Narin: The Orange Room: un horror soprannaturale con poco mordente - Recensione
Basteranno i corridoi di una scuola e dei ricordi angoscianti a far brillare questa produzione?
Affacciarsi al genere horror videoludico non è un'impresa semplicissima e basta un semplice errore per generare un vero e proprio disastro ludico. E, genericamente parlando, le atmosfere di costante tensione (in cui emerge anche la paura e la vulnerabilità del giocatore) dovrebbero fondersi con le meccaniche di esplorazione al fine di creare un'esperienza pressocché appagante. Tra le tante opere che provano a deliziare gli "aficionados" del genere si erge Narin: The Orange Room, un titolo ambientato all'interno di un edificio scolastico pregno di forze soprannaturali e segreti da scoprire.
Prima di scendere nei dettagli, lasciateci dire che Narin: The Orange Room, nonostante delle premesse interessanti e un contesto ispirato seppur già visto, non è riuscito a trasmetterci pienamente quel senso di inquietudine che aveva promesso, aggrappandosi a degli elementi di gameplay fin troppo datati e ripetitivi. La storia sembra funzionare abbastanza bene e, per certi versi, riesce anche a intrattenere (a patto che si conosca bene l'inglese): per il resto, questo horror in terza persona non è riuscito a convincerci pienamente.
Un mondo misterioso e una sorella scomparsa
Siamo in una scuola, una di quelle di stampo orientale con banchi perfettamente ordinati e una grossa lavagna che scandisce ogni singola lezione. Indosseremo i panni di Narin, una studentessa del primo anno che si risveglierà in un'aula completamente desolata nelle ore che precedono la notte, ovvero al crepuscolo. Colpita da una luce soffusa di colore arancione, Narin si addentra (suo malgrado) in una strana dimensione che la lascia esterrefatta: e la questione si infittisce quando ipotizza che la sorella potrebbe trovarsi nella Dimensione del Crepuscolo. E ora, Narin vorrà fare i conti con questo strano mondo parallelo, caratterizzato da inquietanti presenze che si aggirano nei corridoi illuminati da una luce arancione e dei sinistri fiori con gli occhi che sembrano osservarla più del dovuto.
Un incipit nobile, non c'è che dire, una missione faccia a faccia con il terrore al fine di trovare la sorella e investigare sulla sparizione dei ragazzi che si sono addentrati in questa versione alternativa della scuola. E se da un lato i temi affrontati si rivelano maturi e ci fanno riflettere su problemi che attanagliano soprattutto i giovani (tra cui il bullismo), dall'altro questo survival horror si scontra con dei limiti tecnici da non lasciare indifferente il giocatore.
Partiamo dal principio: Narin: The Orange Room è un survival horror con visuale in terza persona in cui saremo chiamati a esplorare una scuola marcescente e scoprirne i suoi inquietanti segreti. La nostra protagonista potrà dunque correre, accucciarsi per passare sotto banchi o aperture improvvisate, e muoversi con passo silenzioso per non farsi scorgere da fantasmi o altre inquietanti presenze. Ed essere furtivi sarà importantissimo per la maggior parte dell'esperienza, poiché se verremo visti gironzolare con fare sereno, le sentinelle cercheranno di farci la pelle inseguendoci come se non ci fosse un domani.
Ma qui entra anche in campo un'intelligenza dei cattivoni non proprio brillante: basterà semplicemente abbassarsi sotto un tavolo o nascondersi all'interno di un armadietto per far demordere l'entità e liberarsene velocemente. La tensione, o almeno per quel che ci riguarda, non l'abbiamo mai sentita realmente: il tutto ci è sembrato molto meccanico e i pericoli si possono eludere sempre nello stesso modo. Dal canto suo, Narin può anche tirare delle lattine per far cadere delle chiavi poste troppo in alto oppure usarle per attivare degli interruttori: quest'ultimi creano un fascio di luce elettrica che farà chiudere degli inquietanti fiori rossi posti sul terreno, anche perché finendoci con i piedi sopra sarà come gridare al mondo "Game Over".
Nelle prime battute del gioco, e dopo aver fatto conoscenza di un bizzarro gatto parlante, ci muniremo di una particolare lanterna che avrà un duplice scopo: eliminare (almeno provvisoriamente) delle strane radici poste per ostruirci i vari passaggi e illuminare il cammino lungo i vari corridoi della scuola. Il gameplay, senza troppi giri di parole, ci è sembrato fin troppo ripetitivo e particolarmente frustrante.
Una frustrazione non dovuta a una spiccata difficoltà, bensì a delle meccaniche ancorate a qualche generazione fa che rendono le varie sezioni rigide, fin troppo per un survival horror che vuole far vivere un'esperienza pressocché angosciante. Tuttavia, bisogna affermare che Narin: The Orange Room, almeno nella seconda metà di gioco, riesce a garantire degli enigmi abbastanza appaganti. In questo caso, bisognerà raccogliere svariati oggetti chiave per proseguire nelle stanze adiacenti, un po' sulla falsariga di qualsiasi Resident Evil.
Tanti errori e uno stile non proprio da survival horror
Narin: The Orange Room prova un espediente assai interessante che, in altre circostanze, poteva anche rivelarsi vincente: creare un mondo di gioco angosciante con una grafica 3D in stile anime, una scelta stilistica che avremmo gradito maggiormente se fosse stata implementata al meglio. C'è anche da considerare che i vari avversari, seppur dotati di diversi occhi e dalle forme non proprio aggraziate, non riescono per niente a incutere paura nel giocatore: pensate che, una volta che saremo stati scoperti, lo schermo diventerà nero e ci ritroveremo al precedente checkpoint. Un'animazione, un grido, uno jump scare, qualsiasi espediente poteva essere usato per coinvolgerci maggiormente.
Graficamente parlando non è il massimo, considerando che durante i dialoghi Narin ha un aspetto più soft e che si scontra con il modello poligonale di gioco. In altre parole, l'art design non coincide con le texture di gioco, rendendo il tutto non bellissimo da vedere. Il sonoro risulta discreto, con tonalità musicali che forse sorreggono quelle 5/6 ore che occorreranno per arrivare ai titoli di coda. Non ve lo nascondiamo, sebbene la storia abbia dalla sua degli spunti interessanti, non vedevamo l'ora di arrivare ai titoli di coda e chiudere questo capitolo. Siamo troppo "brutali"? Forse, ma ci teniamo a essere onesti e a raccontarvi quello su cui ci si scontra giocando con Narin.
Il vero problema di Narin: The Orange Room è dato dalla mancanza della paura stessa, di quella sensazione di sentirsi braccati entrando in un luogo ostile con entità pronte a farci la pelle. Il mondo di gioco è spoglio e poco ispirato: non basta una scuola abbandonata e qualche enigma per rendere un videogioco godibile e adatto a tutti gli appassionati del genere horror.