Celebrity Sex Tapes prova a raccontare come sono cambiati i filmati hot delle star, da Pamela Anderson a Kim Kardashian

Celebrity Sex Tapes cerca un complesso equilibrio tra intrattenimento e ricostruzione storica di un genere con molti lati oscuri.

di Elisa Giudici

In principio c’erano Pamela Anderson e Tommy Lee, impegnati in scene d’intimità che nessuno avrebbe mai dovuto vedere. La videocassetta su cui erano registrati i loro momenti di passione venne invece rubata dalla cassaforte della loro casa e distribuita in una zona grigia tra legale e piratato. Quel filmato divenne una vera pietra angolare di quelli che oggi chiamiamo celebrity Sex Tape, ridenominazione anglofona dei vecchi filmini casalinghi a luci rosse, con protagonisti però volti noti: celebrità più o meno amate e conosciute dal pubblico. A&E, casa di produzione con un format documentaristico molto rodato noto come The Secret of…, ha dedicato una miniserie in otto puntate a questo fenomeno culturale.

L’obiettivo è trovare un difficile equilibrio tra informazione e intrattenimento, affiancando anche una riflessione su come siano cambiati nel tempo la percezione e il giudizio del pubblico rispetto a questi filmati intimi. Un cambiamento influenzato dall’avvento di Internet e dall’evoluzione dell’industria pornografica. Celebrity Sex Tapes sceglie otto storie già abbastanza famose, almeno negli Stati Uniti. Attraverso filmati d’archivio, interviste ai protagonisti (almeno quelli disposti a parlare) e il contributo di alcuni esperti del settore, tenta di ricostruire il lato meno raccontato, il dietro le quinte personale, economico e legale di questo genere. Tra questi c’è Kevin Blatt, che in passato ha agito sia come broker di filmati venduti legalmente sia come facilitatore per chi ha cercato di impedirne la diffusione.

Celebrity Sex Tape tenta di racconta l’evoluzione del genere

Chi ha familiarità con le produzioni A&E sa che lo scopo primario delle docuserie The Secret of… è il cosiddetto infotainment: un intrattenimento informativo dal taglio leggero, mai davvero sfidante per lo spettatore. Il formato è quello collaudato del montaggio di testimonianze alternate a filmati d’archivio e voce fuori campo. Il risultato somiglia spesso a una puntata di un reality, con il protagonista che commenta le clip della sua stessa storia; un’impostazione che funziona particolarmente bene quando si arriva a una delle storie meno note in Italia del ciclo, quella di Mimi Faust. Personaggio dei reality statunitensi, è diventata celebre prima per la partecipazione a Love & Hip Hop: Atlanta e poi per un filmato distribuito legalmente insieme all’allora compagno, diventato un best seller del genere.

Anche senza suscitare stupore o ammirazione, è comunque apprezzabile come A&E eviti di spingere sul lato più pruriginoso del tema. La serie prova davvero a contestualizzare i singoli casi, scelti come tappe di una progressione che parte dalla VHS privata e arriva a vip che decidono di aprire un proprio account su OnlyFans. È emblematico il racconto in prima persona di Mimi Faust, la cui vicenda si colloca in una zona grigia: da un lato la partecipazione volontaria ai profitti della vendita del sex tape, dall’altro una forma di coercizione esercitata da un sistema che, nonostante le evoluzioni tecnologiche e sociali, continua a sfruttare le fragilità personali dei protagonisti, soprattutto delle donne.La scelta che rimane loro è spesso una sola: partecipare ai profitti oppure non ottenere nulla.

Da Pamela Anderson a Mimi Faust, rimanendo nella zona grigia del consenso

La storia di Mimi è emblematica anche per questo. Raggiunta la notorietà con un’immagine pubblica già fortemente legata allo stereotipo della donna afroamericana litigiosa e sessualmente procace, con alle spalle un passato familiare tormentato, si ritrova in una relazione con un uomo che prima la convince a girare un filmato intimo privato e poi, a sua insaputa, lo propone a diverse aziende specializzate nella distribuzione di filmati pornografici nella speranza di ricavarne una cifra elevata. Guardando Celebrity Sex Tapes si provano emozioni simili a quelle suscitate dalla miniserie Pam & Tommy, che ricostruiva il calvario vissuto da Pamela Anderson per anni, sbeffeggiata sul piano umano e professionale per qualcosa che il mondo non avrebbe mai dovuto vedere. Se la serie A&E ha un merito, è quello di mantenere questo taglio empatico anche nei confronti degli uomini e soprattutto delle donne che dopo di lei si sono trovati in situazioni analoghe. Viene raccontato come anche chi ha diffuso volontariamente i propri filmati erotici,firmando contratti e ricevendo percentuali sulle vendite, lo abbia spesso fatto perché l’alternativa era non ricavare nulla, dopo essere stato messo di fronte a qualcosa di molto simile a un ricatto.

Per quanto sensibile e attenta, però, la serie A&E manca di un vero taglio documentaristico e investigativo e soprattutto dell’accesso diretto ai protagonisti più noti di questa lunga sequenza di scandali. Se almeno in apparenza il tono solidale sembra allontanare il sospetto di un’operazione costruita solo per stimolare il lato titillante del pubblico, è difficile cancellarlo del tutto. Rimane l’impressione che si tratti comunque di un modo più laterale e indiretto, appena più sensibile, di profittare ancora una volta delle persone che hanno vissuto questo calvario. È vero che la narrazione pubblica è cambiata (e la serie racconta anche il passaggio da uno sguardo puramente voyeuristico a uno più consapevole dei risvolti penali legati a foto e video trafugati). Resta però il fatto che molte storie cadute nell’oblio, proprio perché trattate come crimini a sfondo sessuale e non come gossip, riaffiorano ancora una volta, esponendo le vittime alla curiosità di un nuovo pubblico che, grazie a Internet, è a pochi clic dal reperire quel materiale.