Pariah

di Alessandro 'Alenet' Cossu
TERRA, FUTURO PROSSIMO, OGGI
StarTrekkiani cappelletti a parte, recentemente GameSurf ha messo le mani su una versione completa della nuova fatica targata Digital Extremes, con sommo gaudio. Frenare però gli entusiasmi pare nostro malgrado d'obbligo, perché se è vero come è vero che Pariah, in fase di anteprima, pareva essere il discendente diretto della stirpe Halo Unreal Tournament, è parso sfortunatamente palese che il gioco distribuito da Halifax non ha saputo sfruttare tutte le frecce al suo arco...ma come da consolidata tradizione, partiamo dall'inizio, che è sempre la cosa migliore. Jack Mason (il cui nome ricorda sinistramente una marca di whisky), è un buon medico. Laureato nelle migliori università terrestri, il simpatico dottore è stato ingaggiato da una non meglio specificata Compagnia per condurre in uno speciale laboratorio medico una fanciulla , tale Karina. La sventurata ragazza ha contratto un virus mutageno talmente violento da spingere i governi di tutto il globo a privarla di qualsiasi diritto civile e sbatterla senza mezzi termini in una stasi criogenica forzata, almeno fino a quando un vaccino stabile non riuscirà a contrastare il temibile morbo.


Ma la nostra amata Terra non ha solo questo virus, contro cui misurarsi : il pianeta intero è infatti sconvolto da terribili lotte intestine atte alla conquista globale, fra le autorità terrestri ed una amplissima fazione di mercenari, detti Scavengers, che intendono dominare il globo (e quando mai). Proprio un micidiale attacco di questi pirati spazzini, porterà la nostra nave a infrangersi nel bel mezzo di una foresta, grazie ad siluro bene assestato. Malconci ma ancora vivi, scopriremo con sorpresa che la nostra ospite, in seguito all'urto, si è svegliata dal suo sonno indotto e ci sta puntando un fucile d'assalto in mezzo agli occhi. Mentre stiamo dialogando amabilmente con lei, un furbo soldato di scorta, presente sulla nave, le spara alle spalle e, dato che siamo in traiettoria, con un colpo di fortuna degno di Paperino, un abbondante schizzo di sangue di Karina finisce sul nostro volto. Pochi secondi ed ecco che il nostro liquido ematico viene letteralmente avviluppato dalle spire del virus, che si insedia nelle nostre cellule (degno di nota il filmato che ci mostra una nostra vena ingrandita cento volte, con i globuli rossi che vengono assediati da piccoli vermi dai denti acuminati). A questo punto, entriamo in scena noi : malvisti dagli Scavengers, potenzialmente letali per tutto il mondo a causa del nostro stato infettivo, dovremo salvare la nostra pellaccia e quella di Karina, trovando una cura per il morbo e spedendo quanti più avversari all'altro mondo, prima di uno sconcertante scontro finale, del quale non anticipiamo nulla.

Tecnicamente, ci troviamo di fronte, senza dubbio alcuno, ad un prodotto che è qualcosa di più di un "semplice" porting dalla scatola nera di casa Microsoft (da cui nasce, quasi contemporaneamente); dal fronte visivo e su quello audio arrivano fin da subito segnali molto promettenti, segnali che, però, scemano rapidamente durante il prosieguo del gioco. I titoli citati qualche riga fa, Halo e UT, non sono stati chiamati a caso: il team di sviluppo di Pariah, ovvero i signori della Digital Extremes, sono gli stessi che hanno dato forma a Unreal Tournament e relative varianti, strizzando l'occhio a quel Master Chief che tanto hanno amato e amano i giocatori di mezzo mondo...forse anche oltre, a ben vedere. L'eredità dalla consolle si vede in primis nel sistema di salvataggio, fatto di relativamente sporadici checkpoint, ed un "save game" automatico ad ogni fine livello. Interrompere il gioco a nostro piacimento è quindi proibito, pena la perdita dei progressi ottenuti; se a questo aggiungiamo degli irritanti bachi nella gestione dei salvataggi stessi (accadrà spesso che alcuni checkpoint nello stesso livello verranno ignorati, costringendoci a ripetere da capo il percorso) il quadro, sotto questo aspetto, appare desolante. Anche il gameplay è quanto di meno vario si sia visto di recente. Chi ha accusato Doom 3 e relativa espansione di essere "blindato" in percorsi prestabiliti, non potrà non muovere le medesime obiezioni al titolo in esame, con l'aggravante di uno spettacolo visivo lontanissimo dalla produzione ID - ma comunque di buon livello.

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Il settore grafico, in effetti, mostra ambientazioni molto ampie, con un uso estremo delle migliori tecniche di Bump Mapping. Anche le esplosioni particellari, aiutate da effetti rudimentali di vertex shader, creano un quadretto tutto sommato accettabile, ma che lascia al giocatore la sensazione che, senza dubbio alcuno, si sarebbe potuto fare di più. L'engine che muove il tutto è, guarda caso, il blasonato Unreal Engine, tirato a lucido per l'occasione. L'ottimo livello di dettaglio degli interni, si sposa con texture ben realizzate, ma di poca varietà. Le locazioni esterne, con tutta la loro grandezza, si stringono in virtuali "corridoi" angusti e senza possibilità di deviazione. Corridoi senza porte ne muri, senza sbarre ne colonne, ma pur sempre corridoi nei quali ci muoveremo come topi in sia pur lussuoso labirinto. Da segnalare anche qualche effetto lens flare di buona qualità.
In Pariah, come in moltissimi FPS dell'ultimo periodo, fa la sua comparsa il versatile motore fisico Havok, il quale dona un tocco di coinvolgimento in più all'intera opera. Tuttavia, anche cotanta tecnologia, non riesce ad essere esente da difetti quali fenomeni estesi di compenetrazione (in qualche circostanza, si è costretti a riavviare il gioco) e qualche map fuori posto. Sul fronte audio, ci troviamo di fronte ad un doppiaggio in Italiano ben sincronizzato e realizzato con tutti i crismi, ma che in qualche circostanza assegna ai nostri interlocutori un tono di voce non in linea con la situazione che stiamo vivendo. Leggerissime sbavature che non intaccano, comunque, la buona visione d'insieme. Buone anche le musiche, sempre pronte a sottolineare i momenti di maggior tensione con ritmi rullanti; sul fronte dei sound fx, un plauso ai programmatori per l'intero comparto, davvero ben realizzato, soprattutto sulle armi.

Parlando quindi di armamento & nemici, il buon dottore avrà a disposizione sette strumenti di morte, tutti potenziabili grazie ad apposite reliquie sparse nelle mappe. Per esempio, il fucile d'assalto BullDog diverrà più capiente, il lanciagranate più dirompente e via così. Tutte le armi ci saranno utili per affondare i nostri avversari, dotati di una IA degna di un cannolo. Se è vero che in rare occasioni vedremo i nostri antagonisti tentare qualche basilare manovra di accerchiamento, è altrettanto vero che, specie nei primi due dei quattro livelli di difficoltà disponibili, questi furbacchioni tendono a essere un po' troppo statici, con grande gioia del nostro mirino. Una delle chicche che i programmatori, forse, non hanno saputo sfruttare al meglio, sono i mezzi messi a nostra disposizione. Guidare, ad esempio, la Jeep nei vari "canyon" disponibili è un autentico sollazzo per le dita sulla tastiera (di gran lunga preferibile al Joypad, rivelatosi troppo impreciso). Tuttavia, nessuno dei vari veicoli disponibili ha un valore effettivo nel gioco, almeno in singolo, se non quello di evitarci la noia di interminabili scarpinate nelle enormi mappe di gioco. Sul fronte multigiocatore, si segnala la presenza di numerose mappe giocabili in Internet e in Lan; di particolare interesse l'editor di livelli incluso nei dischi di installazione. Prima di infettarci con il commento finale, si ricorda che il titolo in esame è disponibile sugli scaffali mentre leggete queste righe e che, data la sua natura vagamente violenta e con un linguaggio a tratti leggermente scurrile, la fruibilità è sconsigliata al pubblico più giovane.

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