Rosa Elettrica: una serie che prova a fuggire dai cliché, riuscendovi a metà

Sei episodi su Sky per la liberissima trasposizione del romanzo, che vede protagonista un'agente del Nucleo Protezione Testimoni e un giovane baby-boss pentito.

di Maurizio Encari
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Rosa Valera ha trent'anni, vive in un appartamento anonimo, ha una relazione nella quale non sembra troppo coinvolta, una passione per la musica e la capacità di cacciarsi spesso nei guai. La ragazza si è costruita una corazza d'imperturbabilità, con la quale tiene il mondo che la circonda a debita distanza di sicurezza. Appena trasferitasi al Nucleo Protezione Testimoni, le viene affidato Cocìss - figlio del boss del clan Incantalupo: scarpe firmate, aria sbruffona e la consapevolezza di avere le ore contate se non prende le decisioni giuste.

La protagonista di Rosa Elettrica comprende quasi subito di trovarsi in grave pericolo, quando intuisce che i poliziotti mandati a prelevare il pentito non sono lì per proteggerlo, ma bensì per metterlo a tacere. Un atto impulsivo la trasforma da agente a fuggitiva e si ritrova a scappare come fosse una latitante insieme a Cocìss, ora entrambi bersagli di clan camorristi e di un'istituzione che preferisce non lasciare in vita testimoni potenzialmente scomodi. 

Di qua e di là senza un attimo di tregua

Comincia così il viaggio che attraversa l'Italia, da Napoli al Trentino, a bordo di un'auto e con nessuno di cui potersi fidare. Questo è il leit motiv di Rosa Elettrica - In fuga con il nemico, miniserie Sky Original in sei episodi diretta da Davide Marengo e liberamente ispirata all'omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi, pubblicato da Sellerio nel lontano 2007.

Il regista l'ha definita come una "crime comedy on the road", e non ci sentiamo di dargli torto, in una produzione che seppur imperfetta prova a uscire dai binari consolidati delle produzioni di genere nostrane. Non ci troviamo infatti davanti al solito crime italiano dalla vocazione cupa e didascalica, anzi. La serie punta infatti su un'estetica dichiaratamente pop che ha pretese di rivolgersi anche a un pubblico internazionale, per quanto alcune scelte narrative richiamanti al nazional-popolare e al post Gomorra rischino di agire in direzione contraria a quella apparentemente proclamata.

Ma la messa in scena ha comunque un vago respiro cinematografico, con la macchina da presa sempre addosso ai protagonisti, una solida gestione delle dinamiche action e una colonna sonora a tema ad accompagnare i sempre più turbinosi eventi. La sceneggiatura, sfruttando anche le pagine su carta alla base, funziona in particolar modo quando cerca di evitare le trappole del genere: niente villain monodimensionali, niente progressione meccanica da videogame, niente catarsi liberatoria finale e un legame platonico tra i due protagonisti meno calcato e prevedibile del solito, ma anzi improntato a incomprensioni dicotomiche.

A tutto gas

La serie non crede nell'ordine precostituito, o meglio non crede che le istituzioni siano necessariamente dalla parte della verità, tessendo una fila di sottotrame dove i tradimenti sono all'ordine del giorno e nella stessa polizia si nascondono ipotetici babau. La vera posta narrativa non è scoprire chi mente, ma comprendere cosa rimarrà di Rosa e Cocìss al termine della stagione, quanto effettivamente la loro forzata compagnia riuscirà a trasformarli in un verso o nell'altro.

In questo gioco degli opposti il contributo del cast è parte fondamentale. Maria Chiara Giannetta, dopo anni di serialità italiana che ne hanno confermato la versatilità - da Blanca a Don Matteo - si confronta qui con un personaggio costruito con efficacia e armonia. E complementare è Francesco Di Napoli - già visto tra gli altri in La paranza dei bambini (2019) - porta a Cocìss quella fisicità nervosa e contraddittoria del ragazzo cresciuto troppo in fretta in un mo(n)do sbagliato. La chimica tra i due, pur tra alti e bassi, è il vero motore della serie, con un buon cast di supporto a interpretare i diversi comprimari, buoni o cattivi che siano.