Star Fox, la guerra di Lylat scoppia di nuovo su Switch 2

Il capitolo più celebre della saga di Fox McCloud risorge sulla console next-gen di casa Nintendo con una rinnovata veste grafica e una storia espansa. Saranno sufficienti per svecchiare una pietra miliare di quasi trent’anni fa?

di Jacopo Retrosi
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La serie di Star Fox conta all’attivo una decina di episodi e una buona metà sono trasposizioni della medesima storia. Dopo il fallimento su Wii U, ormai un decennio fa, Nintendo ci riprova su Switch 2 con lo sfortunato volpino spaziale, ingaggiando Velan Studios e proponendo ancora una volta l’iconica guerra di Lylat che diede inizio alla leggenda del franchise. 

Quante volte ancora, Andross? Star Fox 64 e il loop che non si spezza

A voler essere pedanti, questo è il primo vero remake di Star Fox 64 (da noi meglio noto come Lylat Wars). Il classico per N64 era infatti a sua volta un rifacimento dell’originale Star Fox (o Starwing se preferite); Star Fox 64 3D era più un porting/remaster, e Zero una sorta di reboot. Fatto sta che questa è la quinta volta che dovremo prendere a calci Andross dopo un tour panoramico per i soliti pianeti infestati da nemici. La formula di gioco sarà immacolata come più di un quarto di secolo fa? Riusciremo mai a evadere da questo loop temporale? 

Star Fox su Switch 2 è un adattamento 1:1 dell’esperienza universalmente apprezzata sulla console a 64-bit della casa di Kyoto. Stessi livelli, stessi controlli, stesso feeling... Il titolo è talmente fedele che il sottoscritto non ha dovuto fare i conti con nessuna curva di apprendimento. Sin dal primo avvio è stata tutta memoria muscolare, accumulata nel corso dei lustri. Nostalgia a palate e la certezza di trovarsi dinanzi a un capolavoro senza tempo, impervio al susseguirsi delle generazioni. 

Tutti i trucchetti di una volta sono ancora validi. Pattern, scorciatoie, segreti e percorsi ideali sono scolpiti nella mia mente ed è un piacere poterli replicare alla lettera nel 2026. C’è qualche minuscola differenza: il lock-on è leggermente più rapido, i laser vanno un po’ più lontano e hanno una hitbox più piccola, e in generale le collisioni sono più accurate. Nulla che cambierà le vostre abitudini, e anzi a mio avviso aiuta a ottimizzare ulteriormente la rotta e le priorità di aggancio, grazie anche al frame rate inchiodato a 60 fps. 

L’approccio adottato da Nintendo per questa release è tanto pigro quanto coraggioso. Vero, è facile tirare fuori dal cassetto la stessa ricetta per l’ennesima volta, ma quante compagnie tripla A hanno l’ardire di rilanciare una saga partendo da uno sparatutto su rotaie? Un genere da sempre di nicchia e oggi vivo solo nella mente di pochi accoliti con qualche anno in più sul groppone. Tra l’altro, se volete saggiare questo Star Fox potete tranquillamente rimediare l’originale Star Fox 64, sullo stesso Switch tramite abbonamento oppure per vie “traverse”. Il gameplay è pressoché identico. Perché dunque un veterano o un potenziale nuovo fan dovrebbe volgere lo sguardo verso questo remake, piazzato sugli scaffali a prezzo pieno? 

Fedeltà assoluta: gameplay, controlli e memoria muscolare intatti dopo 30 anni

Beh, innanzitutto la veste grafica di ultima generazione. Gli scenari saranno pure familiari, ma diamine se non hanno spinto sulla presentazione. Ogni immagine che scorre sullo schermo è esattamente come la sognavo durante la mia infanzia, con effetti che mettono in mostra i muscoli di Switch 2 (abbastanza ignorati sinora dalla casa madre) e una direzione artistica che rispetta la visione di un tempo. Ogni pianeta è un’esperienza audio-visiva unica e li si percorre con grande piacere. Francamente non mi dispiace il design fotorealistico applicato ai personaggi, che tanto ha acceso i forum sin dall’annuncio ufficiale. Nemmeno io stravedo per il contrasto tra la metà inferiore del corpo, dalle fattezze animali, e quella superiore, palesemente umanoide, che gli dona un look “traccagnotto” quasi comico, ma è un dettaglio che emerge giusto in un paio di filmati. Basta che non sia questo l’aspetto che avranno Fox e Falco nel prossimo Super Smash Bros. 

L’altro “selling point” di Star Fox è una componente narrativa rinforzata. Se il prologo e i briefing prima di ogni missione all'epoca erano limitati a una breve narrazione e rapidi scambi tra Fox e il Generale Pepper, adesso abbiamo sequenze completamente animate che sviscerano il cast e contestualizzano meglio le tappe del nostro viaggio. Nulla che riscriva gli annali, la storia è ancora estremamente semplice e i (pochi) eventi che la delineano sono gli stessi, ma assistere per la primissima volta alla scomparsa di James McCloud non ha prezzo e anche le nuove interazioni arricchiscono il canovaccio senza appesantirlo. 

Fox è molto più arrogante e ricorda vagamente la sua incarnazione in Star Fox Adventures. Ci sta, data la giovane età, ma non ho apprezzato la totale mancanza di rispetto nei confronti del Generale Pepper. Falco è ancora più spaccone e le sue continue frecciate diventano un po’ ripetitive alla lunga, ma non hanno trascurato la sua preoccupazione per la squadra nel momento del bisogno, e questo va bene. Slippy sfoggia più spesso il suo acume tecnico e le sue doti come meccanico, evidenziandone il ruolo e giustificandone le frequenti carenze come pilota. Peppy infine appare un pelo più “scorbutico”, dovendo fare continuamente da baby-sitter ai colleghi, pur non avendo più le abilità ai comandi di un tempo. 

Le comunicazioni via radio in-game sono praticamente le stesse, tanto che se il gioco fosse uscito su PC avremmo al day one una mod per ripristinare il doppiaggio originale. I dialoghi per la maggiore si arrendono purtroppo a uno stile narrativo moderno, che impone che tutti elaborino per filo e per segno cosa stanno pensando e cosa intendono dire. Molte frasi sono state quindi rimaneggiate per non lasciare spazio a dubbi. Stesso contenuto, più parole che non aggiungono granché. Sarà la nostalgia, ma le esclamazioni che rendono meglio sono quelle riprese pari pari dall’N64. Già più funzionali le nuove battute, sebbene avrei evitato quei battibecchi e quelle risposte sarcastiche di cui si abusa oggi per fare commedia. Star Fox non si è mai preso troppo sul serio, ma gradirei mantenesse un certo tono. 

Storia espansa e nuovo doppiaggio: cosa funziona e cosa convince meno

Qualche dubbio anche sulle interpretazioni. I protagonisti sono perfetti, non avrei saputo trovare voci migliori. Le comparse però non sembrano neanche provarci. Ad Andross avrei dato un taglio più “raffinato”, in linea con quello che traspare della sua nuova persona, visto che perde sonoramente il confronto con la sua vecchia iterazione, più roca e mostruosa. I suoi sottoposti invece non sbraitano come una volta, pare manco si rendano conto di star saltando in aria. Questo rovina i momenti “topici” del gioco, in genere al termine delle boss fight, scanditi da urla rabbiose ed esplosioni fragorose. La qualità media del pacchetto è eccelsa, ma i climax non hanno il medesimo impatto. Un esempio lampante è la conclusione di Macbeth, col treno che si schianta dentro la fabbrica, generando così tanto casino che il Nintendo 64 chiedeva pietà. Ora il macchinista si arrende a metà tragitto, c’è un chioppo solo, pure sciapo, e arrivederci. Sarà più pulito e verosimile, come preferite, ma difficilmente vi rimarrà impresso. 

Pad alla mano, ho già elucubrato abbastanza su quanto il restauro di Velan Studios non differisca molto dall’opera originale, in senso più che positivo. Da veterano di lunga data, che ci è praticamente cresciuto insieme, non posso che tesserne le lodi, e in giro trovate un sacco di video-saggi in grado di raccontarvi questo gioiello meglio di quanto potrei mai riuscirci io. Se però volete la versione corta, Star Fox (e quindi Star Fox 64, ma pure Star Fox 64 3D, limitazioni hardware permettendo) è un’esperienza arcade spettacolare e adrenalinica, una cavalcata trionfale senza attimi di tregua dall’inizio alla fine, impreziosita da una formula accessibile e dalle numerose sfaccettature, che muta e si espande assieme alle capacità del giocatore. Unico neo, introdotto purtroppo nel remake, sono delle indicazioni poco chiare quando si colpiscono i nemici più coriacei. Effetti sonori e/o visivi più eloquenti aiuterebbero, non bastano una manciata di scintille. 

La campagna è breve e facile, chiunque può arrivare ai titoli di coda in meno di un’ora, specie adesso con il nuovo livello di “difficoltà”, che la rende una vera passeggiata. Mollare tutto però dopo una singola run equivale a non aver visto nulla di quanto abbia da offrire il titolo, tra percorsi alternativi e record da frantumare. Ci sono un bel po’ di strategie per accumulare punti a iosa sui vari pianeti e nel corso dell’avventura, e imparare a metterle in pratica senza sfracellarsi è tanto appagante quanto coinvolgente. I più attempati apprezzeranno di poter salire di nuovo a bordo dell’Arwing e sfidare i propri limiti in un ambiente familiare e tirato a lucido per l’occasione (anche se mettere le mani su qualche location inedita non avrebbe stonato), gli altri, se ci prendono la mano, ne avranno per mesi. 

Per conquistare tutte le medaglie ci vogliono almeno sei tornate, il minimo sindacale se sapete muovervi in giro per Lylat. Dubito ci riuscirete al primo colpo, e comunque la rigiocabilità rimane alle stelle anche una volta centrato l’obiettivo. C’è poi la modalità Challenge, che vi consente di riaffrontare senza restrizioni i livelli incontrati in precedenza, proponendo inoltre per ognuno una dozzina di sfide che metteranno alla prova la vostra conoscenza dell’area. Una buona parte si completa da sola, ma alcune danno del filo da torcere. Portarle a termine sblocca una serie di documenti extra, che approfondiscono personaggi, luoghi e tecnologie. Non mi sarebbe dispiaciuto qualcosa di più “succoso” di un muro di testo, ma sono informazioni interessanti, che speriamo saranno sfruttate in futuro per un ipotetico sequel. 

Multiplayer online e co-op locale: fino a 8 giocatori, ma con qualche limite

Torna la componente multiplayer, ora online, che vede fino a otto giocatori, suddivisi in due squadre, contendersi il dominio dei cieli all’interno di tre mappe per altrettante modalità. I partecipanti possono contribuire al punteggio del team concentrandosi sull’obiettivo principale dello scenario, oppure abbattendo i membri dell’altra fazione e i loro caccia di supporto, tenendo d’occhio il radar in caso compaiano power-up e oggetti dagli effetti devastanti. È chiassoso e immediato, ottimo per un paio di partite rapide, ma c’è carenza di opzioni, varietà e un qualche sistema di progressione per stuzzicare i più competitivi. Un diversivo piacevole, ma non mi aspetto di trascorrerci su intere giornate. Gradita la presenza del GameShare, meno l’assenza dello split-screen, che non guasta mai e si poteva facilmente applicare qui. Nell’originale c’era, per quanto limitato. Per una botta di follia ci sono poi una modalità in prima persona, che utilizza i controlli in stile mouse dei Joy-Con 2, e la co-op locale, che scinde i ruoli di pilota e cannoniere, sulla scia di Star Fox Zero. Non sarà il modo migliore per giocare, ma potete farvi quattro risate, specie in compagnia dei più piccini. 

Sul versante tecnico, Star Fox è uno splendore, con modelli ricchi di dettagli, animazioni aggiornate di tutto rispetto e un’illuminazione che rafforza le classiche atmosfere senza snaturarle, dagli abissi oscuri di Aquas alle maree contaminate di Zoness. In movimento è davvero impressionante, non mostra mai alcuna esitazione ed è accompagnato da una colonna sonora dal piglio orchestrale che non ha nulla da invidiare agli iconici brani di Koji Kondo e Hajime Wakai. Peccato solo non poter alternare i remix alle vecchie glorie, avrebbe fatto molto piacere.