Styx: Blades of Greed, la recensione: il ritorno del goblin dal passo felpato
La celebre saga stealth è ancora arzilla ma con qualche acciacco qua e là durante l'avventura.

Nell'ambito dei giochi furtivi, quelli in cui bisogna procedere guardinghi e scrutare ogni angolo con fare discreto, Styx di certo si ritaglia un posto di tutto rispetto. E lo sapranno di certo coloro che hanno già indossato le putride vesti (non diteglielo, potrebbe offendersi visto il caratterino) dell'amato goblin nei due precedenti capitoli intensi e decisamente punitivi. Perché, diciamocelo, Styx non è di certo un gioco semplice e, tra gli stealth game, è probabilmente uno dei più difficili.
E non pensiate che in Styx: Blades of Greed, ultimo capitolo della saga e oggetto della nostra analisi, cambi le carte in tavola di quella formula che definire ostica ci sembra quasi un eufemismo. Non c'è nulla di cui spaventarsi: il franchise portato avanti con grande cura da Cyanide Studio premia il giocatore che ha un occhio attento, che non commette nessun rumore e che riesce a passare di soppiatto dinnanzi alle guardie più astute, portandosi altresì a casa un bottino mica da niente.
Questo nuovo capitolo mette in essere delle premesse interessanti, a partire da alcune cinematografiche realizzate con cura ed elementi di gameplay (come vedremo) dai tratti appaganti. Però, e purtroppo c'è un però, graficamente ci è sembrato poco rifinito (o almeno su PS5, versione da noi testata) oltre a essere presenti missioni ripetitive e a volte un po' banali.

Un goblin che brama il quarzo!
Per giocare a Styx: Blades of Greed occorre aver giocato ai due precedenti episodi? Noi vi diremo di sì per un motivo molto semplice: la storia riparte lì dove si era interrotta la precedente, quando i nostri eroi stavano fuggendo con il loro dirigibile. Questo è un peccato, perché magari un piccolo riassunto o qualche piccola trovata narrativa potevano attirare i curiosi che mai hanno indossato le vesti del maestro di furtività. Tuttavia, nessuno vieta al giocatore di avvicinarsi alla saga e farsi trasportare da un gameplay stealth che è stato ampliato sotto alcuni aspetti.
Torniamo a noi: dopo essere fuggiti da Korrangar, rasa al suolo dal Golem di Pietra, Styx, Djarak e Helledryn (i suoi alleati) si schiantano vicino al Muro con il dirigibile. I tre sono braccati, feriti e senza un piano, ma pensate che Styx stia con le mani in mano? Si darà da fare, metterà in campo tutta la sua astuzia per risollevare le sorti del gruppo e mettere le mani sul Quarzo, la risorsa più preziosa e pericolosa del mondo.
Non vi diremo altro poiché la storia di Styx è più ingarbugliata del previsto (soprattutto quella dei precedenti episodi) e ci vorrebbero fin troppe parole per riassumervela. Tuttavia, se amate i fantasy e gli stealth game, il nostro consiglio è quello di recuperare i precedenti capitoli ovvero Master of Shadows e Shards of Darkness.
Come vi anticipavamo, Styx non è un titolo semplice da affrontare e qualora decideste di lanciarvi in avanscoperta senza una strategia ben pianificata, allora vedrete quella scritta Game Over sullo schermo più del previsto. Una volta deciso il livello di difficoltà (e non pensiate, anche a facile si vedranno i sorci verdi) sarete pronti a diventare un determinato goblin, un vero e autentico maestro dell'invisibilità.

Le abilità acquisite in passato non le perderemo di certo in Blades of Greed, tra cui l'amata invisibilità (fondamentale in alcuni frangenti) e la creazione di cloni. Styx dunque può sgattaiolare nei cunicoli più stretti, accucciarsi, lanciarsi tra le varie sporgenze mentre si arrampica e sfruttare il mondo circostante per ottenere notevoli vantaggi. Sarà infatti fondamentale riuscire a mimetizzarsi nelle ombre e spegnere le eventuali candele che illuminano i luoghi lugubri per evitare che i cattivoni possano vederci mentre sorseggiano un boccale di birra. Ma non dimentichiamoci delle uccisioni silenziose, quelle pugnalate che metteranno per sempre a nanna le varie sentinelle che ostacolano le nostre imprese.
Styx: Blades of Greed premia dunque la silenziosità delle azioni ma, qualora qualcosa andasse storto, dovremo essere pronti al combattimento? In teoria sì, potremo farlo, ma è più congeniale fare un passo indietro: in questi casi avremo sempre la peggio e basteranno un paio di fendenti per non vedere più la luce del giorno. Anche perché il combat system "corpo a corpo" appare assai goffo e poco incisivo: del resto, stiamo parlando pur sempre di uno stealth game ed è giusto così per certi versi.

Tra nuove abilità e qualche incertezza tecnica
Nel titolo di Cyanide Studio, e questo è innegabile, c'è stato un marcato upgrade per quel che concerne i movimenti del protagonista e le possibilità per rendersi più furtivi possibile. Tra i nuovi poteri sbloccabili potremo servirci del Controllo Mentale, che ci permetterà di prendere in prestito il corpo di una guardia ed esplorare una zona senza correre il rischio di essere affettati. Ancora più interessante è il Salto Temporale, una tecnica per muoversi nelle varie aree mentre il mondo è rallentato per qualche secondo. Questo vuol dire che si potranno mettere al tappeto i vari guardiani in scioltezza, soprattutto quelli più massicci che non si eliminano con una sola pugnalata.
Nuove abilità dunque si fondono a quelle vecchie per creare un contesto di gioco più dinamico e ricco di soluzioni alternative. Questo è un aspetto che abbiamo gradito e che rende l'esperienza più interessante. Tuttavia, nel lungo periodo e una volta aver intuito come sfruttare i vari poteri, il gioco diventa un po' ripetitivo così come le missioni secondarie che ci verranno affidate dai vari PNG. L'impianto narrativo, seppur non gridi al miracolo, non ci è sembrato così malaccio. Peccato per la mancanza di personalizzazione caratteriale da parte dei comprimari, che vengono messi poco in luce rispetto al burbero e tutto d'un pezzo Styx.

Nonostante Styx: Blades of Greed si confermi come un discreto stealth game in un contesto fantasy affascinante e con dei guizzi ludici interessanti, non possiamo girarci dall'altro lato dinnanzi ad alcuni problemi tecnici di cui soffre. Durante le nostre infiltrazioni su PS5, abbiamo riscontrato diversi cali di framerate, problemi con l'illuminazione generale e di "blurry texture", ovvero elementi di gioco che apparivano sfocati. Comprendiamo il compromesso con un hardware che ormai ha quasi 6 anni alle spalle, ma in questo caso i "problemi" era impossibile non notarli, soprattutto quando quei leggeri scatti ci hanno fatto scoprire dagli avversari in qualche occasione di troppo.
In ogni caso, quest'opera offre una libertà come poche nel suo genere, sfruttando altresì poteri incredibili che si uniscono all'arsenale base del "green goblin". Certo, a volte si incappa anche in qualche glitch, momenti in cui gli avversari sono riusciti a vederci attraverso un muro e addirittura farci passare attraverso afferrandoci, ma tutto sommato si lascia giocare senza troppi patemi.
Versione Testata: PS5
Voto
Redazione

Styx: Blades of Greed
Styx: Blades of Greed è il terzo capitolo della ormai longeva saga di Cyanide Studio che va, in un certo senso, a mettere un punto fermo all'intera trilogia. Gli amanti della furtività nuda e cruda, condita con alcune interessanti abilità speciali, troveranno un forte appagamento a raggiungere i titoli di coda, a patto di scendere a compromessi con un'evidente ripetitività di fondo.
Il merito che va a questa produzione è quello di riportarci a un'epoca d'oro del genere, quella segnata dai vari Metal Gear e Hitman per certi versi, in cui ogni passo falso potrebbe mettere a repentaglio tutta la strategia che avevamo pianificato. Sono altresì presenti alcuni piccoli problemi tecnici che non compromettono l'esperienza nel suo insieme.
Se sentivate la mancanza del ruvido goblin, allora riuscirete a immedesimarvi così come nei precedenti. E, nonostante qualche inciampo, gli appassionati del genere si divertiranno da matti.


