The Adventures of Elliot: The Millennium Tales – Recensione: il miglior action RPG HD-2D di sempre?

Team Asano abbandona i turni e abbraccia l'action: un'avventura nostalgica, moderna e quasi impeccabile

di Manuel Le Saux
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Negli ultimi anni Square Enix ha dimostrato di avere una straordinaria capacità nel recuperare il fascino dei giochi di ruolo classici senza limitarsi a vivere di nostalgia. Attraverso il lavoro di Team Asano, responsabile di produzioni amatissime come Octopath Traveler e Bravely Default, la compagnia giapponese ha saputo creare una vera e propria identità artistica che oggi viene immediatamente riconosciuta dai giocatori di tutto il mondo. Con The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, però, l'obiettivo non era semplicemente realizzare un nuovo JRPG in stile HD-2D, ma compiere un passo in avanti deciso e portare quella formula verso territori completamente diversi.


Sviluppato da Square Enix insieme a Claytechworks e pubblicato direttamente dalla casa nipponica, The Adventures of Elliot rappresenta infatti il primo grande action RPG realizzato utilizzando la tecnologia HD-2D che abbiamo imparato ad amare negli ultimi anni. Una scelta coraggiosa che, almeno sulla carta, avrebbe potuto snaturare parte della magia che aveva reso celebri produzioni come Octopath Traveler, e che invece, pad alla mano, ci si rende conto rapidamente che il team aveva una visione corretta e molto precisa.

Fin dalle prime ore emerge chiaramente la volontà di omaggiare grandi classici dell'epoca Super Nintendo e PlayStation, richiamando alla memoria opere come Secret of Mana e Illusion of Gaia, ma soprattutto alcuni capitoli storici di The Legend of Zelda. La sensazione che accompagna gran parte dell'avventura è quella di trovarsi davanti ad un progetto nato da sviluppatori che amano profondamente i videogiochi classici, ma che comprendono perfettamente le esigenze del pubblico contemporaneo. Il risultato è un'opera che riesce a essere nostalgica senza risultare vecchia, moderna senza sacrificare il proprio cuore retrò.

Ed è proprio questo equilibrio a rappresentare la più grande forza di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales. 

Una storia che attraversa i secoli 

Uno degli aspetti più interessanti della produzione riguarda senza dubbio la sua componente narrativa.

L'avventura prende il via nel Regno di Huther, ultimo baluardo dell'umanità in un continente ormai dominato da pericolose tribù bestiali. Grazie ad una potente barriera magica, il regno è riuscito a sopravvivere all'estinzione che ha colpito il resto del mondo, vivendo in un'apparente condizione di sicurezza. Tutto cambia quando vengono scoperte alcune misteriose rovine oltre i confini protetti della città. Elliot, giovane avventuriero al servizio della corona, viene incaricato di investigare su queste antiche strutture insieme alla fedele compagna Faie, una piccola creatura fatata che lo accompagnerà per tutta la durata del viaggio.


Da questo momento prende forma una storia che ruota attorno a misteri millenari, civiltà dimenticate e segreti capaci di collegare passato, presente e futuro. Senza entrare in dettagli che rischierebbero di rovinare la scoperta, posso dire che il racconto riesce a mantenere alta la curiosità per gran parte della campagna. Non siamo davanti a una narrazione rivoluzionaria o particolarmente complessa, ma il modo in cui il team costruisce il senso di mistero funziona davvero bene.

Ogni nuova area visitata aggiunge un tassello al grande puzzle narrativo, mentre i numerosi documenti, dialoghi e riferimenti ambientali contribuiscono a creare un mondo credibile e ricco di storia.

Elliot è un protagonista piacevole da seguire. Non cerca di imporsi come eroe leggendario fin dalle prime battute, ma cresce progressivamente insieme al giocatore. Ancora più interessante è il rapporto con Faie, che rappresenta molto più di una semplice spalla. Le interazioni tra i due sono spesso leggere, divertenti e spontanee, contribuendo a rendere il viaggio estremamente piacevole.

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente è il ritmo della narrazione. Square Enix sembra aver recepito alcune critiche rivolte negli ultimi anni ai JRPG più verbosi e ha costruito un'avventura che alterna efficacemente dialoghi, esplorazione e combattimenti. La storia procede senza eccessive interruzioni e lascia sempre spazio all'azione e ai colpi di scena

Il risultato finale è una trama coinvolgente, capace di emozionare nei momenti giusti e di accompagnare il giocatore in un viaggio che mantiene costantemente viva la voglia di scoprire cosa si nasconde dietro il prossimo orizzonte. 

Un gameplay vecchia scuola 

Se la narrativa riesce a catturare l'interesse, è nel gameplay che The Adventures of Elliot trova la propria identità più forte.

Sin dalle prime battute si percepisce chiaramente come il team abbia studiato attentamente i grandi GDR-action del passato. La struttura dell'avventura si basa sull'esplorazione di vaste aree interconnesse, dungeon ricchi di enigmi, abilità da sbloccare e percorsi che si aprono progressivamente man mano che si acquisiscono nuovi strumenti.

La progressione ricorda moltissimo i classici giochi d'avventura degli anni 90, ma viene reinterpretata attraverso una filosofia moderna che rende l'esplorazione estremamente fluida.


Muoversi nel mondo di gioco è molto divertente ed estremamente facile.

Ogni zona nasconde segreti, scorciatoie, tesori, missioni opzionali e piccoli enigmi ambientali che premiano costantemente la curiosità del giocatore. Non esiste quasi mai la sensazione di attraversare spazi vuoti o inutili. Al contrario, ogni deviazione sembra pensata per offrire qualcosa di interessante.

Il sistema di combattimento rappresenta probabilmente la vera stella della produzione.

Abbandonando completamente i combattimenti a turni tipici della tradizione HD-2D, Elliot introduce battaglie in tempo reale. Il protagonista può utilizzare differenti categorie di armi, ognuna caratterizzata da proprietà uniche, velocità differenti e stili di combattimento specifici. Tra spade, archi, lance, boomerang e altri strumenti offensivi, il gioco riesce a offrire una varietà sorprendente.

L'aspetto più interessante riguarda però la personalizzazione: attraverso il sistema delle Magicite, è possibile modificare profondamente il comportamento delle armi, aggiungendo effetti elementali, bonus statistici, nuove proprietà offensive o particolari vantaggi tattici. Questo permette di costruire configurazioni estremamente diverse tra loro e adattare il proprio stile alle situazioni più disparate. Gli scontri contro i nemici richiedono attenzione, tempismo e una buona conoscenza delle proprie capacità. parare gli attacchi dei nemici al momento giusto, sfruttare le debolezze degli avversari e utilizzare correttamente le abilità disponibili diventa fondamentale soprattutto nelle fasi avanzate dell'avventura.

A rendere il tutto ancora più interessante interviene Faie: la piccola compagna non si limita a seguire Elliot passivamente, ma può supportarlo in diversi modi durante le battaglie. Può attaccare i nemici, fornire assistenza tattica, raccogliere oggetti e contribuire alla risoluzione di diversi enigmi ambientali. Alcune meccaniche sono costruite proprio attorno alla collaborazione tra i due personaggi, creando situazioni molto originali e piacevoli da affrontare.

I dungeon meritano una menzione particolare: ogni struttura presenta una propria identità visiva e ludica, con puzzle che raramente risultano banali ma estremamente semplici. Non siamo davanti a rompicapi impossibili, ma il livello di varietà è sufficiente a evitare quella ripetitività che spesso affligge molte produzioni moderne.

Molto apprezzabile anche il ritmo generale dell'avventura, con il gioco che alterna continuamente esplorazione, combattimento, progressione narrativa e risoluzione di enigmi, evitando di fossilizzarsi troppo a lungo su una singola attività. Questo contribuisce enormemente alla sensazione di varietà che accompagna l'intera esperienza. Dopo decine e decine di ore passate nel mondo di Elliot, la sensazione predominante è quella di aver vissuto un'avventura costruita con enorme attenzione ai dettagli e con una chiara volontà di mettere il divertimento al centro dell'esperienza. 


Artisticamente e tecnicamente superlativo 

Se Octopath Traveler aveva dimostrato al mondo le potenzialità dell'HD-2D, The Adventures of Elliot mostra quanto questa tecnologia possa ancora evolversi e migliorare.

Dal punto di vista artistico ci troviamo probabilmente davanti a una delle migliori incarnazioni mai realizzate di questo stile grafico.

I personaggi realizzati in pixel art convivono perfettamente con scenari tridimensionali ricchi di dettagli, effetti particellari, illuminazione dinamica e profondità visiva impressionante. Ogni schermata sembra una piccola opera d'arte animata.

Foreste lussureggianti, rovine dimenticate, castelli, grotte e pianure riescono a trasmettere una personalità ben definita e contribuiscono a rendere il viaggio costantemente affascinante dal punto di vista visivo.

Particolarmente impressionante risulta il lavoro svolto sull'illuminazione: le fonti di luce interagiscono con l'ambiente creando atmosfere suggestive che cambiano radicalmente l'impatto delle diverse location. Alcuni scorci riescono davvero a lasciare senza parole, specialmente durante le fasi notturne o nelle ambientazioni più spettacolari.

Anche le animazioni convincono pienamente, con Elliot che risponde ai comandi con grande precisione, mentre i combattimenti risultano fluidi e leggibili anche nelle situazioni più caotiche. Gli effetti visivi legati alle abilità e alle Magicite riescono inoltre a donare spettacolarità agli scontri senza compromettere la chiarezza dell'azione.

Sul fronte tecnico il lavoro svolto appare estremamente solido, con caricamenti rapidi e prestazioni convincenti anche nelle aree più dense di elementi a schermo. Merita un plauso anche il comparto sonoro: le musiche accompagnano perfettamente ogni fase dell'avventura, alternando brani orchestrali più epici a composizioni intime e malinconiche che riescono a valorizzare i momenti narrativi più importanti. Gli effetti audio risultano curati e contribuiscono a rendere il mondo di gioco vivo e credibile. 

Tra meraviglia e occasioni mancate 

Se dovessi riassumere The Adventures of Elliot: The Millennium Tales con una sola frase, direi che si tratta di un gioco che riesce a fare molte cose nel modo giusto, pur lasciando sul tavolo qualche occasione mancata.

Tra gli aspetti che mi hanno convinto maggiormente c'è senza dubbio la narrazione. Se la prima parte dell'avventura si prende il tempo necessario per costruire personaggi, ambientazione e misteri, è nella seconda metà che il racconto cambia marcia in maniera impressionante. I colpi di scena si susseguono con un ritmo sempre più serrato, le rivelazioni riescono spesso a sorprendere e il finale rappresenta il coronamento perfetto di un viaggio epico, emozionante e memorabile.


Anche dal punto di vista tecnico il lavoro svolto dal team è semplicemente straordinario. La tecnologia HD-2D raggiunge qui livelli altissimi, dando vita a scenari ricchi di fascino, dettagli e atmosfera. È uno di quei casi in cui stile artistico e gameplay si fondono perfettamente, dimostrando quanto questa direzione estetica sia ideale per produzioni di questo tipo.

Molto positivo anche il sistema di combattimento, profondo senza essere complicato, capace di premiare sia l'approccio più ragionato sia quello più aggressivo. A questo si aggiungono alcune boss fight davvero eccellenti, ben costruite e capaci di mettere alla prova le abilità del giocatore senza mai risultare frustranti.

Una menzione speciale merita inoltre la meccanica delle Ere, una delle idee più interessanti dell'intera produzione. Il modo in cui viene integrata nell'esplorazione, nella progressione e nella narrazione aggiunge personalità all'avventura e contribuisce a differenziarla da molti altri GDR-action presenti sul mercato.

Non tutto però raggiunge lo stesso livello qualitativo. La varietà dei nemici, ad esempio, tende a mostrare il fianco con il passare delle ore, portando a incontrare troppo spesso creature simili o versioni leggermente modificate degli stessi avversari.

C'è poi la questione dell'ispirazione ai grandi classici capitoli storici di The Legend of Zelda. L'omaggio è evidente e per gran parte dell'avventura funziona molto bene, ma in alcuni momenti si ha la sensazione che il gioco fatichi a trovare una propria identità, risultando fin troppo derivativo nelle strutture, nelle soluzioni e in alcune dinamiche esplorative.

Infine, pur offrendo ricompense interessanti, molte missioni secondarie e diversi dungeon opzionali appaiono troppo semplici e poco creativi rispetto alla qualità generale dell'avventura. Nulla che comprometta l'esperienza, ma sicuramente elementi che avrebbero meritato una maggiore attenzione.