Moon Knight, recensione : multiple personalità in un caleidoscopio di generi

Oscar Isaac dona spessore e carisma alla serie che introduce ex novo un nuovo personaggio nell’affollato orizzonte del MCU,

Moon Knight recensione  multiple personalità in un caleidoscopio di generi
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Moon Knight è un caleidoscopio di generi e personaggi, molte dei quali albergano nella testa del protagonista e sulle spalle di Oscar Isaac. Se Moon Knight si muove su buoni livelli è perché Kevin Feige e Marvel Studios hanno saggiamente interpellato un grande attore per introdurre un personaggio che richiede una versatilità interpretativa non comune.

Oscar Isaac: una scelta perfetta

La missione della miniserie Disney+ è delicata: è la prima infatti che tenta di introdurre da zero un personaggio mai visto prima nel MCU, praticamente sconosciuto al grande pubblico, non assistito né coadiuvato da facce note dell’Universo Marvel (come per esempio successo in Hawkeye). Per giunta nei primi 4 episodi non ci sono nemmeno camei o apparizioni a sorpresa: tocca al protagonista catturare l’attenzione del pubblico. Oscar Isaac è davvero la scelta perfetta per questo ruolo psicologicamente complesso. Non solo è un attore di razza, capace di differenziare le differenti personalità del nuovo eroe Marvel attraverso accenti, espressioni, posture, risultando il più naturale possibile, considerato il contesto.

Moon Knight, recensione : multiple personalità in un caleidoscopio di generi

È anche perfettamente in grado di dialogare con il pubblico dei franchise, con un approccio contraddistinto da immediatezza, freschezza, intuitività. Per chi ama il cinema popcorn è il pilota Poe Dameron della nuova trilogia di Star Wars che smette i panni del ribelle per vestire quelli del avatar del dio egizio Konshu e salvare il mondo. Per i cinefili più appassionati è l’interprete a cui si sono affidati i fratelli Coen, Paul Schrader e tanti altri per i loro film autoriali A proposito di Davis e Il collezionista di carte, capace di muoversi nei prodotti di consumo (vedi anche Dune di Denis Villeneuve) diventando un valore aggiunto anche per questi ultimi.

Moon Knight: un thriller psicologico e un’avventura

A lasciare un po’ spiazzati è l’approccio di questa serie, che sembra cambiare genere ad ogni episodio. L’avvio è quello del thriller psicologico giocato su una grossa limitazione che vive il protagonista. Steven è “un uomo senza sonno” dalla vita spartana e priva d’emozione. Vive in un piccolo appartamento londinese, lavora al negozio di souvenir di un museo, è timido, innocuo, pasticcione, vegano. Perché dunque dorme con un piede legato al letto?

Steven soffre di gravi disturbi del sonno, che nascondono una patologia importante: la sua personalità è frammentata, il controllo del suo corpo è diviso tra multiple personalità. La scelta più indovinata di Moon Knight è di costruire la tensione sul fatto che - come Steven e poi Mark - lo spettatore segue solo un punto di vista per volta, assistendo a dei veri salti temporali spiazzanti. Steven infatti non ricorda ciò che succede quando ad avere il controllo è Mark e viceversa.

Moon Knight è un caleidoscopio di generi

Il suo primo alter ego ha un accento, una vita e una personalità opposte a quelle del mite protagonista. È Mark per esempio ad aver stretto un patto con il dio egizio Konshu, che in cambio dei suoi servizi come suo emissario umano (avatar) gli ha salvato la vita e gli concede l’utilizzo di un “completo”, un abito rituale che dà poteri e capacità rigenerative a chi lo indossa.

Negli episodi successivi Moon Knight cambia radicalmente tono perché il punto di vista della storia cambia da Steven a Mark per poi alternarsi, mentre anche il genere d’appartenenza diventa fluido. Dopo un avvio tensivo e persino oscuro per gli standard Marvel, la serie assume prima una connotazione action, poi un tono avventuroso che ricorda un po’ Indiana Jones, un po’ la Mummia.

Dopo l’introduzione di Arthur Harrow, il villain di Ethan Hawke, diventa più chiaro il rapporto tra Konshu e i protagonisti, i conflitti reciproci e il loro fine ultimo. Proprio quando un equilibrio sembra raggiunto, ecco che la serie svolta ancora, ripiombando nell’incubo paranoide, nelle paure che una persona affetta da disturbi come quelli di Mark prova.

Moon Knight: a un passo da una grande serie

Non è un mistero che Moon Knight sia il probabile l’inizio del lancio di un nuovo gruppo di eroi Marvel protagonisti delle prossime fasi del MCU: i Midnight Sons, di cui possiamo già confermare la possibile presenza di Blade e Dark Knight (apparsi nella scena extra di Eternals), mentre Doctor Strange è già ampiamente integrato nell’universo MCU.

Allo stesso tempo testimonia quanto Kevin Feige stia provando ad alzare l’asticella anche in campo seriale, consentendo a questo titolo di essere un po’ più adulto dei precedenti. Qua e là appare del sangue, si parla di malattia mentale e di pseudo sette religiose, facendo scontrare due visioni differenti di giustizia.

La necessità di parlare a un pubblico il più possibile vasto, trasversale e familiare, l’occhio sempre rivolto alla continuity Marvel sono un freno sempre più evidente. Marvel Studios sta pian piano “colonizzando” tutti i generi cinematografici, usando come propri avatar i supereroi. Dall’action puro è passata ad ibridazioni con la commedia, la fantascienza, con il genere sentimentale. Ora guarda anche a filoni più adulti e complessi, ma è davvero difficile rendere potente un incubo paranoide tale quando hai legato un piene alla necessità di essere rassicurante e vedibile anche da un pubblico di bambini e ragazzini.

Moon Knight, recensione : multiple personalità in un caleidoscopio di generi

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