Emergenza radioattiva: su Netflix una drammatica storia vera
Cinque episodi per raccontare il cosiddetto Incidente di Goiânia, avvenuto nel 1987 nell'omonima città brasiliana, teatro di un contagio di sostanze radioattive.
Nel settembre del 1987 a Goiânia, capitale dello stato brasiliano di Goiás, due ragazzi entrano nelle rovine di un ospedale abbandonato - chiuso due anni prima in un limbo legale e burocratico - e si imbattono a loro insaputa in un dispositivo medico per la radioterapia, contenente del cesio. Ignari della sostanza potenzialmente letale, decidono di venderlo a un rigattiere locale, dando inizio a una contaminazione che si espanderà progressivamente per l'intera città.
All'interno dell'apparecchio infatti vi è lo stesso componente radioattivo che un anno prima aveva contaminato l'Europa dopo il disastro di Chernobyl. Il nuovo proprietario, affascinato dalla polvere color blu che fuoriesce dal contenitore, la mostra a familiari e amici ed è troppo tardi quando la moglie dell'uomo, sospettosa per via di un malanno persistente venutole proprio in concomitanza dell'acquisto, non decide di portarlo in ospedale per dei controlli. Nel frattempo le prime vittime di questa Emergenza radioattiva iniziano a manifestare sintomi orribili e la situazione finisce ben presto fuori controllo.
Nel cuore del dramma
Gustavo Lipsztein - creatore e sceneggiatore che qui firma il suo progetto più ambizioso - confeziona un docudrama che è stato immediatamente soprannominato "la Chernobyl brasiliana", condividente non solo la tematica ma anche il fatto di essere ispirato ad una storia realmente accaduta.
Ma mentre la miniserie HBO che ha fatto scuola si concentrava sul collasso del reattore nucleare e sui tentativi di fermare l'incendio, questa produzione brasiliana opta per affrontare l'incidente in un contesto urbano, concentrandosi sull'enorme sforzo per decontaminare i pazienti infetti ed impedire che il pericolo si espandesse nell'intero Paese. Ci si concentra sull'anima melodrammatica, con un buon numero di storyline - più o meno secondarie - a caratterizzare le cinque ore complessive, circa un'ora ad episodio, che caratterizzano l'essenza autoconclusiva di Emergenza radioattiva.
Ed eccoci così ad assistere ad una disperata corsa contro il tempo da parte di fisici, scienziati e medici, guidati dal fisico Márcio e dal dottor Oresntein, direttore della Commissione Nazionale dell'Energia Nucleare, per tentare di contenere quella diffusione invisibile in una città ormai in preda al panico, dove la diffidenza verso chi potrebbe essere veicolo di trasmissione che rischia di compromettere anche le più basilari regole di convivenza e umanità.
Contro e insieme
Mentre la negligenza dei politici e di chi si trova nelle stanze del potere, con i tentativi di insabbiare il caso a ogni costo per proteggere una reputazione ormai finita, dà voce a quell'anima popolare dove i dottori e gli infermieri diventano eroi, mentre chi al governo un potenziale nemico. Normale perciò che ci si concentri principalmente sulle vittime, ideale mezzo empatico per permettere al pubblico di immergersi in una vicenda che, puntata dopo puntata, rischia di farsi via via più tragica, con il finale che prima dei titoli di coda ci informa di come siano effettivamente andate le cose e del tributo di sangue che il Brasile ha dovuto pagare in tale occasione.
Ci troviamo davanti a una serie che funziona brillantemente perché privilegia l'introspezione rispetto allo spettacolo, anche al costo di cedere qua e là ad una comunque perdonabile retorica. Il terrore qui non riguarda un'esplosione o una catastrofe prossima a venire, ma qualcosa di già in atto, una minaccia invisibile che divora chi colpito dall'interno, ledendone sì il corpo ma anche e soprattutto la psiche. Senza eccedere nella rappresentazione medica brutale e disturbante, Emergenza radioattiva mostra, edulcorando parzialmente ma non nascondendo, le conseguenze che il contagio riserva ai malati, con i risvolti emotivi anche di chi attende loro notizie.
Il buon ritmo, una regia solida e un cast eterogeneo, che ci mostra le facce di una nazione brasiliana comunque divisa tra ricchezza e povertà, garantiscono un intrattenimento impegnato e doveroso per ricordare una disgrazia sicuramente meno famosa, almeno al di fuori dei confini carioca, di quell'omologa più famosa e già citata che la precedette soltanto un anno prima.