Furies: la divertente serie di Netflix che sembra un videogame sparatutto

Furies, alla scoperta della serie francese di Netflix che intrattiene a dovere

di Chiara Poli

Qualcuno deve pur fare il lavoro sporco.

Una frase che racchiude tutta l’atmosfera di questa serie francese, disponibile su Netflix, con i suoi 8 episodi.

Furies ha una forte attrattiva per gli amanti del cinema: Mathieu Kassovitz.

L’attore e autore pluripremiato per quel capolavoro de L’odio, che nel 1995 ha scritto e diretto entrando nella storia del cinema, è uno dei personaggi principali della serie.

Una serie che sta dividendo il pubblico: c’è chi la ama e chi la svilisce. Non è difficile da capire, il perché. Chiunque si aspetti una serie realistica, con un minimo di verosimiglianza, si troverà deluso.

E poi, forse, il pubblico di oggi è anche abituato a contenuti profondi, a messaggi importanti.

Qui non ci sono. Non vogliono esserci. Questa è azione pura. Stop.

Qui, l’unica chiave di lettura possibile è l’immersione in un mondo narrativo in cui la verosimiglianza, nei combattimenti e in diverse parti della storia, non è richiesta.

Perché Furies non è il nostro mondo, il mondo “normale”. Furies è il mondo in cui dominano donne che da generazioni molti credono solo una leggenda metropolitana.

La trama di Furies

La giovane Lyna (Lina El Arabi, divertimento) ha tutta la vita davanti. È felice, innamorata di Elie (Jeremy Nadeau, Black Hearts), un poliziotto della città in cui entrambi vivono, la città dell’amore: Parigi.

Vive semplicemente, sbarcando il lunario senza appoggiarsi ai suoi ricchissimi genitori. Il giorno del suo compleanno, Lyna viene festeggiata da mamma e papà con un pranzo, ma un agguato inatteso stravolge la sua esistenza: il padre viene ucciso, la madre ferita molto gravemente. Lyna, determinata a scoprire chi abbia distrutto la sua famiglia, inizia a inseguire un fantasma. La Furia, una donna killer della malavita che per molti è solo una leggenda metropolitana. Ma la Furia è reale, e Lyna lo imparerà a sue spese fin troppo presto, scoprendo una Parigi sotterranea e spaventosa legata anche alla sua famiglia.

Un mondo a sé


Le indicazioni sono chiarissime, fin dal primo istante. La malavita, lo sappiamo fin troppo bene, non parla dell’esistenza della malavita. Qui succede. Basta già questo per dirci che non siamo nella realtà, ma in una realtà parallela fatta di fantasia. Con regole diverse dalle nostre.

C’è una cupola di 6 padrini che gestiscono gli affari e una Furia che si assicura che siano al sicuro e che nessuno infranga la pace che regna fra le 6 famiglia di affaristi del crimine.

No, non siamo nel mondo reale. Ma siamo comunque a Parigi, e una quantità di riprese aeree e di palazzi meravigliosi, di opere d’arte e di angoli suggestivi, ce lo ricordano continuamente. Ciò non significa che sia la “nostra” Parigi.

Una volta capito questo, e bastano davvero pochi minuti per capire che l’unica cosa che ci viene richiesta è la sospensione dell’incredulità fin dal primo istante, poi tutto fila via liscio.

Una sorta di Versailles del sesso, con ragazze vestite in ogni modo e con bambole così reali da sembrare vere. Un’organizzazione così letale da convincere perfino la cupola de 6 a utilizzarla con molta cautela.

Una famiglia che definire disfunzionale non basterebbe. Neanche renderebbe lontanamente l’idea.

Una serie di personaggi bizzarri che entrano in un gioco fatto di tradimenti continui, spionaggio, bugie e complotti.

E una donna, Selma, interpretata da una Marina Foïs che t’impedisce di toglierle gli occhi di dosso, che resta dall’inizio alla fine il centro nevralgico della narrazione e che ci spiega fin troppo chiaramente quali siano le regole del gioco. Come se ci stesse addestrando.

Dopo i giochi, ecco la serie sparatutto


Furies è una serie divertente, che intrattiene come se stessimo assistendo alla storia dietro a un videogioco sparatutto.

C’è tanta violenza, spesso stemperata dall’ironia - proprio come in certi videogame - e ci sono continui colpi di scena, alla fine di ogni episodio. Incluso quello finale.

Furies è anche infarcita di citazioni, principalmente dai grandi classici action del cinema francese. Da Nikita a Leon, da L’assalto a L’immortale, film in cui la Foïs aveva recitato accanto a Jean Reno.

Il punto di vista sul mondo assurdo e sconosciuto ai più che controlla la capitale francese è quello di Lyna, che ci guida attraverso una serie di scoperte alle quali si adegua piuttosto in fretta. Come da copione, viste le scoperte che ci vengono svelate anche su di lei.

Tutto gira molto velocemente, fra passioni e amori impossibili, fra testate con la rincorsa e capriole in aria.

Furies va presa esattamente per quella che è: una serie che non vuole raccontarci la realtà, ma che vuole farcela dimenticare per tutto il tempo della narrazione.

Il suo scopo è evidentemente quello di intrattenerci con una storia di azione pura, diversamente l’atteggiamento dei protagonisti di fronte alle loro vittime non potrebbe essere quello di un film d’azione anni ’80 in cui prima di sparare, ma anche dopo, si rivolgono battutacce alla vittima.

A livello internazionale, pare che il pubblico non l’abbia pienamente capito, giudicando Furies una serie carente proprio di verosimiglianza.

In Italia, invece, siamo molto più bravi - da spettatori - a riconoscere le incursioni in un mondo di fantasia. Non a caso, mentre scrivo Furies è seconda nella classifica delle serie più viste su Netflix in Italia.

Ogni tanto, non prendersi troppo sul serio fa bene sia a chi realizza serie TV, sia a chi le guarda.