Star Wars: Maul - Shadow Lord, la recensione della serie animata che riporta in scena il sith più figo di sempre
Un thriller sci-fi che ci porta in angoli poco battuti della Galassia
Benché la sua sia stata in fondo un’apparizione fugace, conclusasi per altro con una morte repentina, Darth Maul ha finito per incarnare lo spirito della trilogia prequel di Star Wars e anche un po’ lo spirito (deliziosamente tamarro, diciamocelo) di quegli anni a cavallo del millennio. Il successo tra il pubblico, dovuto anche a quel look così ‘2000, col trucco rossonero in faccia, due file di piccole corna sul capo e la doppia spada laser in pugno, una sorta di versione mitologica dello zarro appunto, ha fatto sì che l’appariscente seguace e allievo di Darth Sidious trovasse modo di tornare dal regno dei morti per figurare in diversi altri episodi della saga creata da George Lucas, giocando in particolare un ruolo di rilevo nel periodo delle Clone Wars e della omonima serie animata. Tradito dai suoi alleati e dal suo stesso mentore, Maul è rimasto incastrato per diversi anni in quel limbo in cui Disney ha cacciato la mitologia di Star Wars imboccando compulsivamente strade diverse, spesso solo nel tentativo di cancellare il passato, senza trovarne mai una veramente giusta (con l’eccezione di Andor).
Star Wars: Maul - Shadow Lord, nuova serie animata disponibile su Disney+, riprende il filo del discorso esattamente da lì: circa un anno dopo il termine delle Clone Wars, Maul è al comando di ridotto manipolo di fedelissimi, ma è vivo e pronto ad esigere la sua vendetta iniziando dai soci in affari del suo cartello criminale che l’hanno tradito al primo cambiamento del vento. La crociata di colui che un tempo poteva fregiarsi del titolo di Sith Lord lo conduce su Janix, pianeta da cui Looti Vario - primo obiettivo di Maul - conduce le sue operazioni.
Ed è incredibile come, abbandonando il solito pianeta sabbioso e le vicende degli Skywalker, i racconti collegati a Star Wars tornino ad essere interessanti e la Galassia a respirare di vita, allargando i confini (anche di genere) della saga. Per toni, colori e atmosfere, Star Wars: Maul - Shadow Lord è per lunghi tratti un thriller poliziesco in cui, tangenzialmente, alcuni personaggi invece di impugnare un’arma sparano raggi dalle mani, ma il risultato non cambia. La Galassia, oltre che lontana lontana, può essere anche grande grande e ospitare nuovi personaggi, luoghi e storie senza perdere il suo fascino.
L’arrivo di Maul su Janix e i metodi utilizzati fin da subito per stanare i vecchi soci attirano bene presto le attenzioni del corpo di polizia del pianeta, in particolare quelle di Brander Lawson e del suo partner robotico Two Boots. E benché il droide insista a ricordare al suo collega in carne e ossa l’impellente necessità di coinvolgere l’Impero nella vicenda che inizia a gonfiarsi, Lawson pare avere un sacco di buone ragioni per tenere invece Troopers e Inquisitori lontano dal suo pianeta, tra cui la più convincente riguarda l’acclarata tendenza dell’Impero a non lasciare più i pianete raggiunti, imponendo un cupo clima di terrore.
A peggiorare le cose, tanto per Maul quanto per Lawson, contribuisce la contemporanea presenza su Janix del Maestro Jedi Eeko-Dio-Daki e della sua giovane Padawan Devon Izara, i cui sforzi per rimanere sotto traccia e muoversi verso un luogo sicuro dove sfuggire alla caccia allo Jedi iniziata con l’Ordine 66 finiscono per intrecciarsi tanto coi piani criminali di Maul quanto con l’indagine di Lawson. Ovviamente, l’incrocio di queste tre vicende, in cui gioca un ruolo di rilievo anche Rylee, il giovane figlio di Lawson, manda all’aria i piani di tutti, ma soprattutto pone Maul e Devon Izara sulla stessa strada e purtroppo l’ex Sith Lord pare del tutto intenzionato a trasformare la sua giovane e risoluta avversaria in un altrettanto impavida allieva, non senza qualche comprensibile tentennamento da parte della ragazza.
Come percepibile dai cenni di trama qui sopra, per quanto possibile vaghi così da non rovinare la visione a nessuno, Star Wars: Maul - Shadow Lord sceglie la semplicità e la scelta si rivela azzeccata: Andor è un altro pianeta (scusate la battuta, non ho saputo resistere), ma la serie animata di Maul si piazza nel quadrante più alto delle nuove produzioni targate Star Wars, semplicemente provando a raccontare una storia con i suoi temi e i suoi personaggi, all’interno dell’Universo di Star Wars, invece di rimestare nella mitologia della saga per titillare la nostalgia. Per capirci: è abbastanza evidente che l’immaginario visivo di Blade Runner abbia influenzato diversi aspetti di questa serie animata, dal look ai toni, eppure è comunque rinfrescante vedere Star Wars uscire dalla sua zona di comfort e avventurarsi altrove. E la seconda stagione, già annunciata ma inevitabile visto il finale in sospeso di questi primi 8 episodi, potrà magari - chissà! - portare la saga ancora più lontano, in altri luoghi e altre atmosfere. Magari persino con una leggerissima spolverata di horror, come nelle ultime sequenze in cui copriamo il destino di Maul nel finale di questa prima stagione.