Nintendo Switch Sports Resort: Recensione del ritorno agonistico sull'isola di Wuhu
Nintendo Switch Sports Resort ha tante discipiline classiche e alcune inedite
Nintendo Switch Sports Resort arriva su Switch 2 con un obiettivo molto chiaro: recuperare quella combinazione di immediatezza, movimento e divertimento condiviso che aveva trasformato Wii Sports e soprattutto Wii Sports Resort in esperienze capaci di coinvolgere praticamente chiunque. Il ritorno sull’Isola di Wuhu è pura nostalgia, ma il vero scopo è quello di vedere se dal primo capitolo, passando a quello più recente apparso su Switch, ci sia ancora qualcosa da innovare. Il risultato è una raccolta costruita intorno a dodici discipline, alcune immediatamente riconoscibili e altre pensate appositamente per dare maggiore varietà all’esperienza: boxe, tennistavolo, tiro con l’arco, tennis, pallavolo, bowling, basket, golf e lotta di pollici costituiscono il cuore competitivo, mentre skateboard, moto d’acqua e idrovolante introducono attività maggiormente orientate allo svago e all’esplorazione. La struttura complessiva rimane comunque quella di una raccolta sportiva e non si trasforma in un vero open world: le varie attività vengono selezionate attraverso menu dedicati, mantenendo quell’immediatezza che da sempre rappresenta uno dei punti di forza della serie.
Nuovi controller e più divertimento
Il sistema di controllo è inevitabilmente il fulcro dell’intera esperienza e Nintendo sfrutta i Joy-Con 2 per conservare una relazione molto diretta tra il movimento eseguito dal giocatore e quello riprodotto sullo schermo. Racchette, mazze, archi e impugnature virtuali trasformano gesti facilmente comprensibili in azioni di gioco e rendono Nintendo Switch Sports Resort estremamente accessibile fin dai primi minuti. Accessibilità che, fortunatamente, non significa necessariamente superficialità. Le discipline meglio riuscite possiedono una curva di apprendimento ben percepibile, nella quale migliorare non significa semplicemente muovere il controller più velocemente, ma imparare a controllare forza, inclinazione, tempismo e precisione. È proprio in questi momenti che Sports Resort mostra il suo lato più convincente, perché riesce a creare un linguaggio comprensibile immediatamente senza togliere soddisfazione a chi desidera padroneggiarlo.
Il golf è probabilmente uno degli esempi migliori di questa filosofia. Lo swing deve essere calibrato con attenzione, bisogna valutare la traiettoria e imparare gradualmente a dosare il movimento, mentre sul green diventa fondamentale sviluppare una certa sensibilità nei colpi più delicati. Non basta quindi agitare il Joy-Con 2 davanti al televisore sperando nel risultato migliore: dopo alcune partite si comincia naturalmente a correggere il gesto e a comprendere quanto piccole variazioni possano produrre risultati differenti. È proprio questa progressione naturale a rendere soddisfacente una disciplina apparentemente semplicissima. Qualcosa di simile avviene nel tennistavolo, dove tempismo, direzione e capacità di imprimere effetto alla pallina trasformano gli scambi più avanzati in confronti sorprendentemente tecnici. Il gioco non pretende naturalmente di essere una simulazione, ma riesce comunque a dare al giocatore la sensazione (illusione?) che migliorare il proprio movimento produca un autentico miglioramento delle prestazioni.
Il tiro con l’arco recupera invece uno dei grandi classici della filosofia Resort e costruisce la propria efficacia sull’immediatezza della mira, aggiungendo la necessità di valutare le condizioni prima di scoccare la freccia. Il bowling rimane uno degli sport più universali dell’intera raccolta, immediatamente leggibile da chiunque abbia mai giocato a uno dei precedenti capitoli, ma dispone anche di varianti capaci di renderlo meno prevedibile, comprese corsie speciali caratterizzate da ostacoli e l'immancabile modalità con cento birilli. Il basket alterna la competizione tradizionale a prove dedicate ai tiri dalla distanza, mentre il tennis cerca un equilibrio tra immediatezza e controllo del colpo. La pallavolo continua invece a fare grande affidamento sul tempismo e sulla coordinazione delle diverse azioni, offrendo anche prove specifiche che interrompono il susseguirsi degli incontri tradizionali. Non tutte le discipline possiedono necessariamente la stessa profondità, ed è inevitabile che emergano preferenze personali piuttosto marcate, ma la varietà complessiva funziona perché ogni sport richiede almeno un cambio di mentalità e di gestualità.
La lotta di pollici è probabilmente la disciplina più curiosa del gruppo. La sua presenza chiarisce perfettamente quanto Nintendo Switch Sports Resort non voglia essere esclusivamente una raccolta di rappresentazioni virtuali degli sport tradizionali. C’è spazio anche per sfide volutamente leggere e quasi assurde, pensate soprattutto per scatenare la competizione sul divano. È una filosofia fondamentale per comprendere il gioco: Nintendo non cerca di costruire un’enciclopedia dello sport, ma un luogo virtuale nel quale attività estremamente differenti possano convivere mantenendo un unico obiettivo, quello di essere comprensibili nel giro di pochi istanti.
È però nelle tre attività ricreative che il concetto di Resort assume finalmente maggiore importanza. Skateboard, moto d’acqua e idrovolante permettono di vivere Wuhu con ritmi differenti rispetto alle competizioni tradizionali. Lo skateboard sfrutta anche i controlli stile mouse dei Joy-Con 2 e consente di attraversare l’isola, affrontare percorsi dedicati oppure muoversi con maggiore libertà; la moto d’acqua porta l'esplorazione sul mare e propone anche competizioni specifiche, mentre l’idrovolante permette di osservare Wuhu dall’alto e dedicarsi sia all’esplorazione sia ad attività alternative. Sono aggiunte importanti perché spezzano la struttura inevitabilmente frammentata di una raccolta sportiva. Passare da una partita competitiva a un giro dell’isola cambia completamente il ritmo e restituisce almeno parte di quella piacevole atmosfera vacanziera che aveva reso memorabile Wii Sports Resort.
Da soli o in compagnia?
Il multiplayer rimane infatti la vera anima dell'esperienza. Giocare insieme davanti allo stesso televisore continua ad avere un fascino particolare perché la semplicità delle regole permette di coinvolgere persone con livelli di esperienza completamente differenti. Il giocatore abituale può confrontarsi con qualcuno che utilizza raramente una console senza dover trascorrere mezz’ora a spiegare combinazioni di pulsanti o meccaniche complesse. Basta impugnare il Joy-Con 2, osservare rapidamente il movimento richiesto e iniziare. Questa accessibilità è una qualità che pochi giochi riescono ancora a offrire con la stessa naturalezza e rappresenta probabilmente il motivo principale per cui la formula Sports continua ad avere senso anche molti anni dopo l'esplosione del motion gaming.
La componente online amplia naturalmente questo concetto permettendo di affrontare altri giocatori quando non si ha qualcuno fisicamente accanto. Le diverse discipline supportano configurazioni multiplayer differenti e quelle maggiormente adatte alla competizione su larga scala riescono a trasformare l'immediatezza iniziale in qualcosa di molto più combattuto. La presenza della Pro League aggiunge inoltre una dimensione competitiva destinata a chi non vuole limitarsi alle partite occasionali. È proprio online che le differenze fra conoscere semplicemente le regole e avere realmente imparato una disciplina diventano maggiormente evidenti: il sistema rimane accessibile, ma avere esperienza nel controllo degli effetti, nella gestione del tempismo e nella precisione dei movimenti può fare una differenza enorme.
Nintendo ha inoltre cercato di dare maggiore attenzione a chi preferisce giocare da solo. Island Crown rappresenta uno degli elementi più interessanti sotto questo profilo, proponendo una progressione focalizzata sul single player nella quale è possibile affrontare campioni e avversari particolarmente capaci attraverso nove discipline, ottenendo ricompense e possibilità di personalizzazione durante la scalata. Non siamo davanti a una modalità storia nel senso tradizionale e Nintendo Switch Sports Resort non cerca improvvisamente di diventare un gioco sportivo narrativo, ma avere un obiettivo più strutturato migliora sensibilmente l’esperienza individuale. È importante soprattutto sul lungo periodo, quando la semplice selezione di uno sport e l'ennesimo incontro contro avversari controllati dal computer rischierebbero inevitabilmente di mostrare una certa ripetitività.
Anche la personalizzazione contribuisce a creare quella piccola gratificazione continua necessaria a sostenere la longevità. Non rappresenta naturalmente l'elemento centrale del titolo, ma rende più piacevole accumulare progressi e costruire gradualmente una propria identità all'interno del resort. Il ritorno dei Mii, inoltre, conserva quel legame con il passato che per molti giocatori rappresenterà inevitabilmente una componente importante dell'esperienza. La presenza di figure ormai associate alla storia stessa di Wii Sports aggiunge una nota nostalgica senza trasformare l'intera produzione in un esercizio rivolto unicamente a chi c'era quasi vent'anni fa.
Dal punto di vista tecnico e artistico, Nintendo continua a scegliere una direzione pulita, colorata ed estremamente leggibile. Il realismo non è l'obiettivo e sarebbe persino controproducente all'interno di una produzione di questo genere. Ciò che conta è distinguere immediatamente una pallina, una traiettoria, un ostacolo o il movimento dell'avversario, e in questo senso l'estetica della serie continua a funzionare. Wuhu possiede inoltre quella particolare capacità di apparire contemporaneamente artificiale e accogliente: non vuole imitare un vero resort turistico, ma costruire una versione idealizzata della vacanza nella quale campi sportivi, mare, percorsi e zone ricreative convivono senza preoccuparsi eccessivamente della plausibilità.
Ma funziona quindi proprio tutto?
Rimane qualche inevitabile discontinuità qualitativa. Una raccolta composta da dodici discipline tanto differenti difficilmente può mantenere lo stesso livello di profondità in ogni elemento e alcune attività riescono a sostenere decine di partite molto meglio di altre. Golf e tennistavolo, per esempio, possiedono caratteristiche capaci di premiare maggiormente l'apprendimento, mentre altre discipline puntano con maggiore decisione sulla gratificazione immediata o sul divertimento generato dalla presenza di altre persone. Le tre attività dedicate all'esplorazione svolgono invece una funzione differente e non devono essere valutate necessariamente attraverso gli stessi criteri delle discipline competitive. È questa diversità, nel bene e nel male, a definire l'intero pacchetto.
In realtà il vero difetto, se proprio lo dobbiamo cercare, sta più nella mancanza di una vera innovazione che si faccia sentire. Io e la mia ragazza siamo "veterani" del golf nella versione Switch, ma non sarebbe stato male vedere campi totalmente nuovi, non solo qualche piccola innovazione tecnica o magari gli stessi e molto di più. Il tennis ora ti fa sbagliare mandando fuori la palla, ma con una grinta in più poteva essere un gioco quasi a sé stante, come le gare in stile Wave Race su moto d'acqua. Anche il tiro con l'arco è pauroso quanto sia bello, ma super limitato nelle possibilità e potrei andare avanti con quasi tutto. Intendiamoci, è imprescindibile se avete Nintendo Switch 2 e vi piacciono i party game o anche giocare in solitaria, ma si poteva fare molto di più dato che la base era già pronta e particolarmente rodata. Speriamo arrivino dlc tematici e tanti contenuti extra.