Poca roba, vero?

Eppure i Duffer qualche trucchetto lo conoscono, e riescono a saltare da un gruppo all’altra senza perdere il filo della narrazione e riuscendo sempre a tenere tutto unito, tra citazioni di grandi classici come Nigthmare, “frankenstin” e addirittura il passaggio chiave di Titanic (con finale alternativo). Per non parlare, ovviamente, di Alien, a cui far continuamente riferimento l’alveare che contiene le giovani vittime di Vecna.
Al centro di tutto rimane sempre Will, che prende sempre più coscienza dei propri poteri, ma che ancora non sono sufficienti per fermare del tutto Vecna. Ma è sempre l’amicizia il vero motore della serie, e sarà quindi il senso di unione tra i vari protagonisti a unirli in mutuo soccorso e a guidarli verso un episodio finale che si preannuncia come un qualcosa di memorabile.
Quindi possiamo perdonare qualche leggero passaggio a vuoto e stiracchiatura di troppo, ma alla fine il centro regge e l’impalcatura non collassa, perché esattamente come l’amicizia tiene unito il gruppo di amici, c’è qualcosa di più solido di umano in mezzo all’inumano, di bene in mezzo al male. E allora Stranger Things è qualcosa di più di una semplice serie horror. In mezzo ai mostri e al bestiario, ha sempre parlato di noi e sarà difficile staccarsene. Almeno un po'.

E ora prepariamoci per il gran finale del 1 Gennaio del 2026, e questa volta aspettare le due del mattino, sarà molto più semplice. Almeno quello.






















