Radiolight: la recensione di un thriller surreale dalle tinte horror

Un thriller videoludico in cui le frequenze radio giocano un ruolo cruciale.

Radiolight è una di quelle produzioni indipendenti che ci proietta dinnanzi al soprannaturale, che ci fa vivere momenti in cui rimaniamo col fiato sospeso, in un'ansiosa attesa che ci porterà a scoprire i misteri della cittadina fittizia di Ashwood Creek, negli Stati Uniti. 
 
Siamo negli anni '80, nel 1985 per essere più precisi, un contesto storico perfetto per raccontare eventi che portano a delle inevitabili conseguenze: pensate a Stranger Things e a tutti gli eventi che si sono susseguiti a Hawkins... ma questa è un'altra storia. Torniamo a Radiolight, una sorta di walking simulator dai colori horror che ci ha fatto pensare a un mix tra Firewatch e Oxenfree: un vero e proprio racconto dark basato sull'esplorazione, sulla narrazione e con un comparto visivo tutto sommato interessante. 
 
L'aspetto forse più riuscito di quest'opera risiede nella sua natura così minimale, in uno stratagemma di gameplay in cui tutto ruoterà intorno a una radio (sì, quelle portatili degli anni '80) e un walkie-talkie. Questa è la dimostrazione che un videogioco non deve per forza essere animato da un gameplay frenetico in cui (letteralmente) affettare zombi o altri mostri famelici.
 
Tante idee, forse qualche piccolissimo inciampo, ma tutto sommato Radiolight racconta una storia dai tratti interessanti, lasciando aperta qualche porta su alcuni elementi della narrazione: che ci sia in programma un sequel?

 
Siamo esattamente nel 1985, nella suggestiva cittadina di Ashwood, luogo in cui avvengono dei misteri ancora irrisolti. Il nostro ruolo in questa storia è quello di un semplice agente di polizia di nome Ethan alle prese con uno strano caso di sparizione: a quanto pare, il quattordicenne Elliot Laire è scomparso il 30 agosto nella zona di Blackwood, ovvero nel cuore del Parco Nazionale.  E come se non bastasse, anche uno dei ranger della zona (Harvey Waters) ha fatto perdere le sue tracce. All'apparenza, sembrano essere "solo" delle indagini di routine ma, ben presto, saremo "scagliati" in un viaggio attraverso l'ignoto. Premesse da thriller del resto, in una formula che incrocia l'esplorazione alla ricerca di indizi utili a risolvere il caso.
 
Fin dai primi momenti di gioco, ci siamo ritrovati in un contesto che non mette in essere molti elementi di gameplay. Come agenti di polizia avremo a disposizione una ricetrasmittente portatile, probabilmente un'arma d'ordinanza (che non useremo mai, dato che non è prevista dal gioco) e una radiolina, una di quelle analogiche in cui bisogna trovare la frequenza giusta per ascoltare della buona musica.
 
Peccato che quest'ultima, presa da nostra figlia durante l'ultima conversazione, non ci servirà per rilassarci ma per intercettare alcune frequenze di carattere, come dire, paranormale. Ci troviamo dinnanzi a una sorta di "walking simulator" in cui poter interagire con il mondo circostante, ovvero: esaminare fotografie, leggere i rapporti dei ranger, trovare chiavi per sbloccare rifugi e scovare oggetti utili per proseguire la nostra missione (come tronchesine o nastri adesivi).
 
E anche se apparentemente saremo da soli, ci sarà Robert a darci man forte in questo mistero, a cui faremo rapporto tramite il walkie-talkie. Come agenti di polizia, condivideremo al nostro collega/amico i misteri che attanagliano questa (ex) ridente cittadina, trasmettendo più di qualche perplessità all'altro interlocutore. Ethan è un padre divorziato e, a seguito di alcuni eventi che vengono solo citati nel gioco, deve rigare dritto per mantenere l'affidamento della figlia.

 
Come dicevamo, quello che sembra essere un caso standard di ricerca, si trasforma in qualcosa di mistico, di surreale che lascerà il nostro poliziotto con il fiato sospeso. Infatti, come un buon thriller ci insegna, vedremo delle sagome sospette aggirarsi nel Parco Nazionale in una sorta di allucinazione quasi tangibile. Quella stranezza, quegli occhi addosso, si respirano in ogni momento di questa avventura: ci siamo ritrovati spesso vulnerabili e ci è capitato di saltare dalla sedia sentendo un pennuto gracchiare più del dovuto. 
 
E come si può combattere questa tensione? Quali sono le armi a disposizione di Ethan? Nessuna! O meglio, la sua radio. In Radiolight non ci sono cattivoni, ma ombre demoniache (mettiamola così) con tanto di corna. L'unica soluzione per sconfiggerle, almeno apparentemente, è quella di sintonizzarsi sulle loro frequenze: facendolo, i loro occhi diventeranno bianchi e le corna di spezzeranno. Un combattimento unico e originale, bisogna dirlo, che mette nel giocatore anche una buona dose di tensione: se non si farà in tempo a trovare la giusta frequenza, il demone ci risucchierà nel suo mondo e addio alla risoluzione del caso.

 
Quella che ci siamo trovati davanti è un'esperienza particolare, animata da un impianto grafico decisamente piacevole e dagli scorci convincenti. Certo, i pochi personaggi in "carne e ossa" che incontreremo nel nostro viaggio sono realizzati in modo un po' troppo stilizzato, e in un certo senso "cozzano" con lo stile generale della produzione. Anche l'impianto sonoro ci ha convinto, con echi boschivi di una fauna e flora che amplificano lo stato di ricerca solitaria del giocatore, senza contare i suoni gracchianti e ultraterreni che provengono da quella radio.
 
L'unione di due elementi portanti, ovvero del walkie-talkie e della "radiolina", rendono la narrativa scorrevole e abbastanza originale. Infatti, per tutte le 5 ore che occorrono per completare la storia non abbiamo mai avvertito momenti di frustrazione: la formula ci guida in modo molto conciso alla prossima destinazione, senza sbattimenti nel dover risolvere enigmi particolarmente complessi. 
 
Bisogna altresì affermare che il titolo lascia troppe questioni in sospeso, domande alle quali avremo avuto bisogno di risposte concrete. Il finale ci ha fatto pensare che forse lo sviluppatore abbia in programma un nuovo capitolo, ma è indubbio come un po' di amaro in bocca ci sia rimasto. E questo non è decisamente un male, anzi, anche nel cinema si utilizza questo escamotage per lasciare libera l'interpretazione dello spettatore. Però, capiteci, la sensazione è stata quella di non aver risolto completamente il caso: probabilmente lo scopo dello sviluppatore era proprio questo e lo rispettiamo in un certo senso.

 
Radiolight, anche se non presenta problemi tecnici di alcun tipo, ci proietta in uno scenario forse un po' spoglio di dettagli, in cui magari sarebbe stato più funzionale la presenza di maggiori punti di interesse, come edifici o altri rifugi. Bisogna però considerare che l'avventura si articola in un Parco Nazionale, quindi non ci si poteva aspettare dei veri e propri miracoli in tal senso.
 
Peccato per la mancata presenza della lingua italiana, ormai un fattore che affligge alcune delle produzioni più recenti (soprattutto quelle indie). Per chi non mastica perfettamente l'inglese, la fruizione di questo titolo non si rivela delle migliori e si possono perdere alcuni degli elementi chiave di una narrativa che già è enigmatica di suo.